Wednesday, 13 February 2013

Tante cose

Vorrei dirti di tante cose, stasera.

Ad esempio di una e-mail circolata settimana scorsa tra gli staff member del department, che annunciava lo sgombero di una vecchia aula semi abbandonata adibita da anni a magazzino, e la conseguente offerta, agli interessati o ai lesti, di un bel po' di libri altrimenti destinati al macero.


...

Lasci perdere, sulle prime, perche' sei sicuro che non ci possa essere nulla di interessante tra volumi 'altrimenti destinati al macero'.

Quando poi capiti per caso li dove sono stati raccolti, un po' alla rinfusa, getti l'occhi per pure curiosita' nel cesto, e vi trovi il Gravitation di Misner ed il secondo volume del Methods of Theoretical Physics di Morse e Feshbach ... beh, rimani incredulo.

Arraffi il tutto, vi aggiungi anche il Fundamentals of Modern Physics di Eisberg ed un fascicoletto della Mir, e sgaiattoli in ufficio sperando che nessuno si accorga di nulla.

Al riparo da occhi indiscreti sfoglio quei tesori, ancora temendo che un collega entri, guardi interessato, ti implori con gli occhi un dono che non sapresti negare.

Ripensando agli anni di studio, stagioni durante le quali mettere le mani su un libro era motivo di febbricitanti avventure nel mondo dell'analisi o della geometria differenziale, mi e' tornata alla memoria una cena.

Vi partecipavo accompagnado amici, ma eravamo poi in molti, e gli altri conoscevo solo di vista o di nome.

Eravamo attorno ad uno di quei tavoli che si apparecchiano di tovagliette di carta e bicchieri tutti uguali, e che si colorano del rosso delle pizze, sono punteggiati dalle tinte vivaci di bibite e birre alla spina.

Non esistevano ancora gli smartphone, e le diavolerie tecnologiche non contendevano al caso alcuna occasione di confronto o svago.

Io, al solito, inappetente e lievemente stridulo, mi esibivo in lodi sperticate alla matematica e alla fisica, bestemmiando ogni tanto di poesia e letteratura.

Elencavo i prodigi degli operatori, le meraviglie delle leggi di simmetria, ma non ero ne' borioso ne' saccente, ma piuttosto paradossale, come e' la fisica, e sventuratamente irragionevole, come certe volte e' la matematica.

Splendevo di luce mia, credimi, e ovviamente al mio fianco era una bella ragazza.

Non era una strategia, la mia, era semplice divertimento, ed era condiviso e goduto, se ha senso credere a delle risate irrefrenabili.

La presenza della donna, almeno in quel caso, non significava 'fine', ma 'causa'.

A quel tavolo, ovviamente, non poteva mancare un uomo, ovvero un imbecille.

Aveva qualche anno piu' di noi, ed era un po' un maneggione, uno che non orbitava attorno a quel gruppo senza una ragione, un tornaconto tangibile.

Tieni presente che non un deficiente potrebbe fraintendere: se tu mi vedessi, capiresti bene che le mie insonnie hanno una causa che trae dalla sofferenza fisica, dal tormento di queste cicatrici e dall'incessante tortura della deformita'.

Beh, per ingentilire tale condizione, o per tentare di trarne un minimo beneficio, mi illudo di dedicare le lunghe ore di insonnia a meditazione: cosi' quella sera, con tono addirittura parodistico, e non senza una certa teatralita', raccontavo che di notte mi capitava di non addormentarmi che ben oltre la mezzanotte, perso com'ero in lunghi ragionamenti matematici.

Probabilmente intendevo parlare di spin e teoria dei gruppi, argomento che ai tempi studiavo con passione.

Il deficiente non seppe trattenersi, e penso' di zittirmi dicendo che anche lui a volte la notte non dormiva, ma perche' aveva ben altro cui pensare, ad esempio i suoi figlioletti.

Il tono della sua voce era quello di chi impartisce una lezione, una lezione, beninteso, che non ammette replica.

Espresse meglio il punto di vista ricorrendo anche al linguaggio del corpo: si mise su un altro piano gerarchico ruotando lievemente il capo verso l'indietro, cosi' da dover far scivolare in giu' la pupilla, come se mi stesse guardando dall'altro in basso, poi mi mando' un vago messaggio intimidatorio spalancando gli occhi e la bocca, ed infine, scandendo bene le parole, aggiunse come una sottolineatura blu, di quelle che indicano gli errori gravi, alla sua pomposa esposizione.

Non replicai, ovviamente, proprio come la sua ottusita' s'aspettava, ma per motivi di decenza e pieta'.

Ti vorrei dire di piu', ad esempio della differenza tra dialogo, monologo, chiacchiera, e di cosa significa scrivere e leggere un diario, ma mi riservo questo discorso per un altro giorno, quando saro' piu' tranquillo.

Ed ancora ti racconterei di tante cose, ma e' gia' arrivata la sera, e sono affamato, e devo rinfrescarmi la gola.

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