Friday, 29 March 2013

Auferstehung


Non se ne va ancora il freddo da questa terra dimenticata da Dio.

Sono ormai lunghe le giornate, ed esco dal lavoro che ancora, verso occidente, il biancore dell'ultimo sole illumina il l'orizzonte, ma e' gelida l'aria, e i propositi di piacevoli camminate in citta', di confuse meditazioni sul tutto, seduto ad una panchina, di dialoghi articolati con gli idoli di pietra e bronzo che popolano le vie del centro, restano tentativi.


Cosi' la specifica attivita' mentale che accompagna solitamente le mie passeggiate, pensare camminando asseconda costruzioni differenti da quelle che si possono elevare, ad esempio, nel chiuso del letto o nei vapori del bagno, e' mozzata, e ne posso solo intuire i frutti.

Stasera sono dolci ed amari, putrescenti e gustosi.

La mia tutela piu' grande e' un'insulsa, patetica esigenza d'essere il primo, il centro, il nucleo dei pensieri di chi amo.

Certo, capisco il tuo stupore: questa sembra essere la peggiore delle mie condanne, visto che non ho mai realizzato un disegno neppure simile a quello che figuro qui, e poche parole squallide racchiudono tutte le mie esperienze, le scarse, acerbe intrusioni nel mondo femminile.

Hai ragione.

Lo e', ma come un serpente che si morde la coda, come un anello in cui ogni punto e' principio e conclusione, o forse come una pesante catena composta da un numero di anelli, i due estremi qui si toccano, si fondono, sono indistinguibili.

Meditavo sul recente lutto, emotivo s'intende, che ha funestato gli ultimi giorni.

Mettevo assieme i diversi tasselli, ora solo sparpagliati, ovvero come sono disposti nella memoria e non piu' uniti nel cuore, e mi rendevo conto dei silenzi, delle bugie, dell'amplissima e spudorata differenza tra me ed un vile cane rognoso nei suoi sentimenti.

Il divario che fino a ieri era amarezza, che tante volte mi ha affogato in un mare di disperazione e avvilimento, oggi e' cagione di fastidio, stizza, noia.

Questo equilibrio instabile, che domani di nuovo tornera' a torturarmi, ma non certo piu' per lei, stanotte mi riempe il cuore di un ardore maligno ed assolutorio.

Brucia tutto qui dentro, e carbonizza i ricordi, e ne fa neri scheletri, e ne fa polvere senza forma.

Stasera chiudo gli occhi con una convinzione non del tutto assurda.

Folli le donne che non mi hanno desiderato.
Folli le donne che non hanno avuto curiosita' di me.

Folli, e stupide, e superficiali.

Ed io?
Chi credi d'essere, povero mentecatto, orrido sgorbio, ridicolo scherzo di natura? Tu che al limite puoi aspirare ad essere ausilio, sostegno, amico, come potevi credere di significare altro?
Stasera non ho paura di nulla, ridimensiono ogni cosa che non sia il mio orgoglio, e una vita di miseria mi pare semplicemente una serie di fortunatissime coincidenze.
Se ascolti attentamente, le puoi sentire, le catene che mi trascino appresso.
E' oscena, lo so bene ... ma questa, non un'altra, sara' la mia 'Auferstehung' (resurrezione).
PS: La seconda di Mahler e' una delle mie sinfonie preferite, e l'ascolto da che sono bambino. Mi ha accompagnato nelle ore d'attesa del chirurgo, ed era al mio risveglio, ed ha aspettato sul comodino che i nervi scossi dal dolore tornassero a poter godere, ed erano queste le prime note a ricondurmi nel mondo delle sensazioni ipertrofiche ed entusiasmanti dell'anima. Se non la conosci ... beh, ti consiglio di ascoltarla tutta.

2 comments:

  1. Sono tanto intime, le tue parole, che in questo momento mi sento quasi un'intrusa. Ma in realtà, in certi momenti, ho sentito mie queste parole. Tu (io o chiunque altro) non ti credi d'essere, tu sei. Te stesso. E nessuna donna (o uomo) folle può farti dubitare di ciò.
    L'ho ascoltata. Tutta.

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  2. Articolo la risposta nel prossimo messaggio.

    Evviva le intrusioni.

    Gio

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