Thursday, 23 January 2014

Spunti per racconti, personaggi, lacrime

C'e' evidentemente qualcosa di autobiografico in ognuna delle idee che mi illudo di creare dal  nulla, e che invece so intimamente non essere che giustapposizioni di elementi collezionati nel tempo, e che piu' che un genio e' il caso tenere assieme.


Non c'e' mai fusione, tant'e' vero che in un secondo tempo le identiche unita' si sparpagliano di nuovo, ed ancora tornano ad assimilarsi ad una trama sensata o almeno allegorica.

Stamattina mi sono svegliato molestato da un fastidiosissimo mal di testa.

Nulla di serio: una delle mie solite emicranie d'inverno ... e devo dire che ultimamente, forse anche grazie agli accorgimenti che prendo per la notte, non sono tormentato da questo malessere quanto lo sono stato per anni.

Vuoi anche per la stanchezza accumulata nelle ultime settimane, le prime dell'anno e tuttavia gia' intense a sufficienza per sfiancare le risorse limitate di un mingherlino, ho associato il male, transitorio, sopportabile, risibile per certi versi, ad alcuni giramenti, ai consueti disturbi del sonno.

Ho quindi ingigantito il tutto, e non ero piu' io, ma una creatura a me affine ed inesistente quella cui attribuivo senza pena un futuro terribile.

Ridestatosi indolenzito e tuttavia allegro, quel misero lieto d'avere un motivo per due chiacchiere prendeva allora il telefono, e chiamava casa, a migliaia di chilometri, nell'Europa della lentezza di genitori che invecchiano in solitudine.

Rispondeva il padre, medico.

E da un distanza spazio-temporale che rendeva ormai vana ogni possibilita' di intervento, questi si sentiva elencare, con la superficialita' di chi e' gia' obnubilato e come inebriato da un buon umore benigno, i sintomi evidentissimi di un tumore al cervello.

Ho visto quell'uomo impallidire.


L'ho sentita pronunciare troppo spesso da mio padre.
Non era una condanna, era cronaca.

Cronaca nera.
'Non arriva a Natale'.
'E' questione di pochi giorni'.
'Speriamo solo muoia presto'.

Da medico, da operatore sanitario in contatto con migliaia di malati, si finisce inevitabilmente per attribuire un valore solo meccanico ad una vita: cosi' una persona diventa un corpo, e l'anima nulla di diverso dal respiro che etimologicamente ne e' radice.

La si deve ai vivi una certa freddezza: per soccorrere un malato e' necessaria quella lucidita' di cui il dolore fa razzia feroce.

Ma non esistono camici bianchi, se e' tuo figlio a morire.

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