Thursday, 5 September 2013

Il tempo necessario

Camminavo con mia madre per le vie del centro, oggi pomeriggio.

Ogni volta che torno in Italia non manco mai di scendere fino in città, e se le prime volte queste visite erano soprattutto occasione, o speranza, di fortuiti incontri con vecchi compagni di scuola o parenti, propiziati a seconda della stagione dal bel tempo estivo e dall'atmosfera natalizia, con il lento trascorrere degli anni le conoscenze si sono allontanate, le fisionomie trasformate più dalla dimenticanza che non dal tempo, ed al saluto, alla cerimonia ora ironica ora commossa, si è sostituito il cenno frettoloso, il lieve sorriso di imbarazzo.


Sono partito pochi giorni fa dalla mia città gotica e spettrale del Nord.

Con poche ore di viaggio ho raggiunto la capitale egemone d'Europa, Berlino, e da li sono sceso prima in Bavaria, quindi sulle sponde del ###, ed ancora nella mia Lombardia.

Il gotico Vittoriano, l'acciaio ed il vetro di Berlino, gli eccessi del barocco in Bavaria, la pulizia un po' sterile della Svizzera, i paesaggi vertiginosi delle montagne e dei laghi ...

Non smetto di sorprendermi della bellezza, lo sai bene, e le esperienze diverse, e più propriamente successive, di forme tanto diverse mi convincono che esista un tempo necessario per poter cogliere le varie sfumature dell'armonia e del disordine, e che il giudizio di ogni superlativo relativo sia sciocco, ed un po' ridicolo.

Al crocicchio di fronte a noi era un gruppetto di turisti, impegnati nell'interpretazione di una mappa.

Mi sono avvicinato, ed ho offerto loro il mio aiuto.

Erano Napoletani, e mentre spiegavo loro come raggiungere la chiesetta di Santa ##, i vicoli del centro, il lungo lago, pensavo che difficilmente loro, abituati alle ricchezze artistiche e naturalistiche di una città dannata ma meravigliosa, si sarebbero lasciati impressionare dai nostri ciottolati che non conducono in nessuna piazza dei Miracoli (Pisa ... lo so bene), da scorci preziosi solo se legati a ricordi infantili e personali, e che probabilmente non avrebbero neppure notato la Torre cui avevo accennato.


...

Eppure era evidente dal loro stato d'animo: loro, di bellezza, avevano già goduto, e forse stavano godendo perfino in quel preciso istante.

Era evidente, o forse l'ho solo immaginato, non so.

Dopotutto è una convenientissima prova a supporto della mia teoria: la bellezza, per cui vivo, non si riduce alla ricchezza di un luogo, ma alla molteplicità delle possibili combinazioni dei nostri stati d'animo e delle condizioni oggettive che ci circondano.

Ti spiegherò meglio cosa intendo.

2 comments:

  1. Bravo Gio
    Sei come una di quelle gigantesche talpe che scavano tunnel nella montagna. Tralasciando le differenze tra bello e sublime, la bellezza credo anch'io che sia collegata alle innumerevoli combinazioni di stati d'animo più che alla ricchezza esteriore di un luogo. Fino a perdere quasi ogni connotazione geografica ed a rimanere semplice combinazione di stati d'animo. Se sono strafelice trovo straordinariamente bella ogni cosa. Persino la penna Bic che ho tra le mani. La bellezza (una bella ragazza) è abbastanza oggettiva ma in condizioni di" felicità" tutto diventa bello ed ancora più bello. Quando sono felice riesco a volare. Ed è la cosa più bella del mondo. Viene voglia di ballare. Ciao.

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  2. Sei saggio, Gianni :-)

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