Saturday, 23 March 2013

Sabato sera


Sabato sera passato a fottere una puttana.

Ecco, cosi' e' come riassumerebbe le ultime ore uno che si trovasse per caso ad interpolare qualche dato oggettivo, traffico telefonico, prelievo di tot sterline allo sportello bancario, tratta in taxi da A a B.


Adesso lascia che ti spieghi io com'e' andata.

Oggi pomeriggio mi e' piombata addosso del tutto inaspettata l'ennesima mazzata emotiva e sentimentale.

Decapitato, ancora una volta, colpito proprio li dove ancora e nonostante tutto sono vivo ho vacillato, ho rivisto spianate davanti a me lunghe, penosissime settimane di disperazione.

Soffrire per il dolore e la stupidita' altrui ... follia!
Basta!
BASTA!

Mentre frugavo tra i cassetti alla ricerca di un medicamento opportuno, e smaniavo, e sentivo scoppiarmi la testa, gia' sapevo che a fugare il male non sarebbe stata una molecola, ma una donna.

Mentre lottavo con tutte le mie forze per non affondare, non una volta di piu', non per la stessa ragione, cercavo freneticamente un profilo di ragazza, e quindi mi accordavo per un'ora, e riempivo la vasca di acqua bollente per la giusta abluzione.

Hai presente la massima di Nietzsche, quella frase apoftegmatica e spesso fraintesa che dice che 'quel che non mi uccide mi rende piu' forte'?

Io stasera te ne posso dare una dimostrazione rigorosa, con tono ed arroganza professorale se lo desideri.

'Quel che non mi uccide mi rende piu' forte' poiche' necessariamente il lutto sterilizzato mi mette di fronte all'ingegno umano, alle sue risorse, alla sua flessibilita' sorprendente che riesce ad ingannarlo, ovvero a sopravvivere.

E' ovvio che non tutti possano godere di queste qualita', ed infatti un sacco di zombie, di morti viventi s'aggirano qua e la, mendicando, contagiando, marcendo.

Io no.
Io oggi mando tutto alla malora e sopravvivo.

Guarda, sono ben consapevole che il livello della mia autostima stia crescendo a dismisura, avvicinandosi un po' troppo alla spocchia, alla superbia.
Forse ne ha gia' i connotati, ma oggi io a questa, a null'altro mi affido per sopravvivere.

PerDiana, io sono un caso umano!
Come posso attenermi alla norma, quando tutto qui dentro, dalla materia grigia al sangue, smentisce ogni canone?

Deep into that darkness peering, long I stood there, wondering, fearing, doubting, dreaming dreams no mortal ever dared to dream before. (E. A. Poe).

Non credere che si possa dimorare nelle tenebre a lungo senza divenirne parte, o ad esse confondersi, anche se solo ai propri occhi.

Il male che ha piegato le mie ossa, fatto della gabbia toracica un contenitore sfondato e cadente, e ancora schiacciato il cuore in una maglia troppo stretta, ha vinto anche il temperamento.

Devo vergognarmene?
Devo chiedere perdono?

Col cazzo, tanto piu' che l'evidenza delle parole che lascio fluttuare attorno a me comunicano tutta la pena di questa pantomima patetica, e dovrebbero infondere nel prossimo tutte le ragioni a mio decoro.

Sono egoista?
Impaziente?
Frustrato?

Puo' darsi, e decido di curarmi isolandomi e andando a puttane (molto raramente, e sempre piu' raramente ad essere onesto visto che l'impulso sono proprio le afflizioni, non il desiderio, a incendiarlo qui dentro), ok?
Hai da propormi alternative?

Non credo proprio.


Mi consola il fatto che, davanti al corpo nudo, opalescente, morbidissimo di una ragazza magiara e randagia io resto gentile, premuroso, divertente.

Perfino in un letto di puttana sono unico, anzi: incredibile.

Prima e dopo, e nell'attesa, le parlo, le consiglio le tappe del suo viaggio collocato nel futuro prossimo in Italia, la confondo con dotte citazioni latine.

La costringo a ridere un'infinita' di volte, accennando alla devozione di un uomo per un ventre ben levigato, alle molte ragioni a favore del culo, di quelle che invece sostengono la superiorita' delle tette, e cosi' via.

Canzonando i miei infiniti problemi fisici, quelli che dopotutto mi impediscono perfino di godere di un corpo femminile se non con il cranio, l'ammonisco: 'se per caso ci vediamo per strada e non ti saluto, non e' perche' non mi sei simpatica' ... e lei fa cenno di si, e mi spiega che capisce, che tanti clienti l'implorano di ignorarli, ma allora io la prendo in controtempo ... 'ma perche' non ti riconosco a causa della miopia. Quindi se capitasse cattura la mia attenzione con ampi gesti'.

Era bellissima tra l'altro, una delle donne piu' graziose che mi siano capitate nuda innanzi, anche se ha voluto offendere la naturalezza del suo corpo con siringate di silicone che ne hanno graffiato e arrossato la pelle, e gonfiato e addensato i volumi.

Anche se le sono venuto dentro due volte, io non ero li solo per scopare.
E dopotutto se scrivo qui di questa avventura, e' perche' una volta per tutte sento la necessita' di mettere un diaframma tra me e chiunque altro.

Se il corpo deforme, o forse la bonta' infinita, mi hanno negato il tuo corpo, il corpo di ognuna, e ancora l'ardore del sentimento offerto ad altri solo perche' sia brutalizzato, allora che lo squallore della prostituzione rintuzzi le confessioni, le confidenze, l'amicizia.

E se non basta, sia proprio esplicito desiderio: io non voglio avere piu' nulla a che fare con alcun essere umano.

La famiglia ... questa colloco al riparo dal mio furore, e poi basta.
Stop.

Finiro' seppellito dai libri, mi costruiro' un'esistenza patetica, ... cazzi miei.

La mia vita e' gia' dolorosa sufficientemente di suo, e con il tempo ho imparato che dagli altri io non so che collezionare il male.

Propositi suicidi, pianti, lacrime, disperazioni, e mentre altri si scopano quei corpi che io conosco solo come contenitori di emozioni squassanti, le crepe dei loro cuori, insultati come solo l'idiozia puo' esserlo, rigano il mio, il mio di uomo severo, equanime, giusto.

Adesso basta, tutto qui.

Mi uniformo a cio' che, in larga parte, sono.
Rinuncio allo strazio pur fecondo dei contrasti aspri, speranze, delusioni, lacrime mi hanno accompagnato per troppo tempo.

Non temo di immiserirmi: restano ancora universi da esplorare, e li io mi traghetto, armi e bagagli.

Si chiude: andro' avanti a scrivere di me, ma non cerchero' piu' contatto, e faro' brandelli di quel che ho fin qui tessuto, e mia consolazione saranno la lontananza di Alice, i piccoli gesti intangibili che a lei mi legano flebilmente, e la prudenza di Chiara, la sua arte altissima e crepuscolare.

Concludo con un aneddoto divertente.

Al campanello eravamo in due.

Date le dimensioni dell'edificio, un palazzone ed elegante, non potevo certo escludere che l'altro, un tizio senza carisma, chiaramente spaesato, fosse anche lui li per il mio stesso motivo, tanto piu' che il mio appuntamento non era generico, ma fissato proprio per le 9.

Lui ha preso pigramente l'ascensore, io sono salito a piedi.
Mentre suonavo al campanello, sul pianerottolo, e sentivo Jane parlottare con la sua coinquilina, si aprivano alla mie spalle le porte dell'ascensore, ma non ne scendeva nessuno.

Buffo, no?

5 comments:

  1. Nicoletta ha un nome fuori moda
    Come l’Ungheria.
    Nicoletta ha 19 anni per me
    Qualcuno in meno per lei.
    Nicoletta è bella, ma se glielo dici
    Sorride e ti risponde: “poco, poco”.
    Fa ancora freddo
    Ma Nicoletta è sempre lì
    Fino alle tre di notte
    Senza neppure una sedia.
    La musica dance degli anni ‘80
    La scalda e le tiene compagnia
    Stordendola dagli auricolari.
    Ma lei non balla
    Sta ferma, aspetta e quasi si stupisce
    Quando un’auto si ferma
    E il finestrino si abbassa.
    Nicoletta mi guarda
    Io la guardo e non parlo
    La sua voce da bambina
    Accarezza la nebbia.
    È lei che mi domanda: “trenta?”
    La faccio salire ed è la mia ragazza
    Vorrei portarla a ballare
    Offrirle da bere
    Farmi raccontare la sua storia.
    Ha un figlio di due anni
    che sta dormendo a Budapest
    non ho il coraggio di chiederle altro
    (se questa non è malinconia…)
    Nicoletta si prepara
    Qualcuna le ha insegnato
    Si toglie la cicca dalla bocca
    Apre il pacchetto dei fazzolettini
    Prende dal blister il preservativo.
    Mi sento uno stronzo ma penso (come scusa)
    Che non voglio farle l’elemosina.
    Ora mi sembra una triste operaia
    Concentrata a lavorare il suo pezzo.
    Nulla di più lontano dal sesso
    Solo movimento meccanico e senso del dovere.
    Seguo i suoi capelli biondi, se li lascia accarezzare
    Vedo il suo sguardo triste da socialismo reale.
    Non è quella cosa sporca che credevo
    Ma solo stupida e irreale.
    Le dico che è la mia prima volta
    Mi guarda e sembra non capire
    Le chiedo se stanotte ha guadagnato bene
    Mi dice che in sei ore sono solo il secondo
    Ma non sembra disperata
    E neppure spaventata
    Dal dover giustificare a qualcuno
    Il magro guadagno.
    Mi convinco che quel qualcuno
    Non può , a modo suo, non volere un po’ di bene
    A una ragazza così dolcemente persa.
    Mi sorprende con un sorriso raro
    Quando vede che porto la fede
    Come se solo allora ricordasse
    Che quel che aveva fatto era pur sempre proibito
    Anche se il pezzo non era stato lavorato fino in fondo
    Perché felice di non sentire niente
    Le avevo detto che poteva bastare.
    Nicoletta mi chiede un ultimo favore
    Giù dalla macchina, con la portiera aperta
    Fa la pipì mostrandomi gratis la sua nudità
    Le mutande e i reggiseni dell’est sono bianchi
    E non hanno bisogno di essere eccitanti.
    Mi offre persino una caramella
    Mentre sembra che la stia riportando a casa.
    Ma lo stronzo italiano del capitalismo maiale
    La fa scendere pochi metri dopo.
    Mi prende la mano per guardare che ore sono.
    “tra poco a casa” e mi saluta con la mano.
    Il piccolo suv nero si allontana.
    Ciao Nicoletta, mia prima e ultima
    Dolcissima puttana



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    1. Rispondo dopo.
      C'e' il 95% di cio' che e' umanita' qui dentro.

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  2. Molto intenso, Gio! :)
    Un bacio

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    1. Forse troppo :-)

      Ciao Sara!

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  3. Il mestiere più antico del mondo, che non sente crisi, dalla strada alle vallette in tv, fino ai banchi della politica, lo scenario è ampio.

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