Monday, 29 April 2013

Introduzione ad un sogno



Ieri sera, sul tardi, ho affidato alle premure dell'acqua calda il compito di prendersi cura di me.

Stanco per una giornata pigra ma fastidiosa ho indugiato a lungo nella vasca, e alla pulizia del corpo cercavo di accostare una detersione puntiforme della mente.

Sunday, 28 April 2013

Una domenica

Ancora e' iniziato tutto nel cuore della notte.

Chiudo il cancello, e senza voltarmi esco dal giardino dei nonni.

Saturday, 27 April 2013

Cronaca

I miei giorni spesso iniziano di notte, quando la stanchezza accumulata ha vinto le resistenze del corpo, ma non estinto del tutto la vivacita' della mente.

I miei giorni spesso iniziano nel sogno.

Friday, 26 April 2013

Pensieri: sensi, intelletto, istinto

Sono cambiati i sogni.

L'inerzia, che spesso e' un tentativo piu' che un'abbandono, una costruzione di morte apparente perche' non mi punga la certezza di sprecare una vita, cioe' l'unica, non ha contagiato la dimensione onirica, che segue e si adatta alle circostanze con una precisione ed una duttilita' che forse mancano al temperamento, alla strategia, al desiderio.

Wednesday, 24 April 2013

Pensieri



Ieri ho pensato di nuovo ad Ulisse.

Mi accompagnava, era una strana visione, d'altro canto per immedesimarsi in un individuo forse mai esistivo, e che la storia al limite assegna ad un'epoca tanto remota dalla nostra, e' necessario una sforzo non indifferente, una riflessione amara di Philippe Daverio circa il 'viaggio'.



Nella nostra epoca, era questa la malinconica, greve lamentazione, non e' piu' possibile viaggiare, ma solo spostarsi.

L'incognite del viaggio, che per secoli hanno messo in pericolo ed esaltato viandanti, vagabondi, avventurieri, oggi sono ridimensionate, e neppure l'imprudenza puo' davvero introdurci ai misteri che per secoli si sono tramandati di padre in figlio circa la volubilita' delle correnti marine e dei venti, i linguaggi incomprensibili, la parola 'barbaro' non e' che onomatopea di un suono inintelleggibile , degli abitanti di paesi lontani, la geografia di continenti trascinati dalle placche tettoniche ai confini del mondo.

Ieri mi domandavo se Ulisse, stanco della monotonia di Itaca, sarebbe mai stato capace di riguadagnare le spiagge dell'isola di Calipso, o di addrentrarsi di nuovo nella selva di Circe, o penetrare, per prendersene gioco una volta di piu', nella spelonca di Polifemo.

Non mi sono accontentato di rammaricarmi in silenzio di una perdita ormai definitiva, e cosi' sono riuscito a trovare una condizione, una metafora, una forzatura del buon senso nella quale e' ancora preservata, forse addirittura arricchita, l'esperienza completa, incerta, imprevedibile del viaggio.

Se tu sei la mia meta, Alessandra, io non sono diverso da Ulisse.

(chiedo perdono per l'inconsistenza e la confusione dei miei pensieri: spero di aver lasciato alla spalle oggi pomeriggio questo periodo di follia).

Monday, 22 April 2013

La piu' carina

La piu' carina e' piccoletta, ha i capelli rossi e sorride sempre.

Non e' vistosa, e nella sua uniforme che lascia scoperti giusto gli avambracci chissa' a quanti passa inosservata.

Io e' da mesi che la cerco.

Capita da queste parti ogni tanto, credo sia una studentessa che lavora al bar per tirar su qualche sterlina, ed ogni volta e' una gioia per gli occhi ed il cuore.

L'ultima volta che l'ho vista, pochi giorni fa, nello svolgimento meticoloso di un pomeriggio d'inferno, le ho chiesto una limonata.

Nel porgermi il bicchiere si e' alzata sulle punte.

Poi, per una frazione di secondo, mentre il tallone riguadagnava contatto con il pavimento ed il suo corpicino, ruotando lievemente all'indietro, si allontanava da me, il seno poggiava sul balcone, si sollevava appena, gonfiava la camicetta e si mostrava morbido, caldo, accogliente, da baciare, carezzare, stringere al petto.

Avrei voluto dirle 'passo a prenderti alle sette, bellezza mia'.

Saturday, 20 April 2013

Oltre

Se c'e' una cosa di cui questa terra non difetta sono i muri.

