Thursday, 23 May 2013

Cogitazioni

Bizzarro il destino della 'Teoria della Relativita'.

Bada bene: mi riferisco a quella del 1905, ovvero la 'Teoria della Relativita' ristretta', che' davvero i ricordi di quella vera e propria, la 'Generale', che segui' nel 1916 dopo lunghi anni di calcoli, ipotesi, e certamente insonnie, sono ora solo vaghi frammenti privi d'unita', tanto che ormai davvero non saprei andare oltre enunciati vaghi e vacui, ad esempio 'equazione la cui incognita e' la metrica dello spazio tempo' per definire questa monumentale opera del genio umano.


'Tutto e' relativo' verrebbe da dire.

Nulla di piu' lontano dal vero: la teoria di Einstein in effetti insiste proprio su un'assoluto, ovvero un qualcosa che e' sempre identico a se' stesso.

La 'pseudolunghezza', e azzardo un dl^2 = c^2dt^2 - ds^2, e' un'invariante, o, cedendo ad un lessico piu' familiare, una 'costante'.

E' una misura, o meglio una quantita' che associa a due 'eventi', cioe' due punti dello spazio tempo, un numero che non dipende dallo stato di chi la calcola.

Potrei annoiarti a morte con dettagli inutili, ad esempio che detta grandezza si riferisce a 'moti', ma preferisco concentrarmi sulla giusta attenuante che invoca l'avvocato della difesa.

'Relativita' ... possibile che Einstein abbia scelto un nome fuori luogo, visto che la sua teoria di fatto si interessa di un assoluto?

L'apparente paradosso e' presto risolto: perche' la pseudolunghezza sia assoluta, altre quantita' devono essere relative.

Queste grandezze sono la lunghezza di intervalli spaziali e temporali, i quali nella meccanica classica sono viceversa assoluti, ovvero indipendenti dallo stato di chi ne misura l'estensione.

Se non sei gia' morta di noia, permettimi di introdurti alla 'gioia' delle costanti.

Noi fisici siamo allegri quando isoliamo, nel groviglio di tutte le quantita' che descrivono i sistemi cui di volta in volta cerchiamo di imporre ordine o per lo meno senso, delle 'costanti'.

La ragione e' semplicissima: ogni costante rappresenta un vincolo, e dunque restringe i valori possibili della diverse variabili entro sottoinsiemi dell'infinito potenziale.


Evito di prolungare l'agonia cui ti sto sottoponendo.

Ieri notte, erano gia' le 23, un'ansia non nuova mi ha spinto di precipizio in ufficio nonostante vi avessi gia' lasciato appassire mattina, pomeriggio, sera.

Sono arrivato con uno degli ultimi autobus, e ho passato un paio d'ore al lavoro.

Confortato da risultati parziali verso le due, esausto, barcollante, ho deciso di tornare a casa.

Fuori, nella solitudine perfetta del campus, mi attendeva, appena commentato dallo sbuffare delle fronde degli alberi, il gelo della notte.

Per un'istante l'ho percepito identico a quello, umido di rugiada e pungente, delle notti di giugno quando, noi bimbi assonnati, loro genitori poco piu' che trentenni, ci infilavamo nella vecchia Fiat Ritmo o nella Regata Turbo Diesel, e partivamo per il sud, verso Torre Lapillo o Palinuro.

Attorno a questa costante, s'accompagnava al ricordo un inalterato affetto, la medesima stanchezza, e rivivevo l'emozione semplice e generosa della lettura di un'ora sconosciuta sull'orologio del babbo, ho riconsiderato l'affetto, le sventure, la lontananza di chi mi ama.

Mi beavo, te lo confesso forse cedendo a lusinghe inique, alla corruzione del compiacimento, di questa straordinaria capacita' di rivivere un istante di quasi 30 anni fa ... e tuttavia la teoria della relativita' mi attendeva, mi presentava un conto da pagare.

Quali forzature ho imposto a quali frazioni dell'anima per mantenere o forse custodire le memorie e le sensazioni di un bimbo?

Non ho imparato a vivere al di fuori di me stesso, ma non mi sono abbandonato ad un'anarchia per cosi' dire primordiale, comune cioe' in principio ad ogni uomo.

Ho invece costruito un sistema bizantino e artificioso di 'pene e compensi' nel quale fatico io stesso a individuare una teoria.

(ipoglicemia ... scusate il non-sense - edit perpetuo).

6 comments:

  1. E nel gelo della notte di questo maggio che non vuole arrendersi all'estate che sta per arrivare, non hai per caso notato la nebbia che scivolava sul terreno a lambirti le caviglie, e che osservava i tuoi passi, ed il tuo abbandonarti a ricordi perduti e ritrovati?

    Tutto è relativo... a qualcosa...

    Mist

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    1. Non arrivera' mai quassu', l'estate, e questo mi portera' in dote infinite ulteriori cogitazioni.

      La notte sara' una lama d'argento l'ultimo chiarore del sole che non vorra' calare mai del tutto oltre l'orizzonte, ed a quella luce fioca io camminero' una volta di piu' nel silenzio.

      Ciao!

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    2. Quindi l'estremo nord, magari sui fiordi.

      Un sogno mai realizzato.

      Un giorno senza fine, ed una notte quasi eterna.

      Ciao! :)

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  2. Quando voglio impressionare gli amici dico loro che vivo piu' a nord di Mosca :D

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    1. Non ci vuole molto, pure San Pietroburgo ed Oslo sono più a nord di Mosca :)

      Per avere il sole a mezzanotte devi essere un bel più più a nord, se non sbaglio... ma forse sbaglio, sempre stata una somara, in geografia :)

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    2. Hai ragione: in senso stretto si dev'essere oltre il circolo polare artico, ma fortunatamente per vedere la striscia d'argento che, un po' abusando, chiamo ultimo sole, non occorre salire fin lassu'.

      A presto

      Gio

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