Tuesday, 26 March 2013

Un dialogo


Nella mia lunga carriera di motociclista ho avuto un paio di incidenti.

Il primo, non avevo che il foglio rosa, mi costo' una ferita superficiale ma dolorosa al ginocchio, che usci' malconcio dalla frizione con l'asfalto.

Non posso dire, amica mia, di ricordarmi precisamente adesso, in questo preciso istante, le sensazioni dell'istante in cui lo pneumatico anteriore tocco' il bordo alto del marciapiedi, la vertigine della repentina accellerazione sul fianco destro, la perdita della presa salda del manubrio, l'irrigidirsi tanto vigoroso dei muscoli del petto e del diaframma da svuotare i polmoni e far mancare il respiro, il tonfo secco dell'urto.

Eppure, e capita quasi sempre di notte, un attimo prima che mi addormenti, io rivivo di tanto in tanto quell'esperienza ormai remota, ineffabile, e che non ha dimora in un settore della mia memoria cui ho accesso quando lo desideri.

Allora una scarica di adrenalina mi contrae i muscoli delle gambe, ed un fremito mi scuote tutto.

Cosi' e' per il male che mi dilania ora.

Mi sorprende un'immagine, quel che so, quel che immagino, e di nuovo precipito, e di nuovo sento freddo.

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