Muri, cancelli, siepi, lunghe trame di filo spinato ... qui nel Regno Unito trovi abbondanza di tutto cio' che e' stato inventato per dividere, separare, nascondere.

La violenza e' strisciante ed occulta, incorniciata in gerarchie e ragionate regole di commercio.

Non mi piego all'ipocrisia, e mi rifiuto di aggiungere a questo elenco termini sui quali sarebbe piu' facile trovarsi d'accordo, come 'proteggere', 'tutelare', 'conservare', che decido di riservare ad altri metodi, a diverse pratiche capaci si' di garantire il diritto alla proprieta' privata ma non a costo di infrangere ogni traccia di uguaglianza e equilibrio, affermando, sancendo per legge differenze abissali tra esseri umani.

Sono spessi e solidi come l'egoismo e la prepotenza umana, i muri quassu'.

(nella foto, per errore, c'e' finito pure un mio dito).

Per fortuna con il passare dei secoli, ed il ridimensionarsi del potere della nobilta', alcune pretese insensate, alcune di queste barriere sono state crepate, si sono aperti varchi ... ed oggi e' possibile trovare, nel folto del bosco, una parete scavata dalla curiosita' e dalla legge che ci vuole tutti identici.

Comunque sia, qui la rivoluzione non si e' compiuta, e si deve pagare una sterlina per entrare nella riserva del Duca.

Oggi ho vissuto cinque minuti buoni di ansia, sai?

Mi sono avventurato, ancora una volta, affidandomi solo al senso dell'orientamento, e avervi coniugato l'indicazione di una graziosa ragazza a cavallo non ha aiutato, se e' vero che nel giro di pochi minuti mi sono ritrovato a camminare lungo un sentierino stretto, a ridosso del fiume.

Ho continuato anche quando il sentiero, da regolare, piano, compatto, si e' fatto prima macchia fangosa, poi erba appena calpestata, ed infine indistinguibile linea, solo immaginata, solo geodesica tra il mio punto ed una destinazione momentanea, a me prossima.

Avanzavo facendomi strada tra rami secchi, radice sporgenti, cespugli spinosi.

Mi sono arrampicato, ad un certo punto, per riguadagnare un'orizzonte piu' vasto, e farmi un'idea di dove fossi finito.

Del filo metallico, elettrificato, e un muggire sommesso mi hanno levato in un solo istante ogni dubbio: avevo raggiunto il perimetro di un allevamento, dove beatamente, stravaccati nell'erba, e' il caso di dirlo, se ne stavano dei grossi bovini pezzati.

Non sapendo che fare, preferendo evitare di dover tornare sui miei passi, ho continuato a seguire un lato del recinto per un centinaio di metri.

Non pensavo a niente di quel che mi era intorno, e forse, chissa', mi sono perso alcuni messaggi preliminari di quei bestioni.

E' stato quasi all'improvviso che mi sono reso conto che tutti i capi, una decina, si erano spostati, e mi seguivano da vicino.

Ad un tratto, e precisamente quando ho iniziato ad aver coscienza piena della situazione, una bestia, la piu' grossa, ha cominciato a smaniare.

Ha muggito, questa volta piu' forte, e quindi perfino abbozzato una carica, alzando bene il groppone dandosi slancio con gli arti inferiori, e facendo battere gli zoccoli duri a terra, come per intendere che dopo avermi fatto volare per aria mi avrebbe calpestato.

Ok, che si fa adesso?

Risposta ovvia: ritirata totale ed immediata, ma purtroppo non agevole, visto che per forze di cose non ho potuto semplicemente tornare sui miei passi, che' ormai i bovini non sopportavano la mia presenza, indipendentemente dal fatto che mi stavo ora allontanando.

Sono sceso di filato, benche' gia' stanco e un po' dolorante, fino al greto del fiume, e ho perfino carezzato l'ipotesi, folle, di guadarlo, che' la prospettiva, poi rivelatasi fondata, di dovere, necessariamente, a causa della vegetazione e della pendenza, tornare a incrociare lo sguardo di quel bullo mi metteva addosso una certa inquietudine.

Alla fine tutto si e' risolto con tanta fatica e un po' di mal di schiena.

Friday, 19 April 2013

Protesi ortopediche per alberelli


Protesi ortopediche per alberelli zoppi.

Senza accorgermene, mentre scivolavo da un sentiero improvvisato, lubrico, ripido, insidioso, ho urtato questo alberello, gia' zoppo, gia' piegato e mezzo marcito.

Ne ho sentito un grido di dolore, lo strappo delle ultime fibre rimaste intatte, alla pressione della mia invadenza di uomo.

Per un attimo ho creduto fosse gia' morto da tempo, ma vedere le prime gemme, spuntate come perfette e delicate anche su quella creaturina malconcia, mi ha trafitto il cuore, mi sono sentito colpevole.

Ho cercato li appresso delle grucce, le ho sistemate li, tra il terriccio e il tronco.

Domani ti parlero' di donne, tette e altezza ideale di un bancone di bar.

Thursday, 18 April 2013

Rivivere

Rivivere un'attesa dimenticata da anni.
Sentire ancora quel che non esistera' mai piu', ovvero l'ansia, e le risate, ed i motteggi amichevoli ...

Mi arrendo all'evidenza: il mio inconscio davvero mi supera in creativita' e talento.

Wednesday, 17 April 2013

Alessandra

Ho camminato piu' a lungo del solito, complicando la linea retta che unisce l'ufficio e la fermata dell'autobus, facendone un lungo zigo-zago, ed ero indispettito e triste.

Qualche accidente cammuffato da progetto edilizio ha falciato alcuni splendidi alberi che fino a pochi giorni fa, e per anni, accompagnavano le meditazioni degli studenti, rasserenando l'umore dei malinconici, e sussurrando al furore del vento la forma esatta di mille emozioni.

Tuesday, 16 April 2013

Insubodinazione

Insubordinazione.

E' tutto in questa parola, che non e' affatto equivalente a ribellione, rivolta, protesta.

L'insubordinazione e' un reato militare.

Solo un soldato puo' macchiarsi di questo capo d'imputazione che i pezzi grossi dello stato maggiore chiamano delitto.

L'aderenza incondizionata agli ordini non smosse Von Paulus dalla sua folle cittadella fortificata, dove il Terzo Reich conobbe il gelo che l'avrebbe annientato.

Dopotutto e' bene che sia un reato, l'insubordinazione.

Perche' smettendo la divisa non si abbandona l'indole marziale, ne' si dimenticano le tecniche di combattimento, ne' si consegnano armi e munizioni.

Sunday, 14 April 2013

La citta'

Oggi la citta' e' febbricitante.

E' tiepida l'aria, eppure sono convinto di aver visto anche stamattina fiocchi di neve.


Il vento, che soffia furibondo, e strappa grossi rami dai pini del viale, li porta da chissa' dove.

Immagino, in alta atmosfera, la compenetrazione violenta di flussi d'aria calda e fredda, ed il moto vorticoso di una particella sperduta, e la sublimazione, e il condensarsi, di ghiaccio e vapore.

Brucia la gola, e i brividi che contraggono la pelle sono equivalenti alle vibrazioni del tessuto della citta' sferzata in tutta la sua estensione dalla violenza del vento.

Le pareti verticali dei palazzi, le superfici levigate delle strade, le fronde degli alberi, i fili d'erba dei grandi prati ... tutto sembra partecipare ai sussulti dell'animo mio.

E' stato un fine settimana orribile: ho lavorato moltissimo, ed i prossimi giorni saranno pesanti, e forse scalfiranno quello che sembrava una piccola oasi di tranquillita'.

Cosi', proprio cosi' godo allora pienamente dell'eccezionale inospitalita' di questo feudo delle forza di natura, non ancora assoggettato alle comodita', all'ordine, alla monotonia dell'indolenza umana.

Dentro ho lo stesso vortice che e' in cielo.

Quando qui vuole pungere, punge il freddo.
E l'urlo di un gabbiano ti puo' svegliare nel cuore della notte, e non sei mai solo, che' sussurrano, e gracchiano, e spifferano gli spiriti del tempo.

Adesso chiudo gli occhi e dormo.

Saturday, 13 April 2013

Simulazione


Sono stato proprio male, e per dei motivi tuttavia non propriamente di salute.

C'e' il malessere fisico, certo, che si trascina dall'inverno.
Ci sono stati un paio di brutte notizie sul lavoro, una cui dovro' cercare di rimediare senza perdere la faccia, una di cui non sono responsabile, e che tuttavia mi pesa.
Ci sono ricordi di lutti - emotivi - recenti.


Date queste premesse, quando e' arrivato il capogiro, quando ho sentito il cervello farsi fluido, e premere sulla pareti frontali, parietali ed occipitali con foga mai esperita prima, quando l'ho sentito pulsare appena sopra la cavita' nasale, quando ho barcollato ... non ho creduto davvero di essere in pericolo.

Non posso morire certo per qualcosa di cosi' minuscolo, e d'altra parte un'intuizione di come si presenteranno gli ultimi istanti, lo studio della malattia me ne ha dato un'immagine, io l'ho.

Pero' sono stato proprio male.

Ho sudato, mi si e' appannata la vista, ed infine mi sono abbandonato alle premure del letto.

In questa simulazione, in questo disagio improvviso, ho pensato, ed ero lieto, sereno.

Mi consolano la magnamita' di spirito che ho conservato, il ricordo delle avventure vissute in una stanza vuota, affidandomi solo a me stesso.

A chi mi ha fatto soffrire per amore, per amore di un altro intendo, non ho smesso un istante di augurare ogni bene.

Non ho mai fatto del male di proposito.

Ma c'e' di piu', ed e' la convinzione di aver votato la mia vita alla scoperta, se non alla pratica, del piacere.

Mi sono dedicato alla perversione, quasi sempre.

E' stato lo studio della scienza, piu' delle suggestioni temibili della poesia, a convincermi.

Senza aderire a perversioni non si puo' capire e godere di quasi nulla, in fisica.

Meccanica quantistica, relativita', l'alta matematica in se' stessa ...abbandonando gli strumenti d'analisi banale del vero, l'idea di un rigido universo cartesiano, il dogma della continuita', la fede in postulati contratti, io le ho carezzate.

Da intruso, ne sono diventato parte.

Cosi' ho capito che senza aderire a perversioni, senza andare contro natura, non si puo' capire e godere di quasi nulla, nella vita.

Friday, 12 April 2013

Oggi e' uno di quei giorni


Oggi e' uno di quei giorni in cui potrebbe capitare di tutto.
Morire, ad esempio.

(Scopri la vanita' del tutto toccando la tua. Cosi' si muore).

(niente propositi suicidi, don't worry).

Strano ragionamento del venerdi

Stavo pensando all'insieme degli insiemi con un numero pari di elementi.

Un simile insieme appartiene a se' stesso o no?

Direi di si, se ha un minimo di forza di volonta'.

Infatti se ha un numero pari di elementi, ovviamente appartiene a se' stesso.

Ma se non ha un numero pari di elementi ... beh, vuol dire che ne ha un numero dispari, ma dunque questo significa che se appartenesse a se' stesso ne avrebbe di pari.

Quindi, caro mio, dipende tutto da te.

Adesso vado a drogarmi.

Thursday, 11 April 2013

Io lo so

Io lo so cosa vuol dire essere amati.

Lo so perche' sono stato male, e per questo sono stato amato di piu'.
Sono stato amato cosi' tanto che ancora oggi, e nonostante tutto, ho impressi i caratteri, e colgo le sfumature, e riconosco perfino un batter di ciglia dell'amore.


Adesso prendo una tachipirina e mi infilo sotto le coperte.

La borsa dell'acqua calda mi terra' compagnia anche stanotte, e speriamo che il sonno smaltisca l'indolenzimento delle ossa, e che i brividi le coperte possano smorzare completamente.

Mi e' tornato alla mente il babbo.

Avevo forse 14 anni, e mi ero appena risvegliato da un grosso intervento alla spina dorsale, uno di quelli cui deve seguire per qualche giorno un'alimentazione moderata, un nutrimento insipido, fatto di glucosate iniettate in vena e poltiglie cremose.

Oppure, chissa', forse era il giorno precedente l'intervento, ed allora semplicemente mi avevano messo a digiuno.

Era arrivato la sera, dopo la sua lunga e faticosa giornata di lavoro, il babbo.

La mamma aveva preparato un 'paninozzo', prosciutto cotto, formaggio, una fogliolina d'insalata, e da qualche parte ci sara' stato anche un bicchiere di carta colorato del rosso scuro del vino.


E' buono, il mio babbo.


Dovrei aggiungere descrizioni dettagliate di alcuni episodi delle nostre vite per privare quell'aggettivo semplice e quasi banale, 'buono', di ogni possibile dote ingannevole e riduttiva, di ogni residuo di giudizio sommario che finirebbe per essere in smaccata contraddizione con altre sue qualita', quali la forza, il coraggio, la furia.

Di questi attributi, che convivono, alternandosi, sovrapponendosi, combattendosi a volte, in lui, ora non riesco a dirti, e forse non sapro' mai articolare parola.

Invecchia, il mio babbo, ed e' tremendo, e tuttavia la sua fragilita', che intuisco, si aggiunge a tutto il resto, e mi rincuora, e sento che averlo amato per tutta la mia esistenza e' stata, ed e', una delle cose piu' belle ch'io sia mai riuscito a vivere.

Approfittando della presenza del babbo la mamma era uscita, forse per fumarsi una sigaretta.

Brontolava lo stomaco di entrambi, ma lui non osava mangiare in mia presenza.

Glielo chiesi io.

Quando la mamma rientro', ci vide.

Io lo guardavo attentamente addentare compiaciuto la deliziosa rosetta, e mi inebriavo al profumo del prosciutto, e lo scricchiolio della crosta masticata era musica celestiale per le orecchie.

Lo rimprovero', la mamma.

'Ma come, mangi davanti al Gio, che e' affamato poverino?'.

Le dissi che ero stato io ad insistere.

Mamma, non capisci?

Per me vedere il babbo contento, divorare un paninozzo e' uno dei grandi piaceri della vita, semplice, puro, necessario, era, ed e', la felicita'.

So cosa vuol dire essere amati.
So cosa vuol dire amare.

Cronaca

Poggio questa riflessione forse su di un fraintendimento, un'ennesimo incerto, maper una volta e' un dono, della miopia.

Lascia che ti confidi una cosa: a me della realta' interessa ormai poco.
Non mi relaziono ad essa.
Di una larga parte, posso gia' dire che non esiste.

Io ti vedo.

Le parole, perfino le piu' sentite, quelle ancora capaci di farci battere il cuore o vibrare i nervi, sono flatus vocis che si infrange sul granito della realta' dei gesti, delle convenienze.

Eppure la malinconia interiore, ancora l'accresce  questa insistita, follemente usitata esposizione, distilla dal dolore i pigmenti cerei che soli possono tradurre in immagini decifrabili le vaghe intuizioni della mente, i sussulti confusi dell'animo.

In quest'abisso d'incubo nel quale non so se sono precipitato, io vedo.

Io ti vedo.

Wednesday, 10 April 2013

Improbabile


Stamattina mi sono alzato presto, almeno relativamente ai miei standard di dormiglione cronico, insonne e viziosissimo.

Oh, amore mio, quando saremo in due in questo letto avro' ancora piu' ragioni, e santissime, per ritardare ogni giorno il ruvido contatto con i vestiti, rimandare l'attimo in cui l'aderenza appicciosa della suola gommosa sul piede soffoca la pelle delicata, ed tutelarci dall'asprezza dell'aria tagliente del mattino.



Giocheremo, vero?

Va bene: se proprio insisti ti scopero' a dovere, in tutte le posizioni che vuoi, ma almeno concedimi di tanto in tanto il gioco, i bacini, le fusa da gattina, e tutti quei gesti buffi che non si possono equivocare, che' sono propri esclusivamente dell'amore.

Torniamo alla realta', che oggi e' meglio ...

Avevo in programma di incontrare una giovane ricercatrice tedesca, Monica, che l'ipotesi di una collaborazione, vagheggiata e caldeggiata da un suo collega che conosce i nostri lavori piu' recenti, ha spinto fin quassu'.

Assonnato e lievemente infreddolito, anche stanotte siamo arrivati a sfiorare lo zero e tu, assai colpevolmente, non eri qui a scaldarmi, stavo salendo le scale che dall'atrio accompagnano al primo piano, quando un 'Hi Giovanni' proveniente dal basso, dai divani all'ingresso, mi ha colto di sprovvista.

Mi giro.

Una ragazza.
Carina, bruna, dai tratti delicati e gentili.
La pelle olivastra dice 'madre ispanica'.
Mai vista prima.

'Hi' rispondo stupito.
Un attimo di silenzio, quello che concedo al prossimo per dire 'Oh, sorry ... you're not the Giovanni I thought'.
Nulla - come al solito per altro.
'Do I know you?' le chiedo infine, non sapendo come altrimenti dissimulare la mia sorpresa, ma al contempo non derogando ai principi dell'educazione e dell'accoglienza.

Avresti dovuto vedere il suo viso, sorpreso, allegro, rincuorato dalla mia improbabile semplicita'.

'Yes, of course! We were together in ###, don't you remember?'.

E' vero, eravamo assieme a ###, ma i miei occhi non se ne sono mai resi conto.
 (e' perche' non vedo che te ... amore mio <3 br="">

Improbabile semplicita' ... quella insomma che non ti aspetti in un tizio solitario, arcigno, dedito allo studio dell'algebra e dell'equazioni d'onda e che non tuttavia non pensa che alla donne.

