Monday, 25 March 2013

Episodi


La mia vicenda e' troppo complicata, e richiederebbe dettagli troppo espliciti perche' io la riporti, qui ed ora, per intero.


Riassumo in poche frasi i mesi della tesi.

Iniziai a lavorare a questo progetto, teorico-computazionale, in primavera, e per alcune settimane mi limitai a studiare l'equazioni, i metodi, le grandezze proprie di un ambito di ricerca a me straordinariamente ignoto.

Non mi capitava di confrontarmi frequentemente con i professori, e piu' spesso mi limitavo a mandare e-mail al dottorando, che era quello che scriveva i codici, e dunque piu' propriamente sapeva rispondere alle mie domande circostanziate e tecniche.

Si avvicinava l'estate, ed io, 23 anni e fragilino, un piccolo scheletro capace di sudare nel caldo afoso di Milano, iniziavo a soffrire la grande citta'.

Diedi l'ultimo esame, durante il quale ebbi modo di dibattere vivacemente con colui che sarebbe stato il mio principale supervisore, rimediando comunque un dignitosissimo 27, e molto candidamente annunciai che viste le condizioni climatiche, e le mie fisiche, d'estate non avrei potuto visitare con assiduita' il dipartimento, e dunque che avrei iniziato a lavorare seriamente alla tesi in autunno.

Tieni presente a questo punto che la mia situazione allora era piu' seria di quella attuale: tra il Gio di quei mesi e l'attuale c'e' la differenza di un importante e delicato intervento a cuore aperto.

D'autunno, comunque, tornai.

Le cose non andarono affatto male: passavano i mesi e producevo qualche risultato, che sarebbe poi stato presentato, da altri, a ben tre conferenze internazionali, e anche da un punto di vista personale le cose avevano preso una piega benigna, specialmente con Galizzi, il decano del gruppo, che mi aveva in simpatia.

Un giorno, serafico, tranquillo e gioviale, tirando lunghe boccate da una vecchia pipa, si lascio' andare a complimenti e confessioni.

Mi confido' che il temibile Vociani, un collega che formalmente era pure mio supervisore, per quanto non l'avessi mai visto, era rimasto favorevolmente impressionato da quel buffo algoritmo che avevo tirato fuori, e che metteva assieme, in modo un po' folle, algebra e statistica.

Si spinse oltre, Galizzi.

'Sai Riva', mi disse, 'Sulle prime pensavo che tu fossi un barlafuss ... e che ti fossi inventato di problemi fisici per non lavorare d'estate. Invece devo dire che ti sei dato molto da fare, e con buoni risultati'.

Va detto che Galizzi era decisamente miope, e forse non si rese conto mai di avere a che fare con uno zombie.

Io, calmo, risposi con gratitudine, ma affermando con precisione da dizionario Merck la mia condizione: grave, dolorosa, instabile, e soprattutto da non motteggiare, che' senno' mi incazzo come un iena.

Galizzi rimase impressionato venendo a conoscenza, mi fede delle domande esplicite, della gravita' del mio male, del travaglio degli anni di universita'.

...

L'incertezza del mio stato di salute, l'ho gia' detto diverse volte, si sarebbe manifestato proprio a poche settimane dal termine fissato per la discussione della tesi: un controllo casuale, l'urgenza di un intervento, il ricovero una settimana dopo essermi laureato.

La riabilitazione fu penosissima, e passarono mesi perche' lo scheletrino potesse tornare in forma.

Con tutti gli interventi serii che ho subito, ne conto almeno 4 capaci di privarmi di forze al punto da impedirmi perfino di compiere pochi passi, posso dirti che io so cosa significa rinascere, sentire e controllare il progredire tumultuoso dello spirito che si rianima, e con una prepotenza pari a quella del male ma in direzione opposta restituisce forza e vigore alle carni.

...

Mi concedo una piccola divagazione, perche' voglio che tu sappia dei godimenti segreti, delle avventure microscopiche e splendide della mia vita.

Nel '93, a 14 anni, sistemai definitivamente, se cosi' si puo' dire, la colonna.

Nel giro di poche ore l'abilissimo chirurgo, uno dei piu' cari amici che abbia, riusci' a stirare quanto possibile la terribile scoliosi, ed a allungarmi di una decina di centimetri.

Ero entusiasta del risultato: della deformita', moderata ma di certo non cancellata, non mi ero disfatto, ma finalmente certe espressioni atroci del male, lo sfiorare l'anche delle costole, la sproporzione tra busto e gambe, erano svanite.

Avevo anche il piacere buffo e tenero di essere alto: io, che pativo una terapia ormonale volta a limitare ed accellerare la crescita, e temevo di rimanere piccoletto a dispetto della sindrome, che spesso manda oltre i due metri, ero alto.

Almeno una caratteristica del fisico non mi avviliva perDiana!

Mi era necessaria, lo sapevo gia' allora, una qualche peculiarita' fisica in aggiunta al dono complicato di quel garbuglio privo di simmetria che ero.

Da tappetto, uno nelle mie condizioni non sarebbe mai potuto essere splendido.

Io pretendevo che alla magrezza cadaverica, alla deformita' rivoltante, agli arti simili ad ali di drago, fosse associata la massima estensione verticale possibile, in modo da poter mimare meglio contrasti, simulare, fare di me un oggetto di metafore.

La prima notte passata a casa, appena il fratellino si addormento', penosissimamente, mi alzai.

Ebbi una vertigine, e mille bollicine mi salirono fin quassu', ma non desistetti.
Lentamente, nel silenzio appena pizzicato dal mormorio dell'estate, arrivai fino in bagno.

Non riconoscevo la figura a suo modo imponente, nobilitata dal pallore dell'anemia, che dallo specchio mi osservava, ma ero io.

Avevo voluto vedermi.
Mi vidi.

...

6 comments:

  1. E come ti sei guardato ? Da Alto o da basso?
    FG

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  2. Ricordo il dolore di quei momenti.
    Avevo il fiatone, quei pochi passi mi erano costati parecchio, e tirava tutto all'espandersi della gabbia toracia.

    Il gesso, che mi era stato messo pochi giorni dopo il ricovero, copriva il petto, faceva del mio corpo una mummia, ma ero capace di ansimare.

    Ero splendido, disumano, contrario alla natura ...

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  3. Talmente contrario da divenire natura.
    FG

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    1. Adesso aspetto che torni un po' di tranquillita' qui dentro, poi tornero' a dedicarmi ai temi che mi sono cari: la venerazione della bellezza, i meccanismi che assecondano le affinita' elettive, lo studio in prima persona dei contrasti che dentro mi lacerano.

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  4. Ok . Attendo che torni tranquillità li dentro. E se non torna impareremo a farne a meno.
    FG

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    1. Diventero' una lega impura, piu' resistente e meno flessibile, o tornero' come prima, non so.

      Comunque e' atroce.

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