Wednesday, 10 April 2013

L'infinita stupidita' umana

Sono disposto ad accettare l'omerta'.

Non tutti si puo' essere eroi: adeguo la stima che ho di me stesso a quest'amara verita' cui cedo, e non sono ipocrita al punto da pretendere da altri un'audacia, una probita', una tenacia che sono incapace di intraprendere, sostenere, servire fino in fondo.

Non transigo su altro: l'umanita', ad esempio, e l'intelligenza.


Ricordo questo tizio, collega di uno dei miei piu' cari amici.

Ci si trovava a volte per una cena, ed erano le serate piu' noiose e vuote che tu possa immaginare, o almeno ch'io potessi sopportare.

Si gestivano i rapporti umani un po' come si poteva: quando diventava impossibile, per oggettiva stanchezza, trascinare le ore in farsa, intervenivano i ricordi, i problemi sul lavoro, i progetti per il futuro a riempire quel vuoto che, personalmente, avrei voluto espandere, solidificare, rendere impermeabile all'irruenza dell'infinita stupidita' umana.

Mi arrivano ogni tanto inviti su LinkedIn da parte di questo imbecille.

Mi chiede di accettarlo tra le mie conoscenze - e da un punto di vista professionale non avrei nessuna remora ad acconsentire, ma io con un idiota non voglio avere a che fare, di un cane mi infastidisce perfino il solo nome, e non sopporto il puzzo di una carogna in decomposizione.

Confermando qui la mia mediocrita', ti dico che ancora mi rammarico di quell'occasione in cui non lo mandai a fare in culo come avrei dovuto fare.

Accadde durante una di quelle disgustose serata, cui partecipavo per riconoscenza, profonda, nei confronti del mio amico.


Questo figlio di troia, con un atteggiamento puerile, vanaglorioso e infame assieme, rievoco' come parlasse di acqua fresca alcuni episodi della sua infanzia.

Calabrese, viveva in uno di quei paesini dove da sempre e' la 'Ndrangheta a comandare, e dove la legge, atroce, e' scritta con il sangue delle vittime della malavita.

Al colmo della contentezza, in un attimo di condivisione allegra, becera e disinibita, vanto' le sue conoscenze con il 'boss' del paesello, che viveva proprio dirimpetto a lui.

Si spinse oltre: ricordo' della tecnologia altissima che i malavitosi utilizzavano durante i sequestri di persona, e dei mezzi, radio trasmittenti, bunker, cazzi varii, di cui lui stesso era a conoscenza, e che soprassavano, annichilivano le dotazioni delle forze dell'ordine.

Volle impressionarci probabilmente.

Non un istante giudicai il suo silenzio.

Li dove la lupara e' in agguato, io non avrei forse trovato la forza per ribellarmi, combattere, parlare.

L'avrei tuttavia incenerito per la sua perdurante insensibilita', per il vilipendio all'umanita' che io ancora avevo dentro.

So cosa avrei dovuto fare.

L'avrei dovuto guardare negli occhi, e dirgli che mentre lui si divertiva a giocare al picciotto, cosa che evidentemente ancora lo divertiva, una persona a me cara era ostaggio, imbavagliato, rinchiuso, ridotto pelle ossa, in qualche masseria, in qualche caverna dell'Aspromonte.

Non dissi nulla.

(PS: quasi tutti i miei piu' cari amici son 'terun' (Calabresi o Pugliesi), le donne meridionali ... <3 oh my God non parliamone ... <3, e la mia famiglia si sta allegramente allargando in quella direzione).

4 comments:

  1. Da meridionale non tollero che un mio conterraneo possa vantarsi di simili amicizie. Questo uomo è la dimostrazione che la madre dei cretini è sempre incinta. Che tristezza!

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  2. Dove omertà e vigliaccheria alberga, mafia prospera. Non è questione di meridionalità è solo questione di testa, come al solito.

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