Monday, 28 October 2013

In un libro ...

In un libro, ma forse era la Settimana Enigmistica, ed una dimenticanza indulgente confonde i miei riocrdi, lessi di diverse teorie circa l'interpretazione dei sogni.

Esiste, lo sai bene, una letteratura, colta o apparentemente tale, vastissima in proposito, e certamente si sono costruite carriere, e ci si e' potuti permettere ville al mare e fuoriserie tedesche esibendo forbite, articolate, affascinanti analisi di vacue vicende oniriche,

Tra tante immagini sbiadite esposte o forse solo elencate, una sola catturo' davvero la mia attenzione, perche' facilmente dimostrabile, o meglio, ogni tanto mi dimentico che non esiste teoria che possa essere dimostrata, confutabile senza particolari difficolta'.

Secondo l'autore del saggio, esistono sogni che sono immediate conseguenze di sensazioni corporali.

Andando ad esempio a dormire con una molletta che punge un dito, e' probabile si finisca a sognare di incidenti sul lavoro, di cani che mordono, di punture d'insetto.

Non ho mai avuto bisogno di puntine, spille od altri ammenicoli per mettere alla prova la mia capacita' di tradurre un disagio fisico ben determinato in relativa avventura notturna.

Ho da cosi' tanto tempo dolori tanto acuti che un'infinita' di volte ho avuto di che elaborare.

Ieri notte, per esempio, mi sono addormentato con un lieve affaticamente cardiaco.

Nulla di cui preoccuparmi, simili episodi sono quasi normali a conclusione di giornate pesanti, ma qualcosa su cui, evidentemente, costruire.

Ammetto che il mastice tra il disagio del corpo dell'io fisico e dell'io onirico e' stata la preoccupazione per i recenti disguidi, e dunque cosi' facendo riconosco in parte anche le altre teorie circa l'interpretazione dei sogni; comunque sia aver rivissuto la paura di un ennesimo intervento a cuore aperto imminente mi ha restituito, da sveglio, tutta la relativita' dei miei triboli attuali.

Le giornate proseguono, ma sono lentissime, non occupate fino all'orlo dalla frenesia del lavoro.

Quanti pensieri mi traballano in testa ...

Gia' Aristotele, se non erro, indicava in 20 mila il numero ideale di abitanti per una citta'.

Io credo che in una cifra simile possano coesistere senza duplicati tutti i generi umani: il poeta, il dotto, lo scienziato, il saggio, il sapiente, che e' tutte queste cose assieme, e poi lo sportivo, il casanova, l'avido, il libidinoso ...

Oggi viviamo in un villaggio globale che conta un miliardo di abitanti e piu' stipati entro lo spazio angusto di un monitor.

E' l'era di internet, e' il tempo di una soffocante vicinanza con chiunque, e dunque con chiunque sia simile a noi.

Cosi', pensavo, e' facile sentirsi privi di qualita', qualsiasi, superficiali, banali.

Cio' che tu puoi esprimere, costruire, donare ... altri piu' capaci di te sapranno indorare, innalzare al cielo, dispensare con grazia.

E' tutto vero ... ma non me ne lascio travolgere.

Ricordo il sorriso di un'amica, il sudore, che e' solo nostro, di due corpi che si conoscono, il silenzio, custode di verita' ineffabili e personali.

E dello specchio che mi presenta un'immagine mediocre emerge la natura intrinsicamente bidimensionale, e percepisco la compressione di ogni profondita' a superficie.

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