Friday, 25 October 2013

Pensieri ...

Stress, stress, stress ...

Ok, nel giro di una decina di giorni mi sottoporro' a due (piccoli) interventi chirurgici, poi seguira' la piaga dell'attesa, l'elaborazione delle analisi richiedera' almeno un paio di settimane, ed allora ogni cosa dovra' essere sottomessa a lavoro, lavoro, lavoro e perfino il mal di schiena tornera' utile per distrarmi un po'.

Penso ad altro, ti spiace?




E' vero, e posso testimoniarlo per esperienza diretta: ogni citta' nella quale si sia vissuto abbastanza per esserne divenuti parte rimane nel patrimonio di un individuo.


Capisci bene che data la molteplicita' dei nostri interessi e dei bisogni, il residuo, ora rimpianto, ora nostalgia, ora fastidio, puo' riferirsi a deduzioni tra loro diversissime del tempo, contenitore di relazioni umane e procedure meccaniche, li trascorso.

Prendi ad esempio ##.

Ci ho vissuto per quasi 5 anni, e ivi ho carezzato l'ipotesi, poi l'idea, di rimanervi per un periodo piu' lungo, e mettere assieme una piccola fortuna, una somma ordinata di ricche e disciplinate buste paga affidate con premuara alle attenzioni di granitici interessi bancari.

Da che mi sono trasferito, non riesco a sentire come mancante il pingue conto in banca che, perfino svolgendo lo stesso lavoro di cui mi occupo quassu', avrei accumulato nel frattempo.

Mi rammarico piuttosto di non avere qui, nelle immediate vicinanze, i boschi, le colline, e piu' in lontananza le cime perennemente innevate delle alpi.

Mi rallegro considerando che gia' da prima della mia partenza ero sicuro che sarebbero stati proprio gli spazi, i paesaggi, a velare di malinconia le poche incertezze, gli inevitabili tentennamenti di chi, vivendo solo, ha infinite occasioni di revisione, dubbio, analisi schietta di se', delle proprio scelte piu' divisive.

Qui e' diversissimo, e per due buone ragioni: una esterna a me, le condizioni di questa citta' sono intrinsicamente differenti, ed una tutta intima, che afferisce al cambiamento cui mi sono affidato al momento di discontinuita' che ha distinto tra 'prima' ed 'ora', e che specifica ora la mia prassi.

Non e' mutata, credo, la sostanza ... e' drasticamente maturata la forma.

Sento le stesse cose, ma le lascio vivere, senza paure, senza "la" paura di essere incomprensibile, pur avendo chiaro in mente che spesso continuo ad esserlo.

Amici ne ho avuti ... e poi ho incontrato spettri, mostri, genii coi quali desideravo di volta in volta misurarmi, lottare, discutere ... ma la loro presenza e' sempre stata accessoria, parziale, e perfino quando determinante delle condizioni del mio umore non smetteva d'essere relativa, rinunciabile.

Non ho mai sentito davvero la mancanza di alcuno, e da questa analisi escludo le donne cui ero assoggettato per attrazione fisica, ma che evidentemente ho mai ritenuto uniche, pur adorandole come dee.

Qui e' diverso, perche' qui io ho un'amica.

Io non lo diro' mai a ###, ma e' la prima volta che sono davvero felice di vivere 'vicino' ad una persona.

Sarebbe sbagliato dire che ne senta la mancanza o sia roso dall'esigenza di vederla spesso: piuttosto la gioia di cui teorizzavo, e che ti faceva alzare gli occhi al cielo, con lei e' realta'.

Resta intatto ed inviolato tutt'altro capitolo, l'argomento ulteriore e complementare delle femmine, della sessualita', delle intricatissime relazioni amorose, ma e' tanto piu' facile ora credere ad ognuna delle mie idee stralunate!

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