Monday, 4 February 2013

Il resto


Tra i ricordi rimasti chissa' per quale ragione incastrati nel cervello, c'e' quello di un giorno lontanissimo in cui partecipai ad una gincana.

I grandi aveva ricavato nel campo da calcio dell'oratorio un percorso ad ostacoli: birilli, mucchi di sabbia, pozzanghere, piani inclinati erano disposti lungo una serpentina che lambiva le porte, l'altalena, lo scivolo.
 A quei tempi non c'era bisogno di formalita', iscrizioni o che altro: bastava presentarsi al via per partecipare, e se alla fine ti sbucciavi un ginocchio o sporcavi il vestito non se ne preccupava nessuno.

In sella alla mia bmx rossa fiammante ero convinto che mi sarei divertito un mondo.


Al primo fosso salto' la catena della bicicletta, ma ero talmente contento di giocare che continuai lo stesso, penosamente, senza usare i pedali.

Non vedevo la pista da seguire, e gli altri dovevano correggermi in continuazione: chissa', forse in molti gia' ridevano di me, ma io non mi sono mai accorto di nulla.

L'ho svegliato da un lungo sonno, il piccolo Gio.

Oggi potrebbe essere mio figlio, sai?
Allora oggi capisco, e credo alla parole del babbo, che mi giurava che si sarebbe cavato gli occhi, se questo fosse servito ad alleviare le mie pene.

Tu non hai idea di quante preoccupazioni abbia seminato nei cuori di babbo e mamma.
Se ad un certo punto ho deciso di dissolvermi, di comparire solo raramente, e' proprio perche' non sopporto di gravare ancora su di loro.
Non ora che del mio male sono in parte responsabile.

Adesso una dopo l'altra si avvicinano le memorie di quegli anni lontanissimi, appartenenti ad una vita che non e' piu' la mia da quasi 25 anni.

Dei vandali, un giorno, diedero fuoco alla bandiera degli 'azzurri', che era la squadra del nostro isolato. Non mi impressiono' molto la cosa, o comunque non quanto 'l'episodio della macchina', cui assistetti con il cuore in gola in compagnia di mia sorella.

Una sera dei ragazzi armati di bastoni e spranghe devastarono un'auto parcheggiata dentro le mura dell'oratorio.

Era buio, ed il clangore delle lamiere picchiate, il crepitio dei cristalli spappolati, e l'impotenza manifesta dei tanti presenti mi spaventarono a morte.

Non ho mai saputo cosa quel gesto significasse: dubito fosse un'intimidazione mafiosa, forse si tratto' di un gesto dettato da ubriachezza o gelosia.

Certamente per la prima volta mi sentii impotente tra impotenti.

Tornato a casa ricordo che balbettavo frasi senza senso: 'stasera andra' la polizia all'oratorio' o cose simili.

Domani chiedero' a mia sorella se sente ancora i brividi di quella notte.

La domenica sera, se restavi fino a tardi in oratorio ed aiutavi il Don a rimettere le cose in ordine, si mangiava poi tutti assieme le pizzette rimaste invendute al chiosco, e si brindava con le bollicine della coca cola.

Una donnetta minuscola ed operosa, che oggi avra' 65 anni, gia' allora offriva, per la durata di interi pomeriggi passati in un bugigattolo di 3 metri quadrati, caramelle, pizzette e ghiaccioli a noi bambini.

Era un punto di riferimento, e neppure insopportabilmente bigotta.
Ascoltava le partite alla radio e prendeva nota, cosi' se volevi sapere cosa stava facendo la Juve non avevi che da chiedere.

Si poteva comprare a credito.
Le liquerizie venivano da 20 lire in su, i ghiaccioli, il mio preferito credo fosse quello alla menta, 300.
Da lei si recuperavano i palloni, le racchette per il ping pong, le chiavi degli spogliatoi.

Quando torno in Italia e' una delle poche persone che incontro sempre, anche se nel frattempo tutto il resto e' cambiato.

Ho saputo da mia madre che oggi in tanti la 'mandano affanculo'.

Non credo si faccia piu' credito.
Non credo si chiedano piu' i palloni.
Per ricevere aggiornamenti in tempo reale circa la Juventus basta dare un'occhiata a repubblica.it.

Giocando a calcio coi grandi era naturale prendersi pallonate in faccia.
Gli occhiali volavano che era un piacere, e poi a casa erano sberloni se le aste erano tutte sbilenche.

Un giorno rimediai un paio di missili terra-faccia in pieno volto, ma non riuscirono ad intaccare la mia felicita': per tutta la partita avevo adempiuto perfettamente al mio dovere, 'marca quello li', un ragazzo gia' grande, ed alla fine tutti mi fecero i complimenti, perfino lui.

In verita' io davo il meglio di me nei dribbling e nelle discese sulla fascia sinistra.
Proprio come Garrincha, come mi chiamava il babbo, o meglio proprio come ogni bimbo di 8 anni che sa che vince il primo che arriva a 10.

Come oggi soffro per le donne, che vedo e non riesco neppure a sfiorare, per lunghissime stagioni, da bimbo, mi disperavo per il pallone, che non sapevo piu' rincorrere, che era diventato pesantissimo.

A scuola quasi tutti avevano gli allenamenti la sera.
Perfino in casa i miei fratelli giocavano a calcio o pallavolo.
Si discuteva di compagni, impegno, grinta.

Ogni tanto il babbo per incitare mio fratello gli ricordava come ero tenace io.

Io non compravo piu' nemmeno tute da ginnastica, durante le lezioni di educazione fisica per lo piu' facevo da cancelliere per i professori, ma almeno avevo l'Amiga 500.

Una volta l'anno, ad agosto credo, si organizzava una sorta di maratona per le vie del paese.
Li, come nelle passeggiate in montagna, ero sempre tra i primi ad arrivare al traguardo.
All'arrivo ci attendevano bicchieri di carta e the zuccherato.
La miopia mi separava gia', lo so, dai visi degli altri, eppure mi inserivo senza problemi in ogni situazione capitasse.


Ero una scimmietta agile ed infaticabile, e non mi fermavo mai.

L'ultimo ricordo e' diverso.

L'itinerario per quella gita prevedeva di seguire il sentiero fino al paesino di San Tommaso.

Con il pranzo al sacco preparato dalla mamma in borsa partii' di buona lena, ma per la prima volta faticavo.

Non avevo fiato.
Dovevo fermarmi in continuazione semplicemente per respirare.
La salita mi sembrava ripida piu' di ogni altra.
Le avevo annichilite tutte fino ad allora, ma San Tommaso era irraggiungibile.
Non ci sono piu' tornato da allora.

...

Non farti domande.
Non far intervenire la logica.

Dimmi che mi vuoi bene.

(ho scritto peggio del solito: domani, tra una correzione all'ultimo paper ed una discussione coi colleghi, cerchero' di rimediare. Tutto il messaggio d'altra parte non e' che una promessa a quella un po' ridicola supplica finale.).

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