Monday, 18 March 2013

Zenone e Francesco

Proprio ieri leggendo 'L'opera al nero', un libro straordinario, specialmente per chi, come te, partecipa ai moti dell'animo, alle inquietudini del pensiero e al fermento conflittuale che su entrambi esercita la scienza, ho trovato un passo che si adatta perfettamente alla situazione in atto. 


Dato per scontato che tutti, perfino io che sono ateo, ci auguriamo che questo papa sia davvero emulo della figura che ci e' tramandata di Francesco, c'e' un meccanismo straordinariamente umano che prevale in questi istanti, una sorta di lieta intossicazione del giudizio. 

Nell'Opera al Nero questo concetto e' espresso benissimo: durante un suo viaggio, che e' come dire nel mezzo di una fuga, Zenone, il protagonista, un alchimista filosofo, sodomita e ateo, si trova a viaggiare, sotto falsa identita', con un alto prelato. 

Giunti in prossimita' di un villaggio, la loro attenzione viene catturata da un'ennesima impiccagione di calvinista, e dalla piu' pia sorte destinata alla moglie, che viene sotterrata viva. 

Poche parole di sofferenza del prelato, spingono quasi ad un entusiasmo imprudente Zenone. 

La spiegazione che si da', e' che quando inattese, perche' espresse da labbra altrimenti severe o indifferenti, ci sono parole che smuovono oltre il loro significato.

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