Tuesday, 5 February 2013

Un saldo sodalizio


E' un sodalizio saldo, quello stipulato tra ragione e memoria.
Si danno conferme, si confrontano solo per trovarsi d'accordo.
Se una ritarda, l'altra si precipita a tamponare.
Quando una e' incerta, l'altra certifica minuziosamente.

Non credere pero' che questa sequela di ricordi che ho evocato aggiunga esclusivamente motivi di rimpianto o malinconia al fardello che mi tiene giu' a fondo.


Rivivere e' anzi una purga, sai?

Sento attorno a me la presenza severa e sacra di fantasmi che hanno il mio nome.

Addolciscono un poco la solitudine, l'aridita' di affetti ed esperienze di tanti anni trascorsi a cercare una collocazione, o a scavare, in quella sostanza immutabile che e' il buon senso, una nicchia tutta per me.

Mi e' necessario un istante solo per tornare familiare con la sofferenza piu' banale, quella che costringe a letto, riempe di aghi lo stomaco e altera le percezioni elementari, ma questa vicinanza con l'orrore, e' quasi contiguita', stasera, senza che ne capisca la ragione, quasi mi consola.

Dopo 3 mesi di ricovero, dopo il coma, con la febbre che non se ne andava dal mio corpo e tanto antibiotico sparato in vena da avermi aggredito il fegato, il babbo decise di portarmi casa.

Non era, bada bene, una scelta dettata dalla follia di un genitore esausto e fanatico il suo, ma un calcolo attento di medico.

Tra tutti gli ambienti, certamente quello ospedaliero e' tra i piu' insidioso quando si voglia combattere un'infezione: cambiare aria, rientrare nel mio letto, avere come comparse i fratelli anziche' altri malati, poteva davvero risollevarmi da una situazione all'apparenza compromessa.

Li, in corsia, sulle tende, dietro termosifoni, nelle tubature dei bagni, s'annidiano i batteri piu' resistenti, quelli che i farmaci stessi selezionano ed addestrano.

Allora, tornando a casa, dove avrei goduto ovviamente di tutte le attenzioni del caso, forse avrei tratto giovamento, o comunque, se dovevo crepare, era desiderabile sbrigare la faccenda in camera mia, tra Tex e le mie macchiinne piuttosto che in ospedale, tra flaconi e pappagalli, no?

Appena tornato a casa si provo' un'ultima volta con una terapia convenzionale.
Si scelse il piu' potente dei farmaci a disposizione, ma ne conobbi la tossicita' piu' che l'efficacia.

Il fegato, esausto, cedette di schianto.

Inizialmente mi gonfiai come un palloncino.

Ricordo che una domenica era venuto a trovarmi Roberto, un compagno di scuola.
Aveva suonato al citofono, e qualcuno, facendo staffetta tra l'ingresso ed la camera, me ne aveva annunciato l'arrivo.
Penosamente, animato da una sorta di vergogna del mio stato, avevo provato a mettermi le scarpe da ginnastica, a riceverlo come se nulla fosse insomma, ma proprio non riuscivo ad infilare quei piedi irrigiditi e arrossati nelle calzature.

Roberto non lo vidi.

Dopo qualche giorno iniziai a perdere la pelle.
Ovunque ritrovavo striscioline mollicce e schifose, come di una stoppa ingiallita e trasparente: rimanevano nelle pieghe del divano, sul cuscino, tra le manine.

Ne facevo palline.







Basta.
Lo stiamo ammazzando.

Il babbo decise di smettere ogni terapia.

Ero passato attraverso un paio di epatiti, avevo vissuto allucinazioni orribili, e le venuzze ormai erano esauste, e gli aghi me li infilavano nella mano, ed io piangevo, piangevo come un frignone.

Non ero piu' il Gio coraggioso che non aveva paura di niente e di cui il babbo era orgoglioso.

Mancavo da scuola fin dall'inizio delle lezioni, ed ormai dovevamo essere gia' a gennaio.

In effetti non ho fatto un solo giorno intero di scuola, in quello che fu il mio quinto anno di elementari.

In qualche modo, certamente violando ogni regola possibile ed immaginabile, riuscii' comunque a sostenere l'esame, e ottenni la promozione.

Qui sicuramente intervenne il buon senso degli adulti, e tuttavia non posso fare a meno di credere che se non fossi stato il figlio del dottore i regolamenti avrebbero avuto la loro ottusa ragione.

E' sbiadita la memoria esatta della cronologia degli eventi: probabilmente immediatamente dopo la sospensione della terapia antibiotica per qualche giorno godetti di miglior salute.

Certamente gli esami consolavano: le transaminasi, che schizzate altissime mi tenevano lontano dalla cioccolata, erano tornate a livelli di normalita', e cosi' il colorito, e cosi' la consistenza dei tessuti.

Era un momento di vuoto, era il silenzio che annuncia l'entrata in scena del protagonista.

Finalmente un giorno si capi' donde traeva forza quella febbre inestinguibile e coriacea.

Il picco l'avevo superato: il coma, che mi aveva lievemente sconcertato il cervello* (* Pirandello) e messo a dura prova la resistenza del cuore, era ormai solo un ricordo.

Ma la mole di un male si misura sommandone i contributi giornalieri, non solo registrandone le variazioni repentine.

Non era finita, la mia avventura.
Anzi, era iniziata appena.

...

Sono il piu' misero degli oggetti, ma se stasera voglio consolarmi minimamente mi ripeto che non si puo' essere semplici spettatori del male che si vive.

A 10 anni io avevo gia' familiarita' con parole come 'medicazione', 'fatica', 'scoliosi', 'rinuncia'.

Necessariamente qualcosa, fosse anche solo per osmosi, ti penetra dentro quando ti confronti con i grandi temi che hanno ossessionato i poeti, gli artisti, i suicidi.

Dev'essere proprio il piu' sottile dei demoni, l'amore: oggi mi sembra che questa vita terribile, di continua oscillazione tra speranza e rassegnazione, dove tutto si e' dovuto guadagnare con fatica e a costo di sacrifici e scelte definitive, non sia stato altro che un addestramento, perfetto, per riuscire ad amarti.

(la mia smania, le sofferenze, l'ardore, il desiderio ... tutti gli accidenti di cui ho riempito le pagine che ti presento ... questi sono corollari dell'amore che provo per te).

(continua).

8 comments:

  1. come ti capisco. due anni fa sono stata allettata per 7 mesi. poi l'embolia. ora un 'influenza "sana" quasi mi uccide e sempre sola, sola in casa, veniva la mia "tata" solo un paio d'ore... ora mi aspettano 46 boli di ferro al d.h. :(
    un abbraccio! :)

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  2. ..e il tuo papà è maviglioso!

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    1. Il mio babbo e' una bestiaccia :-)
      E' difficile scrivere di lui.
      Ci sto provando.

      Ciao!

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  3. In che senso Giò? ho una sensazione positiva verso tuo padre..
    Ciao!

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    1. In senso molto positivo. Una forza della natura. Ciao!

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  4. Gio, se vuoi, mi rispondi alla domanda che ti chiedo nel mio nuovo post!
    domani lo scriverò...se sei sincero qualcosa in quello scritto in un modo o nell'altro ci accomuna..ma stavolta la sofferenza l'abbiamo creata noi!
    Notte!
    Ps come stai Gio? Tutto bene?

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    1. Non sono sicuro di aver capito comunque vedro' domani.
      Ciao!

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