Sunday, 28 April 2013

Una domenica

Ancora e' iniziato tutto nel cuore della notte.

Chiudo il cancello, e senza voltarmi esco dal giardino dei nonni.



Non e' nella memoria il destino di mia madre, e l'unica interpretazione che posso darne, e di questo mi sono interrogato nel sogno non riuscendo a tornare  indietro, e' dunque di rimozione, ovvero di lutto.

Mi incammino verso il viale, stanco e confuso.

Da una viuzza malfamata, pensavo proprio pochi giorni fa che neppure da adulto mi sono mai voluto avventurare in quel budello di cui conosco solo le estremita', mi corrono incontro i miei cani.

Nessuno di loro e' ancora in vita, ed ora eccoli li, tutti assieme.

Partecipano al mio dolore: non sono feste irruenti quelle che mi tributano, ma sento i loro tartufi umidi, e le lingue dolci sulle mani.

Mi chino, e lascio che tutti, tutti assieme mi siano vicini.

...

D stamattina infuria la fuori un vento tanto bizzoso e gelato da avermi costretto a casa tutto il giorno.

Ho pensato alle donne che amo, e non mi sono sorpreso di averle trovate tutte splendide ancora una volta.

Impigrito dalla stanchezza mi sono concentrato su uno dei paradossi di questo sentimento, ovvero il conflitto che l'affetto e l'attrazione spesso imbastiscono nei loro bisticci.

Godere di te, perfino nella dimensione offerta dalla sola parola e' possibile, significa tenere stretto al cuore quel seme di malinconia  che, ne sono convinto, e' il tuo male di vivere.

Cosi' la lontananza, ed a questa aggiungo o sostituisco senz'altro il disinteresse che avresti nei miei confronti se non fossimo separati da una distanza infinita, tutela, isolandola dalle gioie dei sensi, questa mia forma di devozione e passione di te, nella quale riconosco un sinonimo d'egoismo, un'esuberanza quasi mistica disattenta alle tue pene.

E' impossibile volerti semplicemente bene, Alessandra, e tu lo sai.

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