Tuesday, 14 May 2013

Come bambini


Li ho viziati come bambini, i miei genitori.

Siamo andati a camminare nei bei parchi della citta', chiazze di verde che smettono in fretta l'abito elegante del giardino per confondersi alla brughiera selvaggia ed aspra che si estende a perdita d'occhio fino all'orizzonte, ed ancora abbiamo scrutato in silenzio, estasiati i capolavori dei musei del centro, e per la gioia della mamma ci siamo persi per ore nei bei negozietti alla moda del South Side.



Il mattino ci pensava un buon caffe' bollente a scaldare le ossa, ed a mezzogiorno le zuppe dense ai funghi o al pomodoro si prendevano cura di noi: delle decine di osterie, pub, locande, che come fiammelle in nicche offrono generoso riparo ai turisti sorpresi dall'irrequitezza del cielo, ne abbiamo visitate solo una mezza dozzina, ma il numero delle inesplorate equivale non ad un rammarico, ad un appettito insoddisfatto, ma fa affidamento ad un prossimo invito, che magari avra' le tinte infuocate dell'autunno, o quelle spente e poetiche dell'inverno.

...

Il mondo non e' infinito, e' illimitato.

Non avro' forze sufficienti per costringere l'ἄπειρον a riconoscersi diverso dall'infinito, e tuttavia dedichero' l'energie residue, almeno quelle della mente, allo studio, alla progettazione di un periplo attorno all'umano.

E quando sarai qui con me ti viziero' come una bambina, e ti raccontero' dei miti, delle scoperte, dell'emozioni che avro' conosciute.

Un giorno, chissa', magari cammineremo un poco assieme.

(mal di testa, confusione: scritto indecente che mi ripropongo di mettere in ordine)

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