Friday, 8 February 2013

I giorni delle puttane


Venerdi, sabato e domenica sono i giorni delle puttane.

Aspetta, forse cosi' e' un po' ermetico, lascia che esprima meglio il concetto:
venerdi, sabato e domenica sono i giorni da dedicare alle puttane.

Ecco, ora e' chiaro.

E' cosi' per tutta una serie di ragioni validissime.





Ehy, non prendertela con me!
Cos'e' quel ciglio contrariato?
Sei ferita?
Sei ferita come lo sono io?

Io vorrei una realta' diversa.
Non sopporto quest'ulteriore umiliazione, questo sotterfugio da tossicodipendente.

Dopo una settimana di lavoro dovrebbero arrivare i giorni degli innamorati, del tempo passato assieme attorno a piccoli progetti e dentro pazzie sempre nuove.

Dovremmo tornare ragazzini, buffi, curiosi e impazienti come siamo in certe vecchie fotografie, o nei diari dimenticati nei cassetti di camere ormai disabitate.

Dovremmo prendere un autobus a caso, scendere ad una fermata qualsiasi, e andare a cenare nel primo ristorante che capita.

Dovrebbe andare cosi', dalle 18 del venerdi alla mezzanotte di domenica, ma invece piombano qui loro, i giorni delle puttane!


Ti dicevo della ragionevolezza di questa affermazione, e qui intendo sostanziarla. 

Innanzitutto devi sapere che andare a troie in settimana, ora te lo dimostrero', e' piuttosto complicato.

Se fissi l'appuntamento al mattino, ad esempio, rischi poi di andare al lavoro con ancora addosso l'odore del suo corpo, o coi capelli in disordine, o senza i bottoni della camicia al loro posto, che' quando ti spogli la smania e' tale da farne saltare qualcuno, e quando ti rivesti sei in uno stato di tale beatitudine che chissa' in quali asole finiscono.

Ti esponi allora ad un numero di domande ed osservazioni, spesso tacite, volte ad estorcere una verita' che tu, viceversa, vuoi celare per bene.

Se scegli di vederla la sera, il problema e' diverso: certamente devi farti un bel bagno prima dell'incontro, e poi profumarti, e raderti le parti intime, e non solo le cose vanno cosi' per le lunghe, ma la stanchezza, che l'acqua calda, i vapori della vasca e la morbidezza della crema da barba sciolgono per farne dolce pigrizia, contrasta con l'ardore, la frenesia, la forza che l'accoppiamento ed il peccato esigono.

Tu vai a puttane non per riposarti, per riconcigliarti con la vita, per rinnovare un senso alla stessa, come faresti se fosse un'amante ad aspettarti nel letto.

No.

Tu vai a puttane per scopare come un animale!

Sai, nella mia immaginazione io riesco a fare l'amore non solo  in preda al furore, ma perfino quando l'energie sono solo sufficienti per stare steso al tuo fianco, e carezzarti con una penetrazione dolce, lenta, capace di eiaculare un miele caldo e denso.

Fottere e' un'altra cosa.

Quando davanti a te si offre un corpo che hai pagato, al quale ti sei iscritto, tu sei li per svolgere un compito, per superare un esame.

Sei li per dimostrarti che puoi far godere una donna, per convincerti che sono pazze quelle che ti ignorano, e magari si accontanano di un micro cazzettino moscio.

Tu sei li per impratichirti, quindi per inculare a pecorina, martellare da dietro, farti cavalcare allegramente, farti gonfiare al massimo i coglioni e spruzzare quanto piu' sperma possibile, magari in pieno viso.

C'e' altro, nel fine settimana, lo sai bene.

Cerco di nasconderlo tra sperma e sesso anale.

Cerco di indispettirti, sfoggiando tutta questa volgarita', cosi' che l'amarezza sia meritata, o almeno mitigata dall'indifferenza.

C'e' la solitudine, nel fine settimana.

Allora pensi che Jessica, Sasha, Veronica, Paula ... una delle tante che hai gia' visitato, sapra' scacciarla via.

Entri, e dici sorridendo ...

'Ciao bellissima, sono tornato a trovarti perche' mi mancavi tanto' ...

E poi ridendo, scendendo a spirale, piegandoti sulle ginocchia e girandole attorno cosi da avere di fronte agli occhi la rotondita' di pesca delle natiche, aggiungi:

'E soprattutto dovevo rivedere questo tuo culetto perfetto'.

E la baci li, dove la mutandina riga la pelle nuda.

Ridono, le puttane, e quasi tutte mi vogliono un po' di bene.

Nelle pause racconto loro di civilta' antiche, di grandi scrittori, di cianfrusaglie di scienza e filosofia.

Insomma, parlottiamo delle mie cose.

Presto o tardi divento apprensivo e saggio.

Raccomando loro di fare attenzione ai male intenzionati, suggerisco pratiche per ridurre al minimo i rischi relativi la trasmissione di malattie, consiglio di non rinunciare ad un'idea diversa di se'.

Io le chiamo per nome.

Chissa' quante bugie mi rifilano le studentesse, le ragazze madri, le orfane, quelle che l'anno prossimo smettono perche' devono pur pensare al futuro.

Le migliori sono le guadenti.

La mia preferita e' forse Alexandra, una bella maialina dai capelli rossi come il desiderio e la pelle opalescente come i veli che introducono a certi misteriosi sogni erotici.

Mi ha raccontato di se', della sua vita di una volta, quando era una brava ragazza che frequentava la chiesa, nel suo paesino di campagna, ed era fedele e dedita alla cura di un fidanzato.

Il cambiamento, radicale, e' intervenuto dopo la rottura un po' brusca di quel rapporto, gia' predestinato al matrimonio e alla famiglia.

Cosi', confusa, lei si diede inizialmente per disperazione e poi con frenesia sempre maggiore alla degustazione delle gioie del corpo.

La paura dell'avvicinamento ad un mondo solo immaginato, e carico di ombre, duro' il tempo necessario per raggiungere un orgasmo vero.

Orge, pratiche sessuali d'ogni genere, cazzi sull'attenti al suo passaggio erano ad un tratto a portata di mano, bocca, fica e culo, e lei ne approfittava golosa, avida, irresistibile.

Si offriva, mi ha raccontato, sui siti per scambisti, e credimi, che quando hai quell'aria da porcellina ed un corpicