Sunday, 17 November 2013

Pensieri su Socrate

Di filosofia, lo ammetto, io conosco ben pochi autori, e ancor meno testi originali.

Le mie incursioni nei cunicoli e nelle gallerie della 'σοφία' non mi hanno arricchito che di nozioni, e non c'e' un solo frutto critico oltre i ricordi degli studi liceali: quasi sempre riduco un pensatore ad una massima, certamente travisandone il senso originale in cio' che ho intuito, laddove una comprensione confermata da ben altri interpreti e' assente.


Un intervento analitico applico solo a quei ristretti ambiti, la cosmogonia, la logica, le leggi della natura, il linguaggio, che hanno una relazione diretta con cio' cui lo studio superiore mi ha impresso mnemonicamente piu' che istruito metodicamente.

Improvviso, e sono, come direbbe Cristina, un emerito cialtrone.

C'e' un dialogo platonico, il Menone credo, nel quale Socrate introduce un giovane servo all'analisi critica dei propri convincimenti.

Applicando l'arte della maieutica all'ambito del pensiero, in questo caso specifico della speculazione scientifica, Socrate dimostra come concetti ritenuti addirittura ovvi, e dunque non sottoposti ad alcuna revisione, siano invece falsi e bugiardi, ed il suo argomentare non richiede sottili ragionamenti, inarrivabili ai piu', ma viceversa si basa sull'evidenza.

L'intendo di Socrate e' quello di dimostrare la teoria della reminiscenza, e benche' oggi nessuno la ritenga piu' valida, dubito sinceramente che alcuno abbia mai creduto alla migrazione continua dell'anima tra questo e l'alto mondo delle idee, una delle sue conclusioni intermedie meritano ancora oggi analisi accurata.

Dopo aver scombussolato le certezze del giovane, e aver infuso il dubbio, forse la confusione nella sua mente, Socrate e' convinto di non avergli arrecato danno.

Rivolgendosi a Menone, il maestro afferma:

"Rendendolo perplesso e torpido, come fa la torpedine, gli abbiamo forse nociuto?"

La risposta di Menone accondiscende alla retorica di Socrate:

"Non mi pare"

Macche' ...

Sono ben pochi quelli che lietamente accettano di vedere crollare le proprie certezze.

Ed ancora meno sono colori i quali delle macerie del condiviso, facile benche' falso, si rallegrano di costruire verita' esatte ma ardue, gelide, sconvenienti.

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