Monday, 9 December 2013

Pensieri sul tempo e le discontinuita'



Un giorno ho smesso di vedere Silvia.

Me ne sono ricordato lo stesso, per anni, per anni ho continuato ad amarla follemente.

Perfino oggi, oggi che entrambi abbiamo vite nostre e disgiunte, separate da migliaia di chilometri e da anni di vuoto, sono certo che un incontro con lei non sarebbe di sostanza malleabile, di quelle che coi riflessi pronti si possono plasmare in ipocrita buon umore o in piatta indifferenza.


Quando mi lascio sedurre dall'idee di intrighi del caso, possibili, probabili in una citta' che e' tra le mete turistiche una delle piu' popolari nel Nord Europa, spesso e' lei che mi inganno di vedere, seduta in un caffe', in posa per una fotografia, a passeggio per vicoli che io conosco per nome, e per lei invece ancora custodi intatti di misteri.

La prima volta che ti infili in un vicolo non sai dove vai a finire.
Piu' si fanno strette le pareti e sdrucciolevole il selciato, piu' senti dentro crescere timore e desiderio.
Continui a scivolare, a scavare dentro, e presto davvero temi di arrivare, perche' hai capito che godi la speranza di sentirti perso, le impressioni che la mente, lasciata libera di congetture via via piu' slegate dai condizionamenti esteriori di cio' che si puo' vedere, misurare, classificare, sa produrre indipendentemente dalle realta' tangibili dai sensi.

...

Non e' mai stato indolore riconoscerti, Silvia.

E per questo, credo, mi sono sempre innamorato di donne assolutamente irraggiungibili.

Prima di dismettere i prodigiosi apparati dell'amore io devo almeno un tributo a cio' che sono stato.

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