Monday, 8 April 2013

Sogno, realta'

Ancora e' tornato il sogno a suggerirmi un'interpretazione ulteriore della realta'.

Traslato dal giorno, dove un eccesso di rumore ed un oceano di ipocrisie l'occultano all'analisi attenta dei sensi, il flebile lamento, e cosi' la preghiera sommessa, e cosi' l'astio sottile, le vicende fantastiche della dimensione onirica fanno emergere, discriminando, accrescendo a dismisura.



A volte mi convinco che esiste davvero un repertorio, un sotto linguaggio implicito, una tecnica la cui padronanza permetta sia di essere investiti da questi segnali impercettibili che di trasmetterne deliberatamente.

Resta la mia un'intuizione, una vaga teoria, eppure il fatto che a popolare i sogni siano spesso persone all'apparenza distanti, che esulano dalla cerchia dei familiari o degli intimi, mi convince che alcuni piu' di altri riescano a comunicare a questo livello per cosi' dire sovrasensoriale.

Un altro giorno approfondiro' la tematica, ora voglio solo dirti di ieri.

Ho sognato mio fratello.

Lui non conosce la forza della spada e della magia nera di cui sono maestro, ma un potere misterioso, un dono di natura che equilibria l'inerzia del temperamento docile, lo rende quasi immortale.

Assieme vaghiamo per un santuario abbandonato da secoli, sprofondato nell'oblio degli uomini, ma non degli spettri e dei demoni che ne hanno fatto dimora.

Piu' volte siamo assaliti da creature mostruose, e sempre la mia spada, le saette che sprigiono dalle mani, riescono ad avere la meglio degli orchi, dei draghi, dei guerrieri colossali che si avventano contro di me.

Mio fratello, incapace di offendere, attende, limitandosi a sopravvivere, a sfiancare l'avversario con la sua resistenza infinita: nel momento stesso in cui zanne feroci addentano le sue carni, o sibila un dardo all'orecchio, o falcia una lama affilata, lui perde consistenza, si fa aria, luce, vapore.

La battaglia e' finita, e di chi oso' sfidare il mio potere restano solo i cadaveri, le insegne, le armi spezzate.

Penetriamo nel tempio, un ipogeo abissale, che si sviluppa lungo un cunicolo a spirale che scende nella nera terra.

Piu' ci addentriamo nell'abisso, e piu' si fanno luminosi gli ambienti, e accoglienti, e tuttavia spettrali ed inquietanti, e tuttavia irresistibili.

Arriviamo infine in una sontuosa camera da letto.

L'arredamento, che preferisce uno stile moderno alle atmosfere classiche delle pareti, finemente decorate da motivi geometrici, mi ipnotizza coi suoi colori vivaci.

Mio fratello e' in ansia, sente il fascino che quel luogo esercita su di me, e vuole tornare alla luce, anche se questo significa risalire il cunicolo, e riemergere in un ambiente ostile, nel quale abbiamo dovuto combattere.

Lo trattengo.

Il nostro saccheggio non si e' ancora compiuto.

Attorno a noi, in scrigni aperti, alle pareti, sulle console, s'offrono alle mani e agli occhi gioielli, banconote, preziosi, dipinti.

Li osservo con indifferenza.

Con la spada squarcio una il velo di una trapunta ... frugo nell'imbottitura, ed ecco lo, il tesoro tanto agognato: e' un libro sgualcito, sul dorso del quale, quasi intarsiato in un pannello rigido e spesso, e' scritto qualcosa in caratteri sconosciuti.

Lo prendo senza sfogliarlo.

Non siamo piu' soli, adesso.

Questa volta il nemico e' coriaceo.

Con la spada l'ho trafitto piu' volte, ma ancora non accetta di dover morire, di dover soccombere al mio demone.

Mio fratello non puo' aiutarmi, e per la prima volta sento che lui stesso potrebbe non sopravvivere.

Invoco aiuto, ma non per vincere quella lotta furibonda che e' tra la rapidita dei miei colpi, so di dover decapitare il mio nemico e torno a colpire il collo gia' lacerato con foga, ed il maleficio che questi sta per lanciarmi addosso, ma perche' la fantasia sappia inventarsi un proseguimento per quell'avventura fantastica, che esalta l'angoscia come il valore, e che io sento, so di rischiare di non vivere fino alla fine.

Mi sveglio.

La mente, incapace di sostenere immagini tanto tragiche o davvero di prolungare una visione di potenza ed impeto, mi ha tradito, e' vero, ma mi resta il dono di una nuova interpretazione, quella dell'attitudine tanto diversa di due fratelli, divisi da pochi anni e dall'abisso che e' il male.

(odio scrivere di fretta)

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