Wednesday, 17 April 2013

Alessandra

Ho camminato piu' a lungo del solito, complicando la linea retta che unisce l'ufficio e la fermata dell'autobus, facendone un lungo zigo-zago, ed ero indispettito e triste.

Qualche accidente cammuffato da progetto edilizio ha falciato alcuni splendidi alberi che fino a pochi giorni fa, e per anni, accompagnavano le meditazioni degli studenti, rasserenando l'umore dei malinconici, e sussurrando al furore del vento la forma esatta di mille emozioni.


Ne osservavo i primi germogli.

Poi, un pomeriggio, il ronzio odioso della motosega mi incupi'.

Dalla finestra ne vidi cadere uno, e speravo l'ingordigia fosse sazia, che ci fosse un motivo valido per quella scelta.

Delle 'X' tracciate con degli spray da vandali su quei tronchi gia' anticipava il piu' ovvio dei destini, scontato per tutti tranne che per quelle creature maestose e bellissime.

Esausto, gli ultimi giorni sono stati davvero estremi, e cosi' saranno i prossimi, ho cercato il calore della mia umanita' li dove e' piu' facile trovarlo.

Nel dolore.

Ho carezzato i tronchi mozzati, vene ormai destinate a indurirsi, farsi scure, rinsecchire.

In alto le nuvole correvano velocissime nel cielo.

Da lontano la collina, brulla, solo a tratti ricoperta di cespugli d'erica, non tratteneva le folate, che da un rifugio remoto d'Asia, senza incontrare sul loro cammino ostacoli, sciamano fin qui.

Barcollavo visibilmente alla danza scomposta ed imprevedibile delle correnti.

Pensavo a te, Alessandra.

La stanchezza di questi giorni evidentemente si riflette nella qualita' opaca delle mie parole, ora senza dubbio incapaci di trasmetterti cio' che ho provato.

Viceversa, la spossatezza, la malinconia, quel retrogusto amaro che lascia indietro ogni raggiungimento effimero, mi permettono di assaporare le infinite declinazioni dell'animo mio, i picchi e gli abissi di questo temperamento tenace ma sofferente, il sapore di quest'anima inquieta ma affranta.

Estendendo forse con troppa fretta questo paradosso ad ognuno, l'ho traslato fino al tuo golfo, dove un altro mare specchia i triboli e le gioie degli uomini.

Cosi' continuo a pensare a te, al tuo talento, alla maestria, all'ampiezza dello stile e alla resa estetica ... e quindi a quel che significhi gia' cosi', con le semplici parole.

E mi convinco una volta di piu' di quanto tu sia preziosa.

2 comments:

  1. La diseducazione al senso di bellezza, a me inquieta più della profezia dei Maya.

    Sono cresciuta in una città dove ogni angolo è bello, i bizzarri innesti naturali a cornice dell'intelletto estetico di greci e bizantini.

    Difficile perderne traccia nella memoria. Tutto al più si ricorre all'analista per placare gli spasmi di astinenza.

    FG

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    1. Voi siete saggia, Femmina.

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