Thursday, 27 June 2013

Pensieri


Mi sono accorto che era un sogno perche' ad un certo punto, da lontano, mentre indaffarata in chiacchiere, e tranquillamente seduta ad una tavola imbandita, lei mi faceva l'occhiolino.


Figurarsi ... davvero e' un altro mondo quello in cui io riesco a catturare, da lontano per giunta, la contrazione istantanea di una palpebra!

Ancora una volta pero' il sogno mi ha permesso di oscillare dalla pedantissima denotazione, che vuole la palpebra "formazione cutaneo-membranosa che ricopre l'occhio" e l'occhiolino "importante lavoro di protezione, che contribuisce alla distribuzione del liquido lacrimale", alla connotazione.

Connotazione ...

Io esagero.

Sono a volte esausto della mia spiccatissima individualita', e dato che si parla di occhi non te lo nascondo: piu' della malattia, della deformita', della storia travagliata e del semplice crudo dolore, io credo che sia stata proprio la miopia a farmi andare a zonzo nel reame del possibile, emarginandomi o comunque allontanandomi un po' per caso dal dominio sicuro del collaudato, del noto, del canonico.

Costringo i miei pensieri entro un argine limitato, che' non ho tempo ne' energie, e voglio parlarti di tante cose.

L'occhio allora e' luce, il tramite che mi permette di entrare in contatto con i suoi pensieri, di sentirne il richiamo nonostante le distanza, il chiasso, le mille variabili umane nelle quali siamo incastrati.

Mi avvicino.

Abbiamo appena fatto l'amore, anche se in un altro luogo, e adesso la ritrovo con un abito da sposa indosso, un anello al dito, una moltitudine di ospiti festanti attorno.

Sono sorpreso, ma neppure minimamente scosso o adirato.

Mi sorride ... e non c'e' ansia nel tono della voce, nessuna agitazione altera il viso sereno che ho baciato ardentemente.

Davvero mi conosce questa creaturina cui non so dare nome, e che tuttavia aderisce a me perfettamente lungo quella superficie accidentata e paradossale che e' l'esteriorita', l'apparenza non tanto del corpo quanto dell'atteggiamento, delle premesse, delle deduzioni primarie che immediatamente abbiamo di un essere.

L'apparenza non e' ingannevole che per gli sciocchi.

L'apparenza e' spesso capace di produrre una definizione esatta dell'esteriorita' - ed e' a questa, non ad altro, che ci si ancora all'inizio di ogni relazione umana.

Il limite cui molti soccombono e' confondere superficie e volume, immagine e densita' ... ma personalmente ho smesso da tempo di occuparmi di aritmetica e geometria, e chissa' dove ho smarrito riga ed abaco.

Il mistero e' presto svelato: ha appena sposato un omosessuale, un caro amico, e solo per levarlo d'impiccio, per zittire certe ottuse maldicenze.

Tornera' presto dalla Luna di Miele, e tornera' a scaldarsi con me.

Anche oggi non riesco ad esprimere cio' che sento dentro.

Sono settimane di stress accumulato, e noiosissime pratiche a dissolvere la concentrazione necessaria, a dissipare le giuste energie.

Dopotutto e' buffo il silenzio, che' vorrei dirti, semplicemente, di com'e' straordinario non saper trovare le parole.

3 comments:

  1. Spesso, troppo spesso, sei troppo ermetico perché io riesca a capirti completamente.

    Forse è che tu sei miope ed io ipermetrica.

    Tu vedi solo da vicino, io solo da lontano...

    Sono entrambi difetti affascinanti.

    Da lontano ogni creatura ti appare misteriosamente nebulosa.

    Da vicino, ogni creatura mi appare meravigliosamente sfuocata e misteriosa.

    Così tu puoi adorare ogni sconosciuta di lontano, senza avvicinarla, ed io posso farmi avvicinare da qualsiasi sconosciuto, senza scorgerne i difetti.

    E entrambi, a mio avviso, viviamo in un mondo che non esiste se non per noi stessi.

    Io tremo al pensiero di risvegliarmi da questo incubo. Tu?


    Mist


    P.S. Sai dirmi perché, ogni volta che ti leggo, anche quando non comprendo, mi prende uno struggimento tale che mi fa nascere lacrime che non sono capace di fermare?

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    1. Maledico lo stress che mi impedisce, da diverse settimane, anche solo di potermi dedicare alla scrittura.

      Non credo tuttavia che, con del tempo a disposizione, saprei essere meno ermetico, e per il semplice fatto che non me ne rendo conto.

      Ho comunque delle convinzioni, o semplici ipotesi, in merito all'opacita'.

      Non e' una raccolta di dati anagrafici a rendere piu' o meno comprensibile un individuo - nato a, vissuto in, emigrato a aggiungono pochissimo, e pure quando l'esperienze si fanno piu' intime, ricoverato presso, innamorato di, tradito per, poco si accumula di utile all'indagine.

      Secondo me e' proprio come dici tu: la miopia, o l'ipermetrismo (o come diavolo si dice ;-)) da semplici patologie si complicano fino ad alterare drasticamente e come sentiamo, e come ragioniamo.

      Viviamo in mondi che non esistono che per noi stessi?

      Ne sono convinto, ne ho le prove: a testimonianza chiamo i sogni, i progetti, ma anche le crepe, le ferite non del tutto rimarginate.

      Risvegliarmi?
      Incubo?

      Io mi do da fare perche' i minimi requisiti di decenza e benessere, economico ma non solo, garantiscano il mio sonno, la mia sostanziale indifferenza.

      Le lacrime ...

      Credo sia empatia, alimentata dalla fede, ben riposta, nella mia sincerita'.

      C'e' forse un ultima componente: l'intuito che manipola il passato e modella il futuro.

      Ho sofferto davvero tanto, e ho smesso di patire ritirandomi, asserragliandomi via via in un arroccamento sempre piu' improbabile, ed ora pericolante.

      Gio

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    2. No, Gio, non è questo.

      Non è la latitanza di meri dati anagrafici.

      Spesso non capisco quando passi da un sogno a un desiderio, da un desiderio alla realtà, e viceversa...

      So, più o meno, da dove parti, ma non so mai dove arrivi...

      E l'empatia credo sia un mio tratto caratteristico.

      Qualcuno mi ha detto che riesco ad essere persino terapeutica, che se si riesce a tirare fuori la me più segreta e a confidarle il proprio dolore, in qualche modo se ne guarisce.

      Io non so se realmente chi è riuscito ad incontrare quella me è guarito come ha affermato, so che il suo dolore è diventato il mio, forse in qualche modo me ne faccio carico alleviando l'altro.

      Mi spiace molto, perché ogni volta che vengo a trovarti sento questa malinconia senza fine che mi opprime, e se viene da te vorrei poterla alleviare, ma non ho gli strumenti per farlo.

      Mist

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