Monday, 25 March 2013

Medicina tradizionale


Chiacchieravo oggi, mentre alla lavagna discutevo di algebra lineare e simmetrie, con il giovane collega appena arrivato da Kuala Lumpur.

Anche lui, poveretto, non se l'aspettava una recrudescenza tanto violenta dell'inverno, e lamentava un mal di testa che conosco fin troppo bene.



Senza neppure doverci pensare, subito allora ho frugato nel cassetto, alla ricerca della piu' innocua delle soluzioni, una compressa di Tachipirina.

L'ha guardata perplesso.

I suoi genitori, mi ha spiegato, fanno tuttora uso di medicina tradizionale, ed io subito ho immaginato che da qualche parte del mondo e' ancora normale avventurarsi nei campi alla ricerca di foglioline d'Artemisia o Saponaria, scavare la nuda terra per strappare radici, e ancora cogliere funghi velenosi, e riempire coppi d'argilla di fanghi, e poi macinare, mischiare tra loro polveri di zolfo e zinco, e perfino, crimine orrendo, tritare corni o zanne, disseccare testicoli, scotennare, sezionare.

Ho evocato all'istante una nebbia fitta, uno stagno di dense acque salmastre, ed una notte che non e' mai stata vissuta.

Sulla lavagna erano ancora ghirigori algebrici, nella stanza ancora due colleghi, ma io ... io ero la, i piedi affondati nella acqua fredda, un bastone d'Asclepio in una mano, nell'altra una lampada di viandante a ferire quell'ombra che avvolge i sogni ad occhi aperti.

Con un cambio di prospettiva, ho traversato il mondo.

Mi sono ricordato dello stupore di uomini ancora ad uno stato semi primitivo, abitanti di non so quale villaggio remoto di foresta o angolo sperduto d'Asia, allorche' mio Zio, il viaggiatore, colui che ha dormito coi pastori Lapponi in transumanza e visitato da viandante, non da turista, i luoghi piu' sperduti della terra, i deserti d'Africa, i ghiacci perenni d'Antartide, le praterie sconfinate del Sud America, lascio' cadere una compressa effervescente in una ciotola d'acqua, e da questa si spriogionarono tante bollicine.

Ecco, io so che al di la della sapienza che i libri potrebbero donarmi, al di la' dell'apparente completezza di un sistema logico, scientifico e storico, quello che l'educazione mi ha consigliato di sostituire alla realta' quando ne desideri avere un'idea concepibile, esiste ancora un infinito cui solo i sensi possono introdurmi.

Io non potro' mai vivere le avventure straordinarie, l'incontro con il leopardo nella Savana, il coltello puntato alla gola in una strada di Rio, la paura di un improvvisa tormenta durante una salita sull'Aconcagua, che lui nella sua splendida casa di Milano, dove la ricchezza e' nelle fotografie e nei ricordi, nei bicchieri di rosso e nella condivisione, piu' che nella ricercatezza delle suppellettili e degli arredi, mi ha raccontato durante cene improvvisate che mettevano attorno alla stessa tavola un giovane studente ed un affermato uomo d'affari.

Proprio questo limite, che e' evidente e non intendo neppure avvicinare, mi sprona ad esperire quanto piu' possibile quel poco che e' alla mia portata, ma non da turista, giacche' un viaggio in se' e' spesso sufficiente a prosciugare le mie forze, ma da giramondo.

Cosi', oggi, io gia' carezzo l'idea di una nuova avventura, il continuamento di una vita che mi portera' non so dove, ma che vuole trovare mille bollicine di cui non ho idea.

3 comments:

  1. C'e' un libro dal titolo Armi acciai e batteri breve storia degli ultimi 13000 anni. Non ti consentirà di sperimentare dal vivo alcune esperienze pero' fornisce Una chiaro approccio scientifico all'evoluzione dell'uomo dalla glaciazione alle malattie batteriche.
    Invenzione dei farmaci compresa.
    FG

    ReplyDelete
  2. Lo conosco bene quel libro.
    L'ho letto e donato ad un numero di persone, e da qualche parte devo pure averne parlato qui.

    Un buon consiglio :-)

    ReplyDelete