Thursday, 17 October 2013

Scivola


Juan aveva appena finito di presentare alla lavagna una sua personale deduzione di certe equazioni che fino ad oggi non avevamo capito donde venissero, ed io stavo iniziando a discutere di un mio progetto, al quale lui, ed altri, potrebbero collaborare in futuro.


Per cominciare ho mostrato qualche immagine al computer, e dunque mi solo alzato, e preso in mano un gesso ho iniziato a scrivere, a tracciar diagrammi, a legare assieme i varii passaggi e le figure con frecce uni o bidirezionali.

Per un attimo sono tornato a rivolgermi a lui, intercalando glosse e precisazioni, e poi ancora ad indicare la prima delle relazioni appena abbozzate.

E' stato un istante, indolore, muto, definitivo.
Mi si e' appannata la vista.

E' stato come se una lacrima stesse rigando la superficie esterna dell'occhio, ma io non stavo piangendo.

Ho visto la forma circolare del cristallino salire lentamente, scivolare all'in su', e trascinare con se' la nitidezza, i contorni netti, i punti e le linee, e lasciarsi dietro null'altro che una scia di immagini sfuocate, senza bordi, una pasta gelatinosa privata di spigoli, di definizioni possibili.

Ho capito immediatamente cosa era appena capitato.

Il tempo di congedare Juan, di giustificare la mia assenza a chi di dovere e mi sono ritrovato su un autobus per il pronto soccorso.

Ho atteso per ore, prima in un'ampia sala, poi in un bugigattolo, poi in un altro, ed in quel tempo ho barattato la noia, incipiente, con infiniti pensieri.

Paura?
Rabbia?

Se lo credi vuol dire che davvero non mi conosci.

Ad un certo punto ho riso, me sciagurato, quando l'infermiera, temendo probabilmente un ictus, mi ha chiesto se sapessi dove ero e quale fosse il mio nome.

Per il resto ho pensato ad una cosa, soprattutto: che uso ho fatto fino ad oggi della mia vista?

Il migliore, almeno a volte, come del resto degli altri sensi, dell'anima nella sua interezza.

Mi sono dedicato alla bellezza.

Donne, gonne, cosce, seni, mani delicate, vitini stretti, fianchi morbidi, profili stentorei e fieri, sguardi obliqui e sfuggenti, visi accigliati o allegri ... ed infiniti paesaggi, di boschi, di citta', delle stagioni che sono lo sfondo, la quinta di queste creature che io amo.

Donne.

E se non le ho guardate quanto avrei dovuto, e' perche' non l'ho potuto fare.
E se non sono stato abbastanza vicino a loro, e' perche' non ho saputo esserlo.

Del tempo perso, degradato a mera meccanica, ad ingestione e digestione, a rotazione di lancette, ad azione di enzimi, mi sono servito quanto piu' possibile per il necessario riposo delle carni, per smaltire quel dolore, fisico quasi sempre, interiore di tanto in tanto, che mi prende al punto da escludermi dalla mia stessa vitalita'.

Adesso devo organizzare un piccolo intervento chirurgico, che va ad aggiungersi ad un altro gia' pianificato per la fine di ottobre.

Noia, un po' di stress in realta' l'ho proprio per quell'altro, quello stupido problema che mi trascino da settembre.

Ma di questa giornata, oltre alla preoccupazione dei miei genitori, che ho consolato a forza di amorevoli rimproveri, in aggiunta alla rabbia felina di mia sorella, io conservero' il ricordo di una bellissima dottoressa polacca, che si e' presa la briga di visitarmi a conclusione di un giro di consultazioni tra colleghi.

Bellissima, di questo sono certo, ed e' significativo che me ne sia accorto durante una visita oculistica.

Sai, non capita spesso di poter osservare cosi' da vicino gli occhi di una donna.

Mentre lei, con grande professionalita', guardava i miei, armeggiava con atropina e luci accecanti, io mi perdevo nella nocciola dei suoi occhi, e pur rimanendo concentrato sul problema, non potevo ... letteralmente non potevo fare a meno di percepire la sua presenza di donna.

Ho dimenticato piano piano ogni cosa.

4 comments:

  1. Abbi cura di te.. sempre. Anche se questo continua a portarti noia e dolore.
    Joh

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  2. Nulla di che, Joh.
    Oggi, dovendo rimanere in casa se non per fare un salto in farmacia, mi sono fatto una scorpacciata di esilaranti candid-camera.
    Oggi questo passa il convento :-)

    A presto!

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  3. Non ti ci abituare a fare il pirata.
    Riposati.

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    1. Te lo prometto, amica mia.

      Gio

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