Saturday, 30 March 2013

Pensieri e ricordi

Era da parecchio che non passavo un sabato sera al lavoro.

Ai tempi del Ph.D. era diverso, e tante, troppe volte lasciavo sgocciolare le ore della notte nel mio ufficio, scrivendo codici, mettendo alla prova algoritmi, bighellonando nell'unico luogo in cui non mi sentivo straniero.


Mi teneva compagnia la musica, che riempiva le stanze, i corridoi deserti.

Jazz e classica, Ornette Coleman e Schubert, ma soprattutto mi avresti riconosciuto per il picchiettare delle dita sulla tastiera, che seguivano il ritmo, l'intensita' stessa della musica.

Di tanto in tanto scendevo al piano di sotto, e mi facevo, al costo di poche monete, un bicchierino di ciccolata o the, piu' raramente mi concedevo una bottiglia di coca-cola.

Allora, lo ammetto, c'erano e ragioni e mezzi diversi: il carico lavorativo era superiore, ed era facile prendere la moto, scendere al campus, e poi tornare a casa, magari allungando la via del ritorno, cosi' da inseguire le scie delle luminose del centro, o intrufolarsi nei boschi, o prendere per poche centinaia di metri la tangenziale, e tirare come un forsennato la seconda e la terza, e poi scalare al semafoto, e riverstirmi di nuovo da membro rispettabile della citta'.


...

Vorrei parlarti di un episodio squallido e crudele di tanti anni fa.

Di nuovo, protagonista e' il mio quartiere, bigotto, spietato, sensibile non tanto al pregiudizio, quando a quella sua parte variabile a seconda dei casi che e' nel cono d'ombra di un qualche viscido interesse personale.

Vorrei, ma e' notte fonda, e rimando a domani.

Dubito che alcuno leggera' mai questa pagina a notte fonda, prima di andare a dormire.

Ma se e' cosi', io voglio prepararti con il dubbio a cio' che scrivero' domani.

Pensa al piu' intimo e tenero dei tuoi segreti, ad una dolcezza ritrovata e pericolosa, fragile ed ardente.

Ora immagina che mentre tu ti stendi nel letto, e chiudi gli occhi, e abbassi per un attimo la guardia che custodisce il tuo tesoro nascosto e proibito, qualcuno, brancolando nell'ombra della notte, spezzando la quieta delle ore buie e fredde con un'attivita avide e frenetica, si sta dannando l'anima per aggredirti, per umiliare quell'umanita' che ti ha spinta a violare una convenzione, un patto freddo ed ormai insulso.

Una lungo calcolo, vile ed infetto, sta realizzandosi mentre tu scivoli nell'ultimo sonno sereno.

16 comments:

  1. Lunga notte insonne, questa. D'attesa. Le palpebre mi si chiudono, ma non posso dormire. Sono già pronta a leggere ciò che scriverai. Vorrei l'avessi già scritto, in verità. Così avremmo aspettato insieme il nuovo giorno. Stanotte ho visto tante lacrime, domani vorrei un arcobaleno.

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  2. E' un episodio di ordinaria follia.

    Lei, lui, ed una moglie fredda e distaccata.
    Ma forse gli anni mi confondono, e cosi' il silenzio, altissimo, di chi sapeva in casa mia, ed era invece lui, lei, ed un marito violento.

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  3. Una mattina, gli operai del primo turno, quello che inizia alle 6, le infermiere attese dai pazienti insonni, le donne per abitudine solite levarsi all'alba, scendendo dalle loro case per intrufolarsi nelle viuzze del quartiere, trovarono i muri tappezzati da decine di stampe oscene.

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  4. Li, spiattellata ai 4 venti, era l'intimita' tenera e coraggiosa di due sventurati, inchiodati ad una colonna infame. Io non conobbi mai i dettagli, ma i miei genitori sapevano e le loro parole di comprensione e dolore certamente non si riferivano ad episodi di lussuria o manipolazione.

    Partecipavano all'incoscienza di due reclusi.

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  5. Qualcuno avverti' subito lui, che come un matto giro' tutto il paese per raccogliere, strappare, celare agli occhi incrostati dal delizioso zucchero della chiacchiera filante degli imbecilli.

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    1. Gli imbecilli vivono le vite degli altri, pur di non sporcare le proprie.

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    2. Io sono fuggito a migliaia di chilometri da ogni imbecille che posaa credere di conoscermi. Prima di esserne circondato qui, saro' gia' partito per una nuova meta.
      Ove potro' trovare un letto ed un lavoro, io posso sopravvivere meglio che non nella bella casa di famiglua, dove oltre l'amore infinito di pochi e' la violenza di alcuni

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    3. Anche io mi sono allontanata da quel genere di situazioni. Purtroppo so di essere materiale interessante per il ciarlare cieco della gente di paese. Lo sono stata da ragazza, lo sarei oggi ancora di più. Ma voglio essere libera di essere me stessa.

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    4. Data l'ora meta' del cervello mio sta gia' dormendo.
      Cosi non trovo le parole opportune.

      Liberta' .... Domani mettero' assieme i pensieri.

      A presto :-)

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  6. Che cosa pensasti tu? Quali sensazioni? (e grazie per la compagnia)

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  7. Il motivo per cui volevo raccontarti (non ricordo perche' ma e' un tuo commento che l' ha evocato) questo episodio e perche' vi ho ritrovato, da ateo convinto, il vero ed unico senso del dio cristiano.

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  8. Ai tempi ero un ragazzino, ed ogni tanto immaginavo l'effetto che le mie parole avrebbero avuto se dette da un altare sacro.

    Parole, intendo, che avrebbero scandalizzato non per blasfemia ma per semplicita'.

    Io gia' ai tempi diffidavo della religione eppure ero incuriosito da certe possibilita' poetiche offerte da Dio

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    1. Sono stata praticante, in gioventù. Adesso mi sento molto lontana da quelle che forse sono solo tradizioni di famiglia. Anche io ho iniziato a diffidare, lentamente. Adesso ho un'opinione molto confusa.

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    2. Io pensavo questo: solo Dio puo' giudicarci poiche' solo lui sa davvero. Di piu':solo il Dio morto in croce, vissuto in terra puo' davvero farlo poiche' oltre a sapere, ha sentito il peso e la difficolra' dell'essere uomo.

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    3. La poetica del dio padre che si fa figlio - nel quale io vedo una favola - e' notevole.

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