Saturday, 9 March 2013

Qui

Qui e' ripiombato prepotente il gelo, ma dopotutto e' anche gia' primavera.

Abbiamo avuto giornate tiepide, ed il sole s'attarda sopra l'orizzonte fino all'ultime ore del pomeriggio, e sugli alberi, timide ed incerte, fanno capolino le prime gemme, e fiori arditi e coraggiosi sono da qualche giorno nelle aiuole, dove ancora la mattina puoi trovare la brina, o l'ultima neve.



Ho osservato con il cipiglio dello scienziato le previsioni meteo, e mi sono spinto ad immaginare la compressione, entro le linee di flusso delle correnti che dalle steppe siberiane il Buran soffia fin qui, della quantita' maligna  di un fenomeno che non trovi definito nei libri di fisica, e di cui tuttavia le mie ossa conoscono perfettamente gli effetti.

C'e' una strozzatura nei grafici che affollano le cartine dei metereologi, e si ripete ogni volta, come se il Buran, dilagando dalla sua dimora remota dentro al cuore vasto dell'Europa, giunto fin qui decida di stanziare un poco, per riprendere energie, prima di tornare a gelare il mare del nord con la sua violenza.

Nei paesi mediterranei, dove pure sgomenta un improvviso irrigidirsi delle temperature, non conoscerai mai l'ardire di questo demone, capace, un giorno qualsiasi dell'anno, di sovvertire le leggi delle quattro stagioni, e di fare di pioggerellina chicchi di grandine, di pozze fangose lubriche, traditrici lastre di ghiaccio.

Domani, se avro' coraggio o imprudenza sufficienti, mi spingero' fino al bosco di xxx Hill.

Amo quella modestissima macchia di verde, anche se occorre una certa immaginazione per tradurre brevi camminate per pochi sentieri ed un'estensione modestissima e non del tutta riparata dal fracasso della citta' in un intricato e misterioso salire e scendere per sentieri accidentati e sassosi, e solo implorando la fantasia riesco ad affidarmi al senso dell'orientamento piu' che alla memoria, che in poche visite mi ha permesso di sezionare il bosco in componenti decifrabili e immediatamente riconoscibili.

Aggiungerei domani una suggestione nuova, un ulteriore contrasto empirico, tattile e visivo al bagaglio delle mie esperienze sensoriali e teoriche.

Ne faro' buon uso.

Li, d'estate, in un'ampia radura sfuggita chissa' come mai all'opera d'accerchiamento, laboriosa e incessante, del bosco, trionfano le tinte pastello di folti cespugli dai fiori lilla'.

Vorrei trovarli gelati, cristallizzati nella morsa del ghiaccio.
Che spenga, il gelo, il correre forsennato del tempo.

Cosi' un moto del pensiero, sfuggito al controllo della razionalita', proseguendo anarchico e folle lungo la tangente di un'intuizione, deborando oltre il limite del sensato, creera' un legame fittizio e consolatorio tra idea, intuito, vita.

La statica condizione della mia solitudine, egualmente paralizzata in un gelo piombato con violenza quando attorno aspetti la primavera, sentiro' sottratta all'ingordigia del tempo.

Dovrei essere un uomo, concentrato sulla carriera, con un occhio al tornaconto, e nulla in mente se non profitti e benefit.

Ed invece, ancora, io penso all'amore.

E' il gelo che ha preservato purezza qui dentro.

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