Sunday, 5 May 2013

Progetti per il futuro

Verra' comunque il giorno in cui non riusciro' piu' a lavorare, e sara' qui prima che l'anagrafe ne giustifichi la presenza.

Me ne convinco facilmente in un pomeriggio d'emicranie, brividi, mentre una prosciugata vitalita' mi trascina dal salotto alla camera da letto; allora ingenuamente mi sento quasi autorizzato a immaginare un'alternativa non d'ozio all'attuale professione.


A dispetto delle apparenze la mia produzione scientifica e' assolutamente mediocre, e certamente ed i titoli fin qui guadagnati, e le voci elencate nel c.v. superano la sostanza di quanto prodotto.

Ho avuto la fortuna di incontrare un uomo che mi ha voluto dare un'opportunita', e l'ho colta: questo e' il segreto del 'Dr' che se ne sta laconicamente puntato davanti al mio nome.

La ragione per cui ho conseguito un Ph.D. e' frutto dell'incontro di due attitudini, la mia, di lotta contro la forza del destino, e quella, sulla quale non ho la presunzione di potermi esprimere apoditticamente, di chi mi offri' la posizione, assai piu' che non di pochi articoli, sprazzi insulsi di originalita', risultati comunque intermedi.

Non credo tuttavia d'aver rammaricato chi mi introdotto nella dimensione dell'eccellenza, nel senso che entro i limiti della condizione fisica precaria io ho confuso quelli dell'intelligenza: senza malizia ho esercitato una persuasione quotidiana, costante, sistematica che ha finito cambiare i connotati dell'altrui aspettativa quanto del mio contributo.

Proprio io, guastato nel corpo, ho finito per bilanciare con la tenacia, la fatica e l'impegno i limiti della mente, laddove ci si sarebbe attesi il contrario.

Questa premessa dilegua eventuali sospetti di rimpianto per una carriera accademica azzoppata dalla malattia, e mi lascia libero di sognare altrove senza rimpianti.

Se un giorno, se quel giorno, potro' contare su un discreto gruzzolo o delle entrate certe, riscossioni di affitti, interessi su un credito, tutte ipotesi puramente fantasiose, io mi abbandonero' ad uno studio scellerato ed enciclopedico dell'umanita', ed avro' l'arroganza di scriverne, e lo faro' con cura ed attenzioni diverse da quelle che oggi sottendono alla compilazione disattenta e frettolosa della Dystopia.

Cambierei citta', se non paese, ogni paio d'anni: qualche tappa in nord America mi tratterrebbe oltre oceano per qualche tempo, ma non dissolverebbe l'intenzione di tornare in Europa.

Vorrei anche vivere a Tokyo, dove chi mi ha conosciuto bene mi colloca libero da forzature, quelle che ho conosciuto ovunque, giacche' senza disagio potrei essere individuo tra milioni di individui.

Puoi sorridere dei piani di nomadismo su scala intercontinentale di un esserino che a fatica si decide ad organizzare un viaggio qualsiasi, ma cio' che mi trattiene dal dedicarmi al semplice turismo e' la certezza che un soggiorno di pochi giorni non mi permetta di gustare altro se non la superficialita' di un luogo, di un popolo, soprattutto se quell'ospite invadente che non si separa mai da me, il dolore, pretende un ruolo di primo piano.

Soprattutto, io desidero sentire ancora piu' violenta la frattura con il passato.

Ritornano nel sogno, o in certi pensieri, quasi sempre malinconici, le citta' ove ho abbandonato qualche sicurezza, comode abitudini ed i pochi amici, ed una strana sensazione di vertigine mi impedisce di tornare sui miei passi, a rielaborare gli infiniti lutti, a ricomporre i cocci di possibilita' mai concretizzate.

Affidandomi ad un'intuizione che le lunghe meditazioni non sono riuscite a contraddire, io desidero sentirmi braccato dai ricordi, voglio terra bruciata attorno a me, e costringere cosi' l'inerzia o quel diavolo che sono, e mettermi sotto pressione ed obbligarmi a cercare in verticale una via di fuga.

Stantio e logorato ma vigile ed esigente, dunque in contrasto con aspettative ed proposte, so bene di poter godere profondamente di quel che il mondo di implicito ha da offrire.

La mia ambizione e' ancora quella di gustare le caramelline deliziose che sono le donne, ma non mi illudo di poter essere amato o desiderato senza aver nulla da donare.

Allora, cio' che io avro' visto e capito, la sapienza, le infinite declinazioni possibili della passione, tanto della carne quanto dello spirito, cosi' come le ombre dell'introversione, piu' mi addentro in quest'abisso e piu' mi convinco che la solitudine, l'indagine scevra da compromessi di se' sia un rifugio oltre che una prigione, sara' tuo.

Non ti nascondero' nulla, e rivivremo e moltiplicheremo insieme le nostre esistenze. Alla peggio, moriro' da esule, forse da apolide.

6 comments:

  1. Non ti auguro di morire da apolide ma di vivere da apolide, perchè la nostra nazione non dovrebbe fregiarsi di certe cittadinanze, ne fa un vanto senza merito.

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    1. Eccedi nello specifico, ma condivido il tuo punto di vista.
      Ciao!

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  2. Replies
    1. Inarrestabile :-)
      O almeno fuggiasco.

      Ciao!

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  3. Per fortuna non conosciamo il nostro futuro! :)
    I medici mi hanno dato per morta,... ben tre volte!
    Sono qui :-)
    Un bacio!

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  4. Siamo piu' forti del buon senso :-)

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