Sunday, 7 April 2013

Bighellonare

Di ritorno da un pomeriggio di lavoro, indispettito per il freddo, che del cuscinetto di un ieri pomeriggio quasi tiepido ha fatto un ennesimo trampolino per aggredirmi il capo, ho bighellonato un po' per i quartieri residenziali.




Dal campus, seguendo il fianco della collina, la pozza delle anitre selvatiche, la strettoia ripida dove il ruscello ha scavato la sua vena, silenziosi e placidi se ne stanno i distretti eleganti di ###, i lunghi viali dalle ville e dai palazzi vittoriani, coi bei loro i giardini di rappresentanza all'ingresso.

E' un susseguirsi, in ossequio ad un ordine non scritto ma compiaciuto, di siepi, deliziose composizioni floreali, giochi di pietra, vialetti di ghiaia, e tutti questi elementi decorativi, qua e la vedo anche sculture esotiche, serragli, piccole cappelle, serre, ricordano il tempo in cui  nel Regno riflui' la ricchezza, depredata, del mondo intero.

Una bambina, in una via silenziosa, dove le automobili*, benche' ce ne siano di parcheggiate una sopra l'altra lungo i marcipiedi, transitano assai raramente, accompagnata dal babbo affronta una delle prime prove critiche della sua vita: pedalare senza rotelle.

(* Io ODIO le automobili).

Devo dire che la piccoletta se la cava davvero in modo egregio, ed penso al mio babbo, che ha tanti pregi, ma anche un mucchio di difetti, ed certamente e' tra i peggiori maestri di questo mondo!

Mi insegno' lui, cosi' e' ancora capace di dire, ad usare il motorino con le marce.

Oh, me lo ricordo bene quel pomeriggio di pubblici insulti per strada, davanti casa, sotto gli occhi impietriti delle pettegolone del civico 14, e ho ben presente anche la strada, ripidissima, svoltare non era per nulla facile, dove scelse di mettere in mano ad un ragazzino di 14 anni miope e incerto un'Issimo sgangherato!

Il mio babbo ... l'ho sognato stanotte.

C'era un medico che si prendeva cura di un vecchio, ed entrambe queste figure erano lui, mio padre.

Piangevo, e stringevo forte il torace del mio babbo.

L'ho interpretato, questo sogno.

Il medico e' il passato, il vecchio il futuro.

Il presente e' la macchia nera della mia lontananza, e questo distacco, che si protrarra' per sempre, divide il professionista affermato, sicuro di se' e circondata dalla stima e dal rispetto di tutti, il padre di quando per la prima volta lasciai l'Italia, e l'anziano che un domani tornero' a piangere.

L'assenza, che il mio girovagare, lo so bene, lo desidero, ne ho necessita', si prolunghera' per tutto il resto delle nostre vite, gia' rende contemporanee queste due figure di fatto contrapposte.

Cosi' sento la forza straordinaria e la tenerezza sconfitta, e le fondo, e vi do lo stesso suo nome.

Mio padre e' un eroe.

Di chi mi e' intorno, di chi ho conosciuto, e le vicende tragiche della malattia, e quel minimo talento che mi ha infuso ha permesso di andare oltre la consuetidine con un numero di individui, io conservo l'idea, il significato, il valore.

E' un residuo, non un relitto del male cio' che ho catturato qui dentro.

Mio zio, il chirurgo che si prese cura di me, pochissimi amici: loro hanno dato una definizione nuova, personale ed autentica a termini che altrimenti avrei confuso, finendo per attribuirli a sconosciuti, a sigle, a fantasmi della storia.

Intelligenza, nevrosi, consapevolezza, talento, genio ... hanno nomi e volti, e costituiscono il patrimonio ereditato da questa vita impossibile ed assurda.

Mio padre e' eroismo.

Un giorno, forse, ti parlero' di lui.

2 comments:

  1. Mio padre è un uomo come tutti gli altri ...
    non ho ricordi di lui degni di nota
    FG

    ReplyDelete
  2. Il mio babbo e' una figura enorme e complicata.
    Non credo di somigliargli troppo, ma mi ha influenzato moltissimo.

    ReplyDelete