Tuesday, 29 October 2013

Irlanda

'Hibernia' e' il nome con il quale i Latini si riferivano all'Irlanda.

Io non c'ero mai stato fino ad ieri in Irlanda, e la scorsa notte per la prima volta ho posato i miei piedi sul terreno umido dei suoi boschi, ove tra rocce scivolose, ruscelli ripidi e alberi dalle fronde tanto fitte da coprire l'azzurro del cielo, ho sperimentato una volta di piu' la mia natura prepotentemente divina.



Nel sogno io spesso vivo in prima persona i caratteri esaltanti di una creatura ultraterrena, e benche' non dimentichi, in questo istante, le profonde miserie di un'esistenza fiacca e limitatissima, lo stesso riesco a sfiorare nell'intimita' il residuo di cio' che ho provato nel sonno.

C'e' da dire che certamente l'Irlanda non e' famosa per i suoi boschi: proprio come il resto del Regno Unito l'ingordigia dell'uomo ha divorato le distese d'alberi che un tempo ricoprirono queste terre, ma proprio per questo, oggi, le piccole macchie di foresta sono piu' preziose, e dense di quelle suggestioni che associamo naturalmente alla natura spoglia di ogni tema umano.

Siamo io e Fede, mia sorella.

Inizialmente ci ritroviamo su di un Taxi che corre ad alta velocita' nella brughiera.

Abbiamo chiesto all'autista di condurci 'alla foresta', ed in silenzio attendiamo di giungere a destinazione.

Non aggiungero' alcun particolare per rendere la trama di questo mio sogno piu' interessante, che' qui mi interessa non proporre un intreccio, ma rivivere da autore non onniscente lo stesso tripudio emotivo di ieri notte.

L'autista infine ci indica un sentiero da seguire a piedi: seguendolo per un breve tratto, assicura, troveremo la 'foresta'.

Regolate le formalita', scendiamo ed iniziamo a camminare.

Basta girare un angolo, superare lo spigolo di una parete rocciosa, ed eccola, la 'foresta'.

E' magnifica: selvaggia e cruenta invita all'esplorazione, ma allo stesso momento esige un rispetto totale.

Senza paura iniziamo ad addentrarci nel bosco.

Io, finalmente al riparo da occhi indiscreti, posso esibire la mia autentica natura, che e' quella di una creatura non umana, all'apparenza dotata di poteri magici.

Fluttuo a mezz'aria, parlo con le ragnatele, infondo nutrimento con il contatto delle dita a tronchi ormai morenti.

Mi sto divertendo come un bimbo, ma la spensieratezza e' destinata a durare poco: Fede non si sente bene, lamenta un certo malessere.

Ha bisogno di me.

Vorrebbe stendersi un poco, ma non c'e' un giaciglio asciutto o riparato dove starsene tranquilli per una mezzoretta.

Mi concentro, e dal nulla ecco apparire una piccola baita, e dentro un lettino, delle coperte, di che dormire con comodo insomma.

Le sorrido, ed aggiungo solo poche parole: 'Ecco, adesso che ho dovuto materializzare dal nulla tutta questa roba ho davvero esaurito le mie risorse'.

Occorrono solo pochi minuti prima che lei si ristabilisca.

Continuiamo dunque a camminare.

Ci ritroviamo ora su di un sentiero pianeggiante, che costeggia dall'alto la valle boscata.

Rumore di un motore a scoppio.

Rumore si avvicina.

Attendiamo ai margini del sentiero.

E' un taxi quello che ci viene in contro, vero?

Si, e' proprio un taxi.

E' il taxi che ci ha portato fin qui.

Mia sorella sbianca, trema tutta: ha riconosciuto lo stesso guidatore di prima, ma ora un ghigno perverso si e' sostituito all'espressione cordiale del volto.

E' un cacciatore di creature ... ed in qualche modo deve aver sentito il nostro discorso, dev'essersi convinto che io sia ormai senza forze.

Fede mi implora di scappare, di mettermi al sicuro.
Provera' lei a coprirmi la fuga.

Sorrido.

Lascio che il bastardo si avvicini.

Lascio che scenda dall'automobile, che tiri fuori la rivoltella, che mi intimi di alzare le mani.

Allora, solo allora, solo quando e' convinto d'avermi in pugno, e gia' gusta di smembrare il mio corpo per trarvi quel fluido che e' il suo mercato, io torno il Demone che non conosco ne' debolezza ne' pieta'.

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