L'infinita stupidita' umana

Sono disposto ad accettare l'omerta'.

Non tutti si puo' essere eroi: adeguo la stima che ho di me stesso a quest'amara verita' cui cedo, e non sono ipocrita al punto da pretendere da altri un'audacia, una probita', una tenacia che sono incapace di intraprendere, sostenere, servire fino in fondo.

Non transigo su altro: l'umanita', ad esempio, e l'intelligenza.

Tuesday, 9 April 2013

A volte


A volte la camera si riempie di note.
Quasi sempre quando scrivo.

Piu' spesso, negli ultimi mesi, e' il Jazz a tenermi compagnia, soprattutto be-bop: Art Blakey, Coltrane, Davis, Parker ... sono meno impegnativi o invadenti di Bach, Mozart, Schubert, Mahler, e quindi benvenuti ora che sono irrequieto.



Meno invadenti, lo ribadisco, benche' la loro musica suggerisca, a volte addirittura componga, le parole che leggi, esercitando su di me una sorta di ipnosi che allontana dalla mente le questioni del lavoro, le preoccupazioni pratiche, e catalizzando, e determinando una fermentazione dei nervi, delle membra, del cuore, mi penetra al punto da divenire da me indistinguibile.

E' cosi': il Jazz, in virtu' della sua apparente semplicita', manca l'apparato maestoso della classica, l'ardore erotico o bellicoso del rock, familiarizza, carezza, spoglia ... e poi, una volta in contatto con la materia grigia, ne stimola un'attivita' altrimenti sconosciuta eppure naturale, serena, rassegnata ma appagante.


Lo so: puro non senso.

Suona uno stereo mingherlino, preso per poche sterline ad una svendita di liquidazione totale.


Qui si guadagna poco, o piuttosto la vita e' tremendamente cara, ma non e' per mancanza di sostanze che non mi decido a costruire un impianto decente: credo piuttosto che per clausura nella quale mi sono calato stonerebbe un eccesso, una concessione frivola e forse menzognera.

Non mi sono stancato ancora di questo retrogusto amaro, che mi tiene vigile, capace di cogliere le sfumature della mia vita di individuo.

Questo e' un'altro aspetto di superlativa presunzione: temo perfino il potere abbacinante dell'arte, la portata persuasiva delle comodita' non necessarie.

Io desidero una vita unica, diversa da tutte le altre.

Continuo ad elaborare fonti e metodi che siano solo miei, o nostri, ed inseguo combinazioni ancora capaci di sorprendermi, o di sorprenderci, poiche' non collaudate, abusate, stinte.

(continua ...)

Rottura, sogno, natura


Da bimbo ero piuttosto intelligente.

In eta' prescolare mi dilettavo in calcoli matematici che intrattenevano amici e parenti, ho la spudoratezza di dirti che ricordo ancora l'istante in cui, parcheggiati nella scalcinatissima Panda 30 di mamma, mia sorella mi insegno' le prime addizioni, e ancora oggi, incontrando profughi del tempo, vecchi preti o antiche conoscenze, c'e' chi rivive quel passato remoto di curiosita' vivacissima e paroloni inconsueti per un piccoletto.

Monday, 8 April 2013

Sogno, realta'

Ancora e' tornato il sogno a suggerirmi un'interpretazione ulteriore della realta'.

Traslato dal giorno, dove un eccesso di rumore ed un oceano di ipocrisie l'occultano all'analisi attenta dei sensi, il flebile lamento, e cosi' la preghiera sommessa, e cosi' l'astio sottile, le vicende fantastiche della dimensione onirica fanno emergere, discriminando, accrescendo a dismisura.

Ma Ludovico!

Spunti per racconti, ovvero come movimentare una mattinata noiosa.

Ludovico e' un figlio perfetto: studioso, serio, non perde tempo dietro le ragazze, e questo nonostante sia carino, giovane, di buonissima famiglia.

Sunday, 7 April 2013

Bighellonare

Di ritorno da un pomeriggio di lavoro, indispettito per il freddo, che del cuscinetto di un ieri pomeriggio quasi tiepido ha fatto un ennesimo trampolino per aggredirmi il capo, ho bighellonato un po' per i quartieri residenziali.


Canzoni Italiane

Tra le cose che il randagismo mi restituisce elaborate, certamente piu' dense e sentite, commentate come sono da una malinconia non tanto crepuscolare ma di struggente e pur necessaria distanza, vi sono le 'canzoni italiane'.

