Thursday, 30 January 2014

Coincidenze

Le coincidenze, amica mia!
Ti ricordi?

Forse te ne ho parlato: circa 3 anni fa sono stato negli States, per sostenere una job-interview presso il dipartimento di matematica dell'Universita' di Stanford.

Come sia andata lo puoi facilmente immaginare: dopo qualche settimana, ai tempi Obama stava tagliando di qua e di la nel tentativo di rimettere in senso le finanze, ricevetti un'e-mail di ringraziamenti e tanti auguri.

"Dear Gio I am sorry to inform you ..."

Mi dissero, in buona sostanza, che per motivi di fondi e conti in rosso la posizione era stata chiusa in modo inatteso, e che almeno per un paio d'anni non ci sarebbero state possibilita'.

Cosi' sfumo' per me la possibilita' di trasferirmi laggiu'.

Probabilmente il loro rifiuto formalmente corretto e neutro nascondeva, in una formula gentile, un giudizio negativo, ma anche incorporando nel novero delle possibilita' questa condizione non riesco a trovare disdicevole un fallimento a tale livello.

Mesi piu' tardi, mi ero gia' trasferito nello UK, proprio qui a ###, durante una conferenza incontrai una matematica ungherese che lavorava proprio in quel remoto dipartimento di Stanford.

Non ebbi modo di conoscerla ne' durante la mia esperienza in California ne' nei giorni della conferenza - scambiammo giusto 4 chiacchiere e le scrissi una e-mail cui non segui' mai risposta - e tuttavia mi incuriosi' molto, per motivi laterali alla sua bellezza.
Tornando a casa sotto una pioggia che trovavo per la prima volta sfiancante e fredda, un pomeriggio pensavo malinconicamente al fatto che non l'avrei mai piu' vista, e che di fatto non l'avevo mai conosciuta.
Torniamo al presente, alla mia attivita' di ricercatore modesta e tuttavia vivace, ricca com'e' di opportunita' di incontro e contatto.

Ieri pomeriggio, ad esempio, sono stato ad un talk al dipartimento di Matematica.

Una noia mortale ... hai presente?
Era il caso di uno di quei talk che ti impongono, gia' entro i primi 10 minuto, di scavare vie di fuga, ad esempio prendendo nota di pensieri sfuggenti, o guardandoti attorno.
Ho notato una donna, subito alla mia destra.
Le somigliava ...

Alla fine ho visto che si metteva del collirio in un occhio, e ho pensato che quello poteva essere un punto di contatto.
Profittando del brusio del 'rompete le righe' mi sono avvicinato a lei.

Le ho chiesto se portasse lenti, e incamminandoci lungo il corridoio abbiamo discusso un attimo di frizione, lacrime, stropicciamenti oculari.
In tanti anni ho imparato a non fidarmi dei miei occhi: c'era un po' di oriente nel suo accento, ma le probabilita' erano cosi' remote ...

Insomma, non le ho chiesto 'were you at Stanford?'.

Tornato in ufficio l'ho cercata giusto per capriccio sul sito di quella pensavo fosse la sua Universita', e poi, senza alcuna ragione, su quello del nostro dipartimento ...
Che sorpresa!
Lei e' qui.
Ora so che quella matematica in effetti da qualche mese e' qui a ### ...
Non sono sicuro al 100% - e qui ti faro' ridere - che sia la stessa con la quale ho discusso alla fine del talk, e comunque le ho scritto una lettera di benvenuto (che mi fara' apparire abbastanza delirante, nel caso a leggerla sia una donna diversa da quella con la quale ho parlato).
Probabilmente non rispondera' neppure questa volta - e dopotutto la capisco.

Tante esperienze, amica mia, mi hanno insegnato che nell'intangibile c'e' di che nutrire l'anima, e che un'anima capiente puo' infondere al corpo forza e vitalita'.
Credo di aver beneficiato enormemente dallo studio dell'essere umano, ma l'apprendimento e' stato lungo, per certi versi controrio alle leggi di natura.

Ho sempre sospettato di apparire all'occhio delle donne che incontravo, e con le quali volevo stringere un rapporto intenso, come un lascivo e patetico seduttore.

Mentre non ricuso nessuna forma possibile di interazione, ho certezze piu' che
fede in un completamento dell'esperienze possibili che contempla intrecci ulteriori dalle consuete interazioni tra sessi.

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