Wednesday, 29 January 2014

Scriverti


E' evidente che quando decido di scriverti non e' certo per mandarti una lista dei miei spostamenti, aggiornarti sulla salute, chiedere consiglio per una questione di lavoro, domandarti come sia l'inverno laggiu', lamentarmi di un risultato sportivo.

E' cosi' vago questo verbo, ed impreciso, disposto a lasciarsi interpretare, quando usato disgiunto dal termine 'tu'.

Scrivere ... scrivere e' un'azione meccanica, ma scriverti ... scriverti e' una cosa solamente.

Richiede carta e penna, o strumenti analoghi: tastiere, dischi rigidi, inchiostro, tessuti.

Io mi illudo di incidere nel tuo cuore, e nella mente, cio' che non posso imprimere nel ricordo.

Questo e' scriverti.

E' esplorare il mondo inesistente ed illimitato dell'immaginazione.
E' fecondarlo, attendere piu' o meno pazientemente, a volte senza neppure accorgersene, altrimenti piangendo, e coglierne i frutti, e porgerteli.

Ormai da tempo non credo piu' in un numero di situazioni e possibilita'.

Per alcune di queste illusioni tanto a lungo aspirate provo addirittura il fastidio che si nutre nei confronti della stupidita' - della propria.

Li censuro, e confino a me la vergogna, evitando la pontificazione, accettando la stupidita' degli altri come una potenziale risorsa.

Altre visioni, tuttavia, mi sono ancora care, come puo' esserlo un'intuizione umanissima che una fede ormai svaporata ha concesso, definitivamente, ad un uomo ora ateo ed indifferente.

Resta qualcosa del suo senso di bellezza, dell'eleganza, nell'iperuranio ove perfino l'esistente impacciato, impedito, goffo, trova quiete.

Cosi' oggi io incontrandoti oscillerei tra due poli distanti e per versi in contrasto, desiderio della carne e curiosita'dell'intelletto.

Quel che una volta univa, benche' in modo irregolare, le estremita' del tuo spettro oggi non esiste piu', e tuttavia franando, dissolvendosi, ha lasciato testimonianza di se' in leggende folli e tuttavia gia' mito.

Oggi e' successa una cosa assolutamente straordinaria.

Ho ritrovato, ad un seminario, una delle donne piu' interessanti che abbia mai incontrato.

Dall'America, dove l'ho conosciuta la prima volta, e dove l'ho lasciata temendo di non vederla mai piu', il caso, la professione, l'ha traslata qui, nella mia citta'.

Le ho scritto.

Dubito che rispondera' - una mia amica mi ha spiegato che anche nelle minime corrispondenze io sono intenso, spesso oltre il limite tollerabile - e tuttavia resta intatta la mia tranquillita'.

E' altrove il mio centro.
E non e' dove l'avrei creduto.

 Non so ancora capacitarmi di quel che e' successo, di quel che mi hai fatto.

2 comments:

  1. E alla fine "le donne" vengono a te... ciao amico mio lontano :)

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    1. Per prendermi a MAZZATE :D

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