Friday, 5 July 2013

Il culo, il suo baricentro,

Ho sognato un bordello, uno di quelli che davvero vorrei esistessero.

Non una semplice macelleria, dove scegliere anche la carne piu' prelibata e' questione di mera transazione finanziaria, al piu' intuizione vaga di doti atletiche, ma un luogo di incontro di esibizionismo, lirica, desiderio, mistero.

Non veniva meno la vile certezza di poter possedere a proprio, a mio, piacimento ognuna delle donne alle quali mi avvicinavo, e tuttavia l'attrazione in se' stessa superava la semplice immaginazione del contatto visivo, e si arricchiva del contesto, a meta' strada tra teatro d'avanguardia, esercizi spirituali, suggestioni quasi metafisiche.

Pur nude, le diverse creature cui mi avvicinavo erano da scoprire, e non con la fretta che sfila gli slip e divora di baci, ma con una sorta di corteggiamento extra sensoriale.

Ho sognato anche, piu' tardi, di toccare il culo ad una ragazza.

Attraverso con il rosso, ma ingannato da circostanze che non sto a raccontarti, ed un policeman, gentile ma severo, mi appioppa una multa da 50 sterline.

Protesto, e le mie ragioni quasi convincono lo sbirro prima risoluto, il quale mi consiglia di presentare le rimostranze ad una collega, che si trova laggiu', in quella libreria.

Non indossa uniforme, ma pantaloni attillati, una giacca di pelle, lunghi capelli rossi.

Insomma, dopo un po' che parliamo mi accorgo che non e' infastidita dalle mie occhiate, che insistono su un corpo bollente, palpitante.

Allora, prima cercando l'incidente, poi via via sempre piu' esplicitamente, le tocco il culo, ne godo la consistenza, mi beo di quel corpo sodo e provocante.

Riscopro li, all'altezza del culo, il suo baricentro, e dunque il punto esatto da spingere per avvicinarla a me.

E' un paradosso.

Eh si, perche' mentre sotto e' tutto un toccarsi e mimare quasi l'atto sessuale, sopra i visi sono quelli di due persone in abiti civili, intente a dirimere una questione burocratica.

Infine sono tornato in casa dei nonni.

Chi abita da vent'anni la loro Villa sta traslocando, e chissa' perche' io sono stato convocato.

I nuovi proprietari mi chiedono di liberare la cantina dalla vecchia cucina ferrosa, delle sedie del tinello, dei tappeti ormai logori dell'ampio salone.

Sono scuri di fuliggine quei reperti sottratti a forza al silenzio del tempo.

Sepolti come i cadaveri di chi visse, anche gli oggetti cercano pace nella morte.

Dentro piango, perche' sento che i nonni cosi' muoiono una seconda volta.

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