Sunday, 10 February 2013

Un nome scientifico


Penso esista una ragione, o quantomeno una spiegazione scientifica, che inquadri la piacevolezza di cui si gode dopo un'intensa sessione di esercizio fisico tra i meccanismi collaterali alla complessita' infinita e meravigliosa della fisiologia umana.

Un ruolo importante, se e' cosi', lo allora gioca un neurotrasmettitore chiamato Anandamide, il cui nome deriva dal termine sanscrito "ananda", ovvero 'beatitudine interiore'.

Io godo rarissimamente di questa condizione.

Spesso la stanchezza la predispone l'attivita' intellettuale, cui gioco forza mi obbliga il lavoro, o il semplice dolore, che fa di ogni posa, di ogni movimento una prova da affrontare.

Cosi' la sera sono esausto, ma il corpo non ha partecipato se non come ospite alle mie fatiche, e non ho ricompensa della pesentezza del giorno.

E' periferica la sua sorgente, la mente che alle stelle implora infine silenzio, e per il resto, del dolore, io non so dire se la mia schiena sia composta di fasce muscolari o placche metalliche, se sia corpo o protesi, e come questi combacino, e urtino, e graffino.

Il piacere dell'attivita' fisica giunta al suo culmine, precipitando non si dissolve, ma ripiega su se' stessa, fino a trasformarsmi, perdersi, e ricomporsi, fino a significare 'beatitudine interiore'.

Mi domando se altrimenti si possa sfiorare questa pace che penetra dentro ogni nervo, e da li sale fino al cervelllo, se non appunto con la solita, stramaledettissima intensa attivita' fisica.

Credo esista un'alternativa, impalpabile, tutta ulteriore i nostri confini abituali, ma so per certo di essermi solo avvicinato a coglierne una vaga realizzazione, ed e' stato nei giorni piu' pesanti, nell'immobilita', oltre la disperazione.

Allora, nel momento in cui l'idea di eternita' si percepisce nel susseguirsi di due istanti perfettamente identici, cede la razionalita', cadono tutti i disegni, e si riduce tutto al respiro, e l'antica saggezza di una filosofia che non e' la nostra ci riposiziona in un universo capace di accogliere ogni atomo come parte necessaria all'armonia del tutto.

Inganni del dolore, e' ovvio, ma inganni amministrati dalla mente, capaci di sollevare e far scivolare lontani, lontani da una stanza d'ospedale, lontani da fazzolettini sporchi di lacrime.

Anandamide.

E' cosi' che dovrebbe arrivare il sonno, non credi?

E' cosi'.

Sento sulla pelle, sulla superficie delle gambe esauste che ancora quasi tremano, impercettibilmente gonfie di un flusso eccezionale di sangue, e piu' in alto, nel collare che scende dalla nuca fino al trapezio, un calore che non brucia dal di fuori, ma scalda dal di dentro.

Si dissipa in fretta se non ravvivo il fuoco.

2 comments:

  1. Mi chiedo cosa pensi quando leggi i miei post.
    Mi chiedo spesso, da tutta la vita, cosa avrei fatto al posto di mia sorella, quel posto che tante volte ho desiderato da bambina, fino a sentire reale la paura di svegliarmi senza più poter camminare.
    Io corro da tutta la vita, la corsa guarisce da sempre tutti i miei brutti pensieri, dissolve la rabbia, riappacifica i sensi, distende il corpo.
    Quando non corro per troppo tempo vado in crisi di astinenza e sto male anche fisicamente!
    Eppure, mi dico, so che troverei un'alternativa perché, nella mia misera esperienza, ho sempre trovato il modo di sopravvivere. Ma quando ti leggo capisco che mi illudo di capire, che non so nemmeno quale sia il significato di difficoltà e grazie a te cerco di scavare più a fondo, comprendere più in largo..
    Comunque, cambiando bruscamente la rotta del discorso, un grado di appagamento simile a quello che mi da la corsa me lo da...la marihuana! ^.^ Detto così forse suona brutto, mi rendo conto, ma questa povera pianta dagli infiniti pregi è stata demonizzata ingiustamente e può regalare amabili stati d'animo. A me attualmente capita di rado di fumare e sono infastidita da chi ne fa un uso eccessivo ma io la consiglierei a chi fosse in grado di farne un saggio uso...
    Detto questo mi ritiro nei miei appartamenti e non ne sparo più! ;)
    Un bacio caro Gio.

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  2. Si sopravvive, e' vero.

    In qualche modo si trova un rimedio, un'occupazione per tenere in esercizio la mente, e prendendoci cura di questo strumento formidabile si riesce a sfiorare il benessere, almeno a volte.

    E' un discorso complicato, che non ho certo compreso fino a fondo.

    Certamente e' misterioso, ed io sono un piccolo avventuriero :-)
    Non ho finito di vagare qui dentro.

    A volte mi domdando chi soffra, chi inganni, e mi riconduco cosi' alle 'grandi domande' della vita.

    Non faccio che complicarle in modo esponenziale, ma nel frattempo respiro, accumulo dentro qualcosa.

    Cosi ad esempio e' leggendo il tuo diario, ed ora ripensero' in modo diverso alla foto di quelle tre belle sorelle :-)

    E adesso, lasciami dire che ci hai preso in pieno: l'anandamide gioca un ruolo notevole anche in associazione alla cannabis. Non chiedermi come, ma ne sono certo, e potrei documentarmi in merito :D

    Io sto lontano da ogni tipo di droga, perfino dalla canapa, una piantina davvero demonizzata, perche' non vorrei compromettere una situazione delicata aggiungendo un peso ulteriore a quello che mi e' capitato in sorte.

    Ciao Chiara!

    Gio

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