Pomeriggio di lavoro, in compagnia di:


Rino Gaetano, uno dei primi 'sforzi' della mia vita. Io, il nobile, il superbo, l'aulico (cosi' mi desideravo) non era insensibile al borgataro, alle sue parole semplici e dirette come i cazzotti che non ho mai preso. Didascalico.

Si cantava senza capire, ma le mutande blu erano leggendarie ai miei tempi!

Ennio Morricone, Mina ... basta, no?

Lei e' intoccabile. Immensa Mia!

Una creatura distante e tuttavia presente.

Se non ti agiti ascoltandola temo che tu non abbia anima.

Alice, la piu' bella di tutte. Ero un bimbo quando me ne sono innamorato, e non ho smesso di cercarla. Oh, gia', c'era anche il buon Franco :D

Saturday, 6 April 2013

Oggi


Non si confonde ancora al colore delle foglioline novelle, quasi invisibili ai miei occhi, il verde vivo, brillante e uniforme, umido e spugnoso al tatto, dei muschi.

Di nuovo ho voluto penetrare il folto del bosco, allontanandomi subito dal sentiero, aggrappandomi a radici sporgenti e spuntoni di roccia per arrampicarmi o scivolare.

Delle impronte che ho lasciato nella terra umida sono testimonianza le scarpe, tutte sporche di fango, e se le mani non sono state graffiate da foglie taglienti d'agrifoglio, da spine di rovi selvatici, dal ruvido di una corteccia stretta con forza nell'attimo in cui ho perduto l'equilibrio, e' perche' il freddo le ha costrette anche oggi in morbidi guanti imbottiti.

Bellezza erano gli occhietti vispi di un pettirosso, sorpreso appollaiato su un ramoscello, e lo sbattere delle sue ali spaventate, ed il salire verso il cielo di un canto che ho conosciuto da bimbo.

Ancora, era accostare l'aria, fredda, si, ma non piu' gelata in questa giornata di sole, alla neve bianchissima, che ancora ricopre le vette dei monti lontani, da una cornice d'alberi e colline indovinati insospitali e superbi.


Ho camminato, atteso, cercato in una conca che la citta' tacesse.

Dentro adesso bruciano le articolazioni, le giunture protestano per quest'ennesima prova che ho loro imposto, e stanotte non sara' lieto il sonno, e piu' del solito dovro' rigirarmi nel letto, per ingannare il dolore.

Non mi importa.


Ho visto molto altro, e come sempre impuntito le suggestioni dei sensi e le architetture dell'immaginazione.

Un albero piegato a terra ... l'incavo, li dove un tempo affondavano le radici, e' ora una nicchia, ed io vi scopro un nido per gli animali del bosco, un rifugio donato dalla violenza, dall'impeto, alla fragilita', alla tenerezza.

Ragazze carine ne ho viste un paio, nel lungo viaggio in autobus che mi riportava in citta'.

Una, in particolare, aveva una frangetta serica e bruna proprio come la tua, Valentina.

Ho pensato, guarda un po', che i 45 minuti di tragitto, se tu fossi stata li con me, non sarebbero stati che una preparazione, un lento introdursi nei tuoi pensieri, una lotta intima per tenere a bada l'istinto, ma anche la sua forma educata, la venerazione di te, e cosi' sentirli, sentirti crescere dentro di me.


Vorrei dirti di piu'.

Di un vecchio padre, gia' brizzolato e dalla pelle arrossata dagli anni, un uomo di mezza eta', vestito di una tutaccia e una felpa da adolescente, che spinge come un forsennato, di corsa credi a me, una sedia a rotelle, e del sorriso spastico di labbra posate graziosamente sul corpo irrigidito e piegato di un figlio tetraplegico.

Non potevano che essere un padre ed un figlio, poiche' l'amore, che vale piu' dell'anagrafe, era quello.

Non dico altro.

Lascio che sia tu ad immaginare.

Friday, 5 April 2013

Russell, Pirandello, le parole

S'aggirano come spettri, nella millenaria storia dell'uomo, le scoperte sconvenienti, scandalose, spudorate.

La prima di cui io abbia notizia e' quella di Ippaso di Mateponto, un aritmogeometra che, contravvenendo alle severissime regole della propria scuola, divulgo' non semplicemente dei risultati, si sarebbero dovuti comunque tenere segreti, ma tra questi propri i pochi che intimamente dimostravano l'infondatezza dell'ipotesi basilare della dottrina pitagorica.

Io voglio conoscerti.

 
 
Io voglio conoscerti.

Pensavo alle minime possibilita' di incontro, se fosse stata una circostanza non mediata dall'intimita' autentica ad averci avvicinati.

Ma aver scambiato la posizione dei termini di questo algoritmo bizzarro che e' alla base della reciproca conoscenza non preclude un risultato tangibile, o almeno profondo di 'noi'.

La fretta, quella davvero e' cattiva consigliera, ma sono ancora peggiori un eccesso di prudenza, una cautela emancipata al punto da divenire presto o tardi indifferenza.

Capisco forse il timore viscerale, una forma di alta timidezza, ma non si impara a volare se non lasciandosi cadere.

Thursday, 4 April 2013

εὐδαιμονία

Ho voluto scavare nei miei ricordi di liceale.

Alla fine l'ho ritrovata, la parola che contiene il destino di alcuni, certamente il tuo.

εὐδαιμονία (traslitterato: eudaimonia)

(etimologia un po' approssimativa: "star insieme a un buon (εὐ) demone (δαιμονία)").

 (torno al lavoro, tornero' a riflettere poi, quando saranno lontani i numeri, e ti diro' del mio demone, e del tuo).

Wednesday, 3 April 2013

Pensavo


Pensavo tante cose (prima di conoscerti).

Che sarebbe stato un corpo a sedurmi.
Lineamenti ad innamorarmi.
Un odore a ricordarmi, a ricondurmi, ad ossessionarmi.

Pensavo che al tuo sesso avrei consacrato le mie autentiche risorse d'uomo.

Mi sbagliavo.

C'e' una nudita' ulteriore, un'aderenza piu' perfetta di quella che e' offerta dall'unione della carne e del sale.

Ti denudi con un gesto, un fraintendibilissimo cenno d'intesa, anticipandomi, lasciandomi una volta di piu' senza parole.
Questi prodigi sottili, questo confondersi di causa e fine, questo sentimento nuovo ... io li ho scoperti in te.

Non smetto



Non smetto quasi mai di essere analitico, ma dove non puo' spingersi la ragione con i suoi mezzi un po' cinici ed affilati, capaci di sezionare, rivoltare, e ricomporre meticolosamente, e' la poetica ad aiutarmi ad interpretare la realta'.

Allora, naturalmente, perdo in risoluzione, barcollo, smarrisco la proprieta' fondamentale del metodo scientifico, la riproducibilita', ma a volte guadagno in rapidita', e realizzo quello che, con un termine non esattamente reso in italiano, gli anglosassoni chiamano 'insight'.

Violenza, paura, amore, attrazione fisica ... sono questi i fattori che esautorano la razionalita' di ogni potere, ed affidano ai sensi, ed ad una natura ancestrale e nascosta, il mio destino.

Quando la violenza turbatrice dell'emozioni si placa, e sedimentano in forma di ricordo le emozioni vissute, torna ad amministrare i suoi beni la mente acuminata ed indispettita.

Mi tortura allora, ed io qui io vedo davvero una forma di ritorsione di una creatura troppo arrogante e viziata per accettare di essere seconda.

Evoca la solita, dettagliatissima lunga catena di protasi e apodosi, ed io, incapace di sciogliermi da un giogo cui mi affido troppo spesso, in preda ad una furia che non si immagina in questo corpicino aguzzo e fragile, torno ad attendere una nuova visione.

La musica, l'arte in genere, la lettura contagiosa, l'adrenalina di una serpentina d'asfalto divorata in fretta ... funzionano, ma non sono che succedanei.

Succedanei di quel qualcosa che sei tu. (continua ...)

Tuesday, 2 April 2013

Stasera ...


Rimando ancora le dotte, o presunte tali, disquisizioni su Pirandello e Russell, ed il tempo, paziente costruttore, elaborera' meglio cio' che ora e' troppo confuso, vuoi per la stanchezza, vuoi per l'assurdita', perfino per me.

Monday, 1 April 2013

Uno strano ragionamento


Ti avrei voluto raccontare, stasera, di uno strano ragionamento, che mette assieme Russell e Pirandello, ma la giornata e' stata lunga, infruttuosa, lenta, ed io sono stanco, e la mente sta cercando da ore di interpretare certi risultati, e vorrei essere ancora in ufficio, per controllare gli ultimi conti, cercare un argomento geometrico in mio favore, mettere in atto un'analisi statistica per confortare il poco che ho a disposizione.