Friday, 22 March 2013

Del linguaggio ed altro



Di tanto in tanto devo ricorrere necessariamente ad un linguaggio che non e' il mio per intonare la prosodia adeguata di un'intuizione.


Per i pensieri e' diverso, dopotutto questi sono elaborati quasi completamente internamente, e quindi la loro gestazione invoca con lentezza le diverse componenti che mi riconosco, e che tutte ricorrono ad un medesimo lessico, e si fondano su un'identita' ben definita, la mia, ma per l'intuizione, quella scintilla che un urto propizia, la situazione e' diversa, e spesso mi coglie impreparato e tuttavia desideroso di assecondarne l'approccio.

Le pur diversissime esperienze vissute, e la loro somma che converge nel 'me attuale', mi hanno messo in comunicazione con un numero sterminato di circostanze, e queste hanno permesso allo spirito di entrare in comunione o contrasto con moti, pensieri, metodi.

Cosi', ad esempio, la professione ha favorito l'emergere di uno stile sintetico, conciso, che non lascia spazio a circonlucozioni e figure retoriche, ma allo stesso tempo l'aderire nei momenti di riflessione e spasimo a pensieri dalla fragilita' di cristallo, ad immagini disegnate su filigrane sottili, mi ha imposto, o quanto meno consigliato, di alleggerire le mie cogitazioni lasciando cadere i dettagli pesanti, quelli che si esprimono in volumi di cosce, profondita' di vagine, densita' di seni, numero di conquiste, per rifugiarmi nell'ineffabile del sentimento puro, che sfugge al catalogo come alla dite intirizzite dal freddo.

D'altro canto non mi lagno del limite delle vicende vissute: i frutti della conoscenza non sono limitati solo dalla parzialita' ...

No, non funziona.

Vedi, Valentina?

Io a questo pensavo, tornando a casa in autobus, cercando giustificazione ad un moto di aggressivita' verbale che ha increspato la mia voce, oggi pomeriggio.

Tornavo a riflettere su quell'inopinato e vivace scambio d'opinioni una collega, egualmente indispettita, e per le stesse ragioni, concorde insomma a grandi linee con la mia stessa acredine, e le parole fluivano con una semplicita' disarmante, e perfino le pause, testimoni dell'attivita' mentale quanto le sillabe che rompevano il silenzio, erano perfette.

Termini appropriati, paragoni limpidissimi, metafore calzanti ... ho cercato di ricordarne alcuni, ma ora che mi ritrovo alla tastiera non riesco ad evocarne piu' l'efficacia.

Quante cose ti ho detto oggi che non saprai.
Stamattina pensavo al futuro, che mi vedra' forse in un paese Scandinavo, o negli USA.
Nel pomeriggio mi consolavo del freddo gustandomi una cioccolata bollente, e scherzando con la ragazza del bar, una lituana triste e malinconica, riciclavo o praticavo battute escogitate per te.
La sera, la bufera mi ha costretto a mandare all'aria i piani di passeggiate notturne.

3 comments:

  1. Peccato. Mannaggia la bufera.
    FG

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    1. Io protesto formalmente. Fa piu' freddo ora che non in pieno inverno. E' terribile!

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    2. L'imprecazione era per altro rammarico.
      FG

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