Friday, 15 March 2013

Realta'


Certamente e' nel sogno che la mia intelligenza raggiunge la sua massima espressione.

Intendo cosi' affermare che in nessun altra circostanza riesco a concretizzare una beatitudine paragonabile a quella che possiedo, senza necessita' di assumere droghe o ubriacarmi, ad occhi chiusi.

Non mi riferisco qui infatti alla capacita' di elevare dal nulla elaboratissime congetture, di costruzioni soavi elaborate ad occhi aperti.
Di questa capacita' invece, certamente notevole, io e' da anni che cerco di liberarmi, per rimpossessarmi, nella veglia, di una forma di minima serenita' e decenza.


Nienta carta bianca alla fantasia, per carita'!

Ammetto che una condotta marziale, una disciplina ferrea cui mi costringono dopotutto innumerevoli fattori esterni, ha ridimensionato grandemente questa sciocca predisposizione, che oggi solo raramente mi espone a nuove umiliazioni e sofferenze indicibili.

Mi sono sottratto quanto ho potuto a trame che legano il mio nome a quello di una donna, ed e' mia intenzione irrigidirmi ancora di piu', e le distrazioni offerte dal lavoro, dallo stress, dall'amministrazione del male sono i cardini di questa impostazione innaturale e tuttavia necessaria.

No, niente sogni ad occhi aperti.


Ti indico ora i prodigi che so vivere nella dimensione onirica, cui la stanchezza, la spossatezza interiore come l'indebolirsi del corpo, mi introducono quasi ogni notte.

E' curioso, e riesco a darne una spiegazione, che spesso ritrovi nelle fantastiche avventure notturne non esseri umani, ma animali.

I miei animali.

Tutto cio' che ci giunge attraverso i sensi e' mediato, filtrato, artefatto: il contatto con un corpo, la vista, l'odore come ogni manifestazione percepita sono trasdotti dalla complicata catena fisiologica composta da nervi, sinapsi, campi elettrici in immagini interpretabili dal cervello.

Quando noi tocchiamo un corpo la sensazione provata e' una traduzione non univoca di un'interazione: per questo motivo io escludo che per avere esperienze identiche a quelle che i sensi possono offrire sia necessario affidarsi ad essi.

Questa complicata circonlocuzione non sta che a implorare la mia mente perche' creda alla realta' del sogno.

Mi sono prodigato, inconsciamente.

Con l'obbiettivo di equilibrare l'amarezze infinite della veglia ho espresso il mio talento per convincermi di questa circostanza, ed oggi ne sono convinto.

La gioia, la tenerezza, le emozioni intensissime che conosco nel sogno valgono una frazione non indifferente del male.

Non riusciro' mai a convincerti della forza che so trarre dai miei sogni.
Mi tiene in vita tuttavia l'incredibile varieta' di vicende, avventurose, sentimentali, curiose, che spesso vivo nelle mie fughe parallela al giorno.

C'e' tutta una serie di paradossi dei quali non riesco a liberarmi del tutto: cosi' se pure ritrovo spesso nel sogno degli individui, morti, lontani, scostanti protagonisti dei miei giorni, con questi non riesco ad entrare in comunicazione completa, quasi che la razionalita' che sottende ai rapporti umani ancora si ostinasse a disconoscere la realta' della dimensione onirica.



Ma quando sono gli animali a popolare le immagini che il sonno anima e trasforma in presenze, la comunione e' totale.

Ne trovo una ragione aggiunta: con gli esseri umani io per forza di cosa mi sono sempre dovuto confrontare su una base razionale.

Non sono mai stato amato, nella situazione migliore ho avuto il ruolo di confidente, di guida a volte.

Chi si e' avvicinato a me l'ha fatto perche' in qualche modo attratto o incuriosito da qualita' quali forza, tenacia, intuito, saggezza.

Ma i miei cani ... affidandoi a nulla che l'istinto mi hanno amato, quanto io ho amato loro, e questo dilagare di un sentimento elementare e purissimo, l'esperienza di un'affetto arginato da mura invalicabili se proiettato su una donna, cerca avidamente la notte per rivivere.

E' trionfale ogni suo ritorno.

Nella follia di una notte ha senso evocare queste figure tenerissime, poiche' nella realta' stessa mi ci avvicinavo spogliandomi di ogni razionalita'.

Stanotte e' stato bellissimo.

C'erano Duncan ed Arky.

Di piu' ...

Duncan, il cane che piu' ho amato, era paziente e silenzioso.

Mi aspettava, ventre a terra, vagamente remissivo e con il capo reclinato ad attendere le carezze che non sono mai mancate, li accanto al letto dove tante volte ha dormito.

Mi avvicino, mi stendo al suo fianco ed ecco sopraggiungere Arky cucciolo, ed eccolo giocherellare con il muso di Duncan, che paziente lascia fare, e starnutisce solamente quanto il piccoletto lo soffoca coi suoi giochi.
Ed ecco poi aggiungersi alla scena Arky da adulto, enorme, morbido, buono e paffuto come un bimbo, piu' simile ad un orsacchiotto che ad un cane, una palla di pelo irsuto e rabbuffato, plana accanto a quei due, e divide con loro il mio amore inconfessabile.

Piu' volte il dubbio ha serpeggiato, ma ogni volta l'ho vinto, l'ho estromesso da quel mondo ideale nel quale le leggi del tempo e dello spazio non sono che assurdi compromessi teorici.

Se una voce protestava, e indicava la, nel giardino, dove gli anni hanno inghiottito le loro carcasse, a me bastava guardare giu', sotto il terrazzo, ed ecco fare di nuovo capolino il testone di Danka, ed eccoli entrambi alzare gli occhi, ed eccoli di nuovo salire la scala a chiocciola fino a me.

Io ieri notte, nel freddo di un letto ghiacciato, ho amato una volta di piu'.
Una volta di piu' ho conosciuto l'amore infinito delle mie bestie.

Non so quando torneranno a trovarmi.
Non so se questa volta sara' Ame, o Piki, o il vecchio Rhas.

Il mio cuore battera' ancora, questo so.

E se credi non sia sufficiente a vincere la morte, e se  credi sia solo egoismo, rivivo il qualcosa che non e' piu', e marco una differenza abissale tra le possibilita' cui accedo e la putrescenza dei loro corpi privi di vita, ti prego solo di una cosa: se mai mi hai amato, domani, quando io saro' freddo ed immobile, e penserai d'avermi perso per sempre, invocami la notte.

Saro' io.
Saro' quello che custodisce nel cuore il sogno di esserti vicino.

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