Monday, 29 April 2013

Introduzione ad un sogno



Ieri sera, sul tardi, ho affidato alle premure dell'acqua calda il compito di prendersi cura di me.

Stanco per una giornata pigra ma fastidiosa ho indugiato a lungo nella vasca, e alla pulizia del corpo cercavo di accostare una detersione puntiforme della mente.



Non che i miei pensieri siano lordi, anzi: perfino quando mi dedico alla congettura minuziosa delle nostre avventure erotiche, che non limito alle pratiche educate o convenzionali, regolamentate dal galateo delle lenzuola e delle esigenze riproduttive, ma estendo ad includere sveltine, inviti inaspettati, vuoti di memoria che mi impongono senza preavviso di tornare a vedere, toccare, annusare, conoscere il tuo sesso, io affido quasi tutto al cuore.

No, non sono lordi i miei pensieri, ma forse, satura, la mente per continuare ad essere creativa deve affrancarsi dal ricordo o dalla conoscenza acquisita, e questo e', a mio modo di vedere, il raggiungimento apicale della meditazione.

Nudo davanti allo specchio ho contemplato la mia figura, splendida benche' inumana.

Il corpo quasi scarnificato, sibilante ed aguzzo, l'affiorare qua e la del filo metallico che mi traversa ancora lo sterno, i solchi scavati dai tendini nella muscolatura contratta, e poi scendendo verso il bacino la sporgenza marziale dell'anche ed il precipitare verticale lungo le gambe sottili, mi restituivano un'immagine che neppure la superficie dello specchio puo' ridurre a bidimensionale.

Le carni di un atleta, dai muscoli perfetti e ben sviluppati, egualmente ingannano la riduzione schiacciata dell'immagine riflessa, ma l'ossatura fitta del costato, che trattiene a stento la pelle raggrinzita dal penetrare nel torace, dove sembra risucchiarla il mio male, e l'estensione accentuata degli arti superiori, che una tensione tiene lievemente arcuati come ali di drago, e su tutto, li in mezzo, il cuore, decentrato dalla schiacciatura abnorme della colonna, e che vedi contrarsi ad ogni palpito, sono gli indizi certi di una natura demoniaca.

Cosi' mi sono preparato alla notte, ed il sogno ha prolungato le suggestioni di un istante.

Mancano la logica e la completezza in questo regno dell'intuito: so di essere un assassino, so di essere stato incaricato di uccidere un orco sanguinario.

Non mi interrogo circa la convenienza ed i pericoli di cio' che mi e' stato implorato: d'altra parte ogni contorno manca di consistenza, e cio' che vivo e' esclusivamente il presente.

Penetro in una caverna, e come mi addentro in quei cunicoli acquisisco via via coscienza del mio compito.

Non e' un orco che devo uccidere, ma la figlia di un orco, una principessa viziata e crudele.

Il padre, ormai stanco e vecchio, un re morente sfinito e sconfitto, non oppone resistenza all'avanzare di un assassino nel suo reame, nel suo intricato palazzo sotterraneo.

Muovendomi di stanza in stanza, mi accorgo che ovunque sono doni: pacchetti il cui contenuto abbandonato li, per terra, e la cui carta, strappata orribilmente, con fretta, testimoniano disinteresse e rabbia.

Inoltrandomi ancora di piu', trovo confezioni intatte, in mezzo a cartacce, nastri dilaniati, spazzatura.

Un assassino dovrebbe far di tutto per celare la propria presenza, lo so bene, ma per una volta decido di giocare con la mia vittima terribile.

Apro io, quei doni dimenticati, sono d'oro e diamanti, ed immagino facilmente le violenze ed i soprusi che nascondono, e continuo ad esplorare, girovagando per quell'ipogeo immenso.

Capitando in una stanza gia' visitata, trovo un messaggio, lasciato dalla principessa, presso uno dei pacchetti ch'io ho svuotato.

E' un invito, che vuole essere gentile ma non maschera l'odio di chi vuole farmi la pelle, a rimanere li, che' lei presto tornera', e sapra' ringraziarmi della visita.

Non devo attendere molto: enorme, calva, dalla testa squadrata e dalla bocca oscenamente sdentata, assetata del mio sangue entra l'orribile creatura.

Si avventa contro di me, convinta di poter fare cio' che le pare.

Ignora, poveretta, che le mie mani sono artigli, e che presto macchiero' del suo sangue le pareti ed i pavimenti di quel luogo maledetto.

2 comments:

  1. Ma non è vero! sembra la mano di un saggio, un gurù..ecco! :) Lo penso veramente!
    baciotto!

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  2. Artiglio, artiglio :D

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