Friday, 3 May 2013

Ricordi

Misantropo, si, e decisamente introverso.
Eppure curioso, credo intimamente dolce.
Di certo capace di sovvertire ogni legge interiore per una creaturina come te.


Qui in terra di Britannia suona cristallina la parlata italica.

Ti confesso che, nell'anonimato, nell'uniforme di perfetto 'Sir' al quale mi confondono  il cappello, il soprabito, la flemma stessa, io faccio razzia di parole, o meglio di quelle che migrano dalla banalita' o dalle ristrettezze cui mi costringe la solitudine.

Le piu' sincere sono proprio nostre.

E' cosi' per una ragione ben precisa.

Circondati da stranieri ci si convince facilmente, ed e' un errore, di poter godere di un'intimita' inviolabile, garantita dall'inaccessibilita' della propria lingua, e cosi' ci si parla francamente, o non dosando come altrimenti imporrebbero l'educazione o la misura certe espressioni colorite o melense.

A volte ho riso di gusto ascoltando oscene confessioni.
Piu' recentemente ho fatto sbellicare dalle risate dei perfetti sconosciuti, imprecando a bassa voce per l'ennesima intrusione d'inverno in questa primavera.

Alcune parole mi trafiggono.

Sono quelle di ragazzo giovane, premuroso e dolcissimo, che chiama 'papa'' un vecchio gia' curvo, che stanco si mette in posa per una fotografia, poggiandosi ad un bastone improvvisato.

Sorrideva spaesato, e mille rughe illuminavano il suo viso.

Sono frammenti di vite che non riesco ad immaginare immuni alla fretta, alla crudelta', al dileggio feroce di cui io ho conosciuto in prima persona gli artigli, la schiuma.

Le parole, il concetto che ho qui espresso ...

Elaboro quanto e' sufficiente per riconsiderare il tutto, e sostituire alla lingua il senso che attribuiamo alle parole, e l'esplicito all'implicito, ed il silenzio al taciuto.

No comments:

Post a Comment