Tuesday, 9 April 2013

Rottura, sogno, natura


Da bimbo ero piuttosto intelligente.

In eta' prescolare mi dilettavo in calcoli matematici che intrattenevano amici e parenti, ho la spudoratezza di dirti che ricordo ancora l'istante in cui, parcheggiati nella scalcinatissima Panda 30 di mamma, mia sorella mi insegno' le prime addizioni, e ancora oggi, incontrando profughi del tempo, vecchi preti o antiche conoscenze, c'e' chi rivive quel passato remoto di curiosita' vivacissima e paroloni inconsueti per un piccoletto.

Qualcosa ando' a puttane con il coma, e posso solo immaginare la pena del babbo, la sua preoccupazione infinita: lui, medico, sapeva bene cosa il suo figliolo rischiava di perdere, in quel sonno senza sogni.

Al risveglio, quando ero ancora troppo intontito  per comunicare uno stato emotivo o manifestare una coscienza della mia condizione, furono proprio le tabelline, l'unico legame ancora possibile con il passato, visto che il pallone, le corse, i giochi sugli alberi erano ormai semplicemente inimmaginabili, che mi domando'.

Esame superato, ma qualcosa forse s'era spento.

Con gli anni, cercando di rimediare una consolazione almeno illusoria, ho immaginato che quel danno eventuale, non quantificabile eppure definitivo, e che aveva toccato altri organi, avesse alterato piu' che depauperato le mie risorse.

Alterazione ... che ci sia un'alterazione e' evidente, ma se la ragione sia nella materia grigia deteriorata, in capillari cristallizzati o nella solitudine, ed in particolare nell'introspezione cui mi affido' il male, io non so dirlo.

Certamente il modo di intendere, intepretare e elaborare la realta' differisce da quella delle persone con le quali mi sono trovato a relazionarmi.

Questa e' ricchezza.

Come una fortuna guadagnata onestamente, e partendo dal nulla, e minacciata da farabutti, mi costa infinite sofferenze, dolori a volte perfino lancinanti, e sacrifici, e crepe nel cuore, quando scopro la sensibilita' non all'altezza della tenacia, ma io ne godo.

Ieri notte, prima di addormentarmi, ti ho pensata a lungo, Valentina.

Avevo un desiderio, imprimere della tua immagine l'ultimo strato che cede alla stanchezza del cervello, e la speranza di ritrovarti nel sogno.

La mente esangue o isterica mi ha donato qualcosa di ancora piu' straordinario.

6 comments:

  1. Io quel caschetto lì, non lo sopporto più!

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    1. Allora dovro' proprio chiamarla con il suo vero nome, questa 'Valentina' :-)

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    2. No meglio di no... è irritabile e ipercritica! :)

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    3. Proprio come dev'essere :-)

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    1. Irresistibile, Femmina.
      Irresistibile :-)

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