Saturday, 29 June 2013

Parole

La convivenza forzata con Windows Vista e' solo un ricordo.

Ieri, all'ennesimo crash multiplo, sfinito dall'invadenza di mille finestrelle aperte su una discarica a cielo aperto, la natura bacata di questo sistema, ho deciso di non indugiare oltre, e sadicamente, muovendomi proprio su quel lurido Desktop inzaccherato di spam e messaggi di errore, ho installato di nuovo una Ubuntu.


Settimane intense, al lavoro.

Dell'estate non mi sono accorto, vuoi per il clima infame, vuoi per il carico notevole di faccende da sbrigare, ed il raffreddore che di collega in collega si andava diffondendo al dipartimento nei giorni scorsi infine e' riuscito ad importunarmi.

Cammino moltissimo, ed un calzolaio, laggiu' in Italia, si meraviglia forse di quanto spesso quelle vecchie scarpe da passeggio tornino nella sua bottega, ora per ripristinare una suola scollata a furia di calpestare sentieri accidentati, ora per ritagliare la forma di una nuova soletta, che' la vecchia e' ormai ridotta a cencio sgualcito.

Ora che la conosco meglio, e non ancora completamente, lo posso affermare: la citta' e' splendida, Valentina.

No, devo essere piu' preciso.

La citta' e' assurda.

E' assurda ti dico.

Picchi di bellezza precipitano su abissi di squallore, e se ti entusiasmi per la densita' di suggestioni diverse, che da un rudere dimenticato ti abbandonano a considerazioni e brividi sconosciuti, con tenacia solo per un attimo maniacalmente tenuti assieme dalla necessaria tendenza ad unificare o comunque limitare ogni aspetto dell'esistenza entro i confini di un solo schema, di un certo sistema logico, ancora ti disperi se dal sogno nel quale infine rinunci alla disciplina delle cose ti riconduce al reale un frammento di sporcizia, di incuria, di indifferenza.

Allora, davvero, non improvvisarti turista in questa citta', che e' la mia.

Non essere una tra milioni.

Non ti chiedo, lo sai bene, di venire con me, da me.

Ti suggerisco solo di non dimenticarti delle mie parole, e se mai dalla citta' del Sole capiterai quassu', di seguire le impronte minute e leggere che mi illudo di scarabocchiare nei tuoi ricordi, nei tuoi pensieri.

Nel tuo cuore.

Te lo confesso, infine.

Io, che mi vanto di essere logico, analitico, freddo ... so per certo di definirmi contraddittorio, confuso, ingenuo in tua presenza.

Allora oggi scelgo di osservarti in silenzio, e di nascondere qui dentro il tumulto del tuo nome.

7 comments:

  1. La dicotomia fra bellezza e realtà, che solitamente di bello non ha nulla.

    La dicotomia. Che da sempre mi affascina ed è parte di me.

    Continua a raccontare, Gio, di questa tua città, io chiudo gli occhi e immagino.



    Mist

    ReplyDelete
    Replies
    1. Allora mettiti un maglione pesante, che oggi fa davvero freddo quassu' :-)

      Adesso forse esco ... con l'idea di infilarmi in una caffetteria ... una di quelle che chiudono tardi la sera.

      A presto!

      Gio

      Delete
  2. Finalmente sarò anch'io al fresco! :) Lunedi parto per i monti, mi fermerò quasi un mese!
    Ti aggiornerò, so che anche tu ami la montagna!
    baciotto!

    ReplyDelete
    Replies
    1. Bravissima Sara!
      Mi auguro solo che il tuo fresco non sia insolente quanto il mio FREDDO :D

      Fai belle foto
      .. e viva la montagna!

      Delete
  3. Ps l'immagine in alto...mi sembra di averla già vista! :)
    E tu? quando riposerai un attimo?
    Buona domenica, Gio.

    ReplyDelete
  4. Ti mando un saluto Gio!

    ReplyDelete
    Replies
    1. Ciao a te, signorina d'altri mondi :-)

      Delete