Thursday, 9 January 2014

Diotima?




Io non so cosa accada di preciso nei brevi attimi che ci introducono al sonno.

Certamente ne ho una qualche forma di coscienza: sfumano la memoria, la concentrazione, i sensi ... l'ultima parte di me vigile, o forse una sua contraffazione, ne percepisce la rapida evaporazione, la rarefazione progressiva.

Non trattengo idee che per brevissimi istanti, un calore soffuso si spande da capo a piedi, le parole non conoscono contrasto, ma scivolano perfettamente l'une accanto alle altre a formare un continuo morbido, malleabile, perfettamente aderente a cio' che in quell'attimo mi appare idea formidabile.

Che sia lo spirito critico ad arretrare per primo, a lasciarsi inghiottire dalla nebbia del sonno, o invece una qualche forma di prudenza tutelatrice e dunque capace di occultare il vero, io lo ignoro, ma ogni volta godo di prodigiose intuizioni, gioisco di una capacita' sorprendente, e compongo melodie dalle quali mi lascio collocare in una dimensione aliena, alta, pura, forse eterna.

Ieri, ad esempio, dialogavo con Diotima, ma non d'amore, e' da talmente tanti anni che non ne provo che forse non saprei neppure riconoscerlo, ma d'amicizia, il demone temibile che spesso anima i miei pensieri.

Amicizia ...

La naturalezza con la quale un collega mi lascia intendere che per un ricercatore non esistono confini, e che in Europa, in Asia, in America sono centinaia i progetti cui possiamo tutti contribuire, la mia stessa consapevolezza in merito alla duttilita' della scienza allargano a dismisura gli orizzonti cui presto mi rivolgero'.

Ma l'umanita' ...

L'umanita' dell'altro, la materia che ci sostiene davvero e' lenta, vaga, imprevedibile, empirica quando la si tenta di teorizzare, refrattaria a classificazioni se ci si ostina ad analizzarla, ma egualmente prossima alla logica, per chi ne sa individuare gli assiomi personali.

Riconosco senza difficolta' il ragazzo, l'uomo che sono stato 10, 5 anni fa, che pure mai avrebbero atteso di divenire chi sono oggi.

La mia miseria, fecondata dall'eccezionalita' di pochi individui, le persone che ho amato, i miei rivali piu' puri, e' cresciuta a dismisura ma in contraddizione alle premesse.

Se escludo la morte, termine che presto o tardi rendera' ovvia ogni previsione, azzardo fin d'ora che ancora per un po' questa deformita', la difformita' dal modello, dalla definizione di malato, cronico, fragile, flebile, ora piu' evidente di quella del corpo, continuera' ad ingrossarsi, a  schiacciarmi sotto un peso e responsabilita' cui forse non so corrispondere.

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