Friday, 29 March 2013

Formazione



Ricordo le emozioni esatte, come se le rivivessi in questo stesso istante.

La voce di Jannaci si sentiva in casa nostra abbastanza spesso, intercalata a quelle di Mina, Patty Pravo, Celentano, Gaber, ed insomma i motivetti dell''Armando' e del 'Vengo anch'io no tu no' dopotutto sono orecchiabili e allegri, e pure dei bambini li sanno riconoscere, seguire, intonare.

Eravamo noi i bambini.
Era diversa, mi faceva sentire qualcosa strano dentro pero' l'atmosfera de 'El purvava i scarp del tennis'.

Cosi' chiesi alla mamma cosa significassero quelle parole, e l'interrogai su cosa fosse un barbone, cosa volesse dire 'pareva ch'el durmiva'. Al babbo domandai il senso di 'el parlava de per lu', 'era il prim da mena via'.

La mamma mi disse della fame, evoco' l'immagine di croste di formaggio rimediate chissa' come, di striscioline di grasso del prosciutto, schifezze che io lasciavo nel piatto, e sentivo sulla pelle il gelo di notti passate all'addiaccio, coperto solo di stracci e cartoni.

Il babbo aggiunse noti cupe di emarginazione, disagio, e conoscevo per la prima volta quella parola, amore, che mi avrebbe dannato per tutta la vita.

Sono grato alla semplicita' di quest'uomo, alla sua fragilita' di adulto improbabile.
Cosi' un confusionario, buffo e buono, mi ha istruito prima dell'avvento pretenzioso e aulico dei paroloni dietro i quali oggi mi trincero, prima dell'emergere della complessita' del pensiero che mi tutela e opprime, prima del metodo scientifico, infallibile solo se applicato a freddi punti d'infinitesimale volume e spessore.
Prima di tutto, e' stata la sensibilita' del cuoricino di un bimbo a crescere, a dilagare qui dentro, ad appropriarsi, per sempre, delle mie risorse.

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