Saturday, 20 April 2013

Oltre

Se c'e' una cosa di cui questa terra non difetta sono i muri.

Muri, cancelli, siepi, lunghe trame di filo spinato ... qui nel Regno Unito trovi abbondanza di tutto cio' che e' stato inventato per dividere, separare, nascondere.

La violenza e' strisciante ed occulta, incorniciata in gerarchie e ragionate regole di commercio.

Non mi piego all'ipocrisia, e mi rifiuto di aggiungere a questo elenco termini sui quali sarebbe piu' facile trovarsi d'accordo, come 'proteggere', 'tutelare', 'conservare', che decido di riservare ad altri metodi, a diverse pratiche capaci si' di garantire il diritto alla proprieta' privata ma non a costo di infrangere ogni traccia di uguaglianza e equilibrio, affermando, sancendo per legge differenze abissali tra esseri umani.

Sono spessi e solidi come l'egoismo e la prepotenza umana, i muri quassu'.

(nella foto, per errore, c'e' finito pure un mio dito).

Per fortuna con il passare dei secoli, ed il ridimensionarsi del potere della nobilta', alcune pretese insensate, alcune di queste barriere sono state crepate, si sono aperti varchi ... ed oggi e' possibile trovare, nel folto del bosco, una parete scavata dalla curiosita' e dalla legge che ci vuole tutti identici.

Comunque sia, qui la rivoluzione non si e' compiuta, e si deve pagare una sterlina per entrare nella riserva del Duca.

Oggi ho vissuto cinque minuti buoni di ansia, sai?

Mi sono avventurato, ancora una volta, affidandomi solo al senso dell'orientamento, e avervi coniugato l'indicazione di una graziosa ragazza a cavallo non ha aiutato, se e' vero che nel giro di pochi minuti mi sono ritrovato a camminare lungo un sentierino stretto, a ridosso del fiume.

Ho continuato anche quando il sentiero, da regolare, piano, compatto, si e' fatto prima macchia fangosa, poi erba appena calpestata, ed infine indistinguibile linea, solo immaginata, solo geodesica tra il mio punto ed una destinazione momentanea, a me prossima.

Avanzavo facendomi strada tra rami secchi, radice sporgenti, cespugli spinosi.

Mi sono arrampicato, ad un certo punto, per riguadagnare un'orizzonte piu' vasto, e farmi un'idea di dove fossi finito.

Del filo metallico, elettrificato, e un muggire sommesso mi hanno levato in un solo istante ogni dubbio: avevo raggiunto il perimetro di un allevamento, dove beatamente, stravaccati nell'erba, e' il caso di dirlo, se ne stavano dei grossi bovini pezzati.

Non sapendo che fare, preferendo evitare di dover tornare sui miei passi, ho continuato a seguire un lato del recinto per un centinaio di metri.

Non pensavo a niente di quel che mi era intorno, e forse, chissa', mi sono perso alcuni messaggi preliminari di quei bestioni.

E' stato quasi all'improvviso che mi sono reso conto che tutti i capi, una decina, si erano spostati, e mi seguivano da vicino.

Ad un tratto, e precisamente quando ho iniziato ad aver coscienza piena della situazione, una bestia, la piu' grossa, ha cominciato a smaniare.

Ha muggito, questa volta piu' forte, e quindi perfino abbozzato una carica, alzando bene il groppone dandosi slancio con gli arti inferiori, e facendo battere gli zoccoli duri a terra, come per intendere che dopo avermi fatto volare per aria mi avrebbe calpestato.

Ok, che si fa adesso?

Risposta ovvia: ritirata totale ed immediata, ma purtroppo non agevole, visto che per forze di cose non ho potuto semplicemente tornare sui miei passi, che' ormai i bovini non sopportavano la mia presenza, indipendentemente dal fatto che mi stavo ora allontanando.

Sono sceso di filato, benche' gia' stanco e un po' dolorante, fino al greto del fiume, e ho perfino carezzato l'ipotesi, folle, di guadarlo, che' la prospettiva, poi rivelatasi fondata, di dovere, necessariamente, a causa della vegetazione e della pendenza, tornare a incrociare lo sguardo di quel bullo mi metteva addosso una certa inquietudine.

Alla fine tutto si e' risolto con tanta fatica e un po' di mal di schiena.

2 comments:

  1. la prima parola che imparano i bambini è MIO non MAMMA.

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