Friday, 3 May 2013

Questa citta'

### ti entra nel cuore come un figlio scapestrato, anarchico, esuberante, e un po' troppo orgoglioso.

Sembra assurdo, eppure so che quando me ne andro', e abbandonero' per sempre questa citta' volubile e oscura, rimpiangero' le notti gelide di primavera, il borbottio delle finestre, che vibrano adesso alla pressione furiosa del vento, e gli scrosci improvvisi di pioggia e grandine che allungano la falcata, ed affrettano il ritorno a casa.


Mi mancheranno i tuoi arcobaleni.

Si amano di piu' i figli degeneri, quelli che cercano di fare di testa propria, e s'azzuffano, e si imbizzarriscono, e si ribellano senza speranze contro un destino ineluttabile.

E poi ci si scalda di piu' se battono i denti, e si stringono allora forte le mani, e si fa l'amore.

Passeggiavo rabbuffato e infreddolito per le vie del centro, e godevo dell'idea di una vicinanza almeno immaginabile.

Mi ha illuminato ancora una volta l'idea di te.

Senza la presunzione di tessere un ragionamento, solo assecondando le mie suggestioni estemporanee, pensavo, mettevo assieme elementi un po' a casaccio, e mi beavo della libera intuizione, che non sottosta' ad alcun giudizio analitico, e disobbedisce alla legge di gravita', che viceversa tanto spesso fa franare le mie costruzioni logiche piu' ardite.

Parole come trattenute da un setaccio fantasioso, e li compresse si aggregavano e incastravano perfettamente l'une alle altre.

Gli animali selvatici trovano riparo dall'insidie della notte e dell'inverno nei cunicoli delle loro tane sotterranee, o nelle caverne, o nei nidi; i primitivi attorno ad un fuoco s'illusero di poter addomesticare il calore della fiamma; ma qui ed ora io imparo a non cercare altrove che in te il mio completamento naturale.

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