Thursday, 2 May 2013

Possibilita'

Chissa' come, mi e' tornato in mente il momento dei saluti all'ultima 'pizzata' dei tempi del liceo.

Mi sfuggono alcuni dettagli secondari.



Ad esempio non riesco a stimare il posizionamento esatto di quella serata nella convulsa cronologia della maturita': mi sembra difficile crederla posteriore all'esame, certamente in molti, gia' in vacanza, non avrebbero partecipato, e tuttavia se mi impongo di collocarla antecedente mi meraviglia riscoprirvi associato un ricordo di crepuscolare addio.

Comunque sia, qualcuno, e credo proprio Silvia, suggeri' di levare i calici, ai tempi bicchieracci di coca-cola e birre semialcoliche, e mi incarico' di pronunciare un discorso.

Rifiutai goffamente, sorpreso ed incapace di scegliere tra parole di vuoto ottimismo, o schietta oggettivita', o presa emotiva.

Ieri ho replicato, tra me e me, quell'istante, ma questa volta ho lasciato libero il pensiero di adattarsi alla realta', o almeno a cio' che io percepisco d'essa.

Affidandomi alla memoria del passato piuttosto che ad un'intuizione del futuro ovviamente non ho avuto difficolta' nel dare sostanza a quel senso di vuoto che ho dentro, e che probabilmente ha iniziato a costruirsi, in fistola che dal cranio scava giu' fino al cuore, proprio in quegli anni.

Dato per scontato che dei miei compagni di quegli anni non e' mai interessato molto, con l'eccezione pur notevole di Silvia e Luca, e l'amicizia semplice ma gradevole per Marco e Andrea, mi sono servito di questo punto di discontinuita' come pretesto per una riflessione generale, che facilmente adatto ad ogni addio della mia vita.

Viaggiamo, corriamo, intrecciamo relazioni.

Ci illudiamo di aver ridotto il mondo ad un elenco di scali, di aereoporti, di capitali e mete turistiche, e la vita ad un ricco numero di appuntamenti, di incontri, di meeting.

Accedendo tramite uno schermo ed una rete a parole, immagini, suoni, crediamo di avere individui a portata di un 'click'.

Ma se immagino il mondo e la vita come creature divine o mostruose con le quali lottiamo, nel tentativo di imporvi il nostro volere e di non soccombere alla loro vastita', ed obbedire al cieco gioco delle probabilita' e del caso, riconosco solo sconfitta per l'uomo di questo secolo.

Non e' mai stato tanto sterminato, il mondo, ne' la vita cosi' vuota ed opaca.

Di quei ragazzi che ancora si trovarono attorno ad un tavolo, quasi tutti sono persi: capaci di visitare le capitali del mondo, non sanno piu' trovare se' stessi.

Ed io?

Io mi affido alle lettere, e lascio che sia un diario a rappresentare il punto fisso rispetto il quale si puo' sollevare il mondo.

(edit perpetuo).

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