Tuesday, 14 January 2014

Parole non mie

 Stasera lascio che siano parole non mie a parlarti di me, di noi.

Sono parole sgrammaticate e prive di punteggiatura.
Sono parole di mia sorella.


Mi ha scritto stasera, chiedendo, anzi, pretendendo che le raccontassi una storia.

Le ho mandato allora uno dei miei ultimi pensieri, quello in cui parlo della citta', del nostro babbo.

Cosi' risponde:
Si continuava a dirmelo. . Felice d commosso. .che tenerezza. .era stupito e contento della tua chiamata e di quello che gli hai detto. Io li distruggo quei cretini..il suo entusiasmo è puro e unico. È così bello che tu li accolga li.ieri lo diceva alla zia "il Gio è il figlio con cui stiamo di piu" .notte gio. Grazie per la favola magistrale

Noi siamo fatti cosi'.

Identici, per certi versi, ai bambini che per mille altri aspetti non ricordiamo neppure.

Ma non e' il titolo, l'abitudine, il luogo a definirti quanto lo sono l'infanzia, i suoi ricordi, e quegli insegnamenti che hanno sedimentato al punto da divenire parte di noi.

Ed ancora piu' nel profondo e' determinante la figura immensa del nostro babbo, forte, burbero, buono, giusto, ed ora che perfino lui conosce forme di debolezza, ed i dubbi non sono piu' molla di alte speculazioni ma motivo di piccole paure, torna come l'onda a smuoverci l'anima l'affetto intatto e puro di quegli anni lontani.

2 comments:

  1. Mi propongo (per l'ennesima volta) come figlia adottiva. Ho sentito il calore che circola in quella casa (oltre al tepore del camino favoloso)...

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