Friday, 10 January 2014

Pensieri, ricordi


E' sera quando entro in uno dei caffe' piu' alla moda del centro.

Alle pareti foto di artisti, scrittori, musicisti che prima del successo qui sono passati da semplici ospiti, da apprendisti, da sfaccendati alla ricerca di un riparo dalla pioggia e dal vento.

Non una delle immagini li ritrae nel momento della loro incertezza.


Nei sorrisi di circostanza come nelle espressioni meditabonde, perfino un cruccio appesantito da rughe profonde mi pare fasullo se imposto dalla presenza di una macchina fotografica, c'e' abbondanza solo del presente, della fama, dell'autografo.

Credo fermamente che l'opulenza ed il successo non necessariamente giungano a privare l'uomo della sua arte, egualmente autentica quando pura o perversa, istintiva o dotta, e tuttavia sono persuaso dall'esperienza che siano pochissimi gli individui in grado di coesistere alla presenza di un occhio curioso, ingombrante, fondamentalmente banale.

### ha rafforzato in me queste convinzioni: i fraintendimenti colossali dei suoi scritti, ridotti a collezioni di aneddotica da lettori ghiotti solo di espedienti e cronache, io non avrei saputo contrastare se non rifugiandomi in una ingannevole forma di ipocrisia.

...

Nel corso degli anni qui ho portato amici, parenti, donne, eppure ogni volta mi sembra di tornarci da solo.

Dev'essere cosi' perche' - in virtu' di non so quale maledetto attributo della mia testa - fondamentalmente io so avere memoria soprattutto dei pensieri, e meno delle altre forme di contatto che possono stabilirsi da esseri umani.

Proprio per questo io sento eccezionali gli individui di cui ho vivo ricordo: sono stati compagni di qualcosa che non ha avuto un corrispettivo tangibile, le gite in moto, le serate al cinema, le danze tra le lenzuola, intenso quanto l'analogo impalpabile dell'immaginazione, etereo delle speculazioni, anodino dei sogni.

La cameriera, una bella ragazza spagnola sui trent'anni, mi chiede di ripetere i dettagli dell'ordinazione, e per una volta sono sicuro che la colpa non sia del mio inglese, ancora un po' zoppicante, ma capace di formulare concetti tanto elementari.

E' naturale affiancare ad una sconosciuta dalla pelle ambrata, traslata dall'Eldorado perduto di Spagna alle fredde e ricche terre del Nord, un'amica che costruisce lontano da casa, dagli affetti piu' cari, il suo futuro.

E' talmente naturale che vi penso, e sedimenta dentro un misto di amarezza, speranza, calore.

Chiedo come si possa prenotare un tavolo per Domenica.

Ho in agenda un appuntamento con ###, e pensavamo proprio di passare un po' di tempo in questa Tea Room, dalle cui finestre si gode il paesaggio spettrale, gotico, lugubre di un vecchio cimitero infestato da spiriti inquieti.

All'uscita mi attende il blu della notte.

Mi lascio alla spalle il centro, festante e gia' allegro, e mi rannicchio tra le lapidi scure del cimitero, immerso in un silenzio solo sfiorato dal palpitare delle strade lontane, dal mormorare delle comitive in cerca di un pub o un ristorante a buon mercato.

Carezzo le squame pietrificate di creature mostruose, ricalco le orme di cortei funebri estinti, riscrivo con le dita i nomi di illustri concittadini ormai polvere.

Da quell'avamposto del nulla la citta' mediovale e' splendida, remota, speculare a frammenti dei primi ricordi fantastici del me bambino.

I palazzi antichi, ancora piu' neri della notte, vibrano di cuori ardenti, e le mille finestre dorate o rossastre favoleggiano di grotte accoglienti, calde, dove ritrovare un volto che si e' ormai abbandonato alle fragili cure del sogno, la serenita' di un passato al quale non ci sentiamo adeguati, il ristoro di un buon pasto.

Si alza un vento gelido, ed io sono al limitare del parco.

Le emozioni mi assediano talmente violente da essere in conflitto tra loro: si radunano attorno a me, alcune da me invocate, altre emerse di loro volonta', le presenze delle persone che amo, di chi in questo momento sento vicino.

Per ognuno ho parole, e sono ansioso di tornare a casa per scriverne almeno una piccola parte.

Il babbo, per troppi anni costretto dalla sua professione ad avere dimestichezza soprattutto con un vocabolario tecnico, a volte spietato, gravato di termini capaci di recidere impersonalmente le tenere carni del cuore, conserva intatto lo stupore del bimbo.

Il suo affetto per me e' perfino commovente.

Quando condivide con altri le sue impressioni circa questa citta', la citta' dove vive il suo figlio fragile, e' dolcemente ripetitivo: 'e' bellissima', dice, e lascia che sia l'espressione del volto sorridente e meravigliato a qualificare parole tanto semplici.

Ci sono imbecilli, mediocri, pezzenti che ne deridono i facili entusiasmi.

Mia madre mi ha raccontato, rammaricata, di certe piccole cattiverie, di sgarbi oscenamente offensivi e mascherati da risatine distensive.

Quando possibile, ed in queste vacanze ne ho avuto opportunita', penso io a mettere in ridicolo questi cretini, andando a pescare i termini piu' aulici e sofisticati per rappresentare le atmosfere della mia citta', in modo da zittirli, umiliarli, annientarli.

Ricordo o faccio presente loro che la conoscenza in senso lato non si esaurisce alla prescrizione di una rivista per donnette, alla stipulazione di un pacchetto tutto compreso, ne' tantomento nei consigli di una guida turistica, ma pretende l'esperienze varie di una vita non necessariamente lieta.

Cosi' facendo li privo del blasone ambitissimo di intenditori della vita e del mondo, degradandoli a superficiali pedanti da quattro soldi.

E tuttavia il mio babbo ha ragione: questa citta' e' semplicemente bellissima.

Stasera gli ho telefonato - non lo faccio mai di Venerdi, ed infatti era sorpreso, come impreparato.

Ho bandito ogni forma, abrogato la minima concessione al virtuosismo, e gli ho detto semplicemente 'Babbo, hai proprio ragione tu: era da due settimane che mancavo, ed ora che sono tornato mi rendo conto che ### e' proprio bellissima!'.
 La sua reazione lascio che sia tu ad immaginarla.

4 comments:

  1. Stupende post. sono commossa! Sei molto amato Gio, non dimenticare.
    Bravo, un po' di sana umiliazione ci vuole. Si deve provare per credere. Lo faccio anch'io, spesso nel virtuale....forse a volte sbaglio la mira! :(
    Il tuo babbo è meraviglioso, ma lo sai già.
    Buon fine settimana.
    Bacio

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    1. Lo so bene, mia cara Silvi: sono amato.
      E so anche che quella bestia del mio babbo e' meraviglioso :D

      A presto

      Gio

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  2. Il tuo bel scrivere mi rasserena. La città nella foto è magnifica e la conosco bene.
    Ma come mi piacerebbe conoscerla meglio!
    Città ideale per far pace con la vita e dimenticare per un po' i propri inferni.
    Per ogni lacrima un sorriso e per ogni inferno un paradiso.
    Così lontana da questa Napoli assurda e disgraziata.
    Saluti a te ed a cui ti vuole bene.

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    1. Non potendo scegliere una foto della 'mia' citta' ho deciso per questa, dove sono stato una volta sola, e dove stanno ancora miei ricordi.

      Per Napoli ho sofferto molto, ed ogni volta che ne leggo notizie tragiche o assurde penso che in un'altro mondo la stessa citta' e' ancora la meta di artisti, poeti, sognatori.

      Oggi, invece, e' un incubo.

      Ciao Gianni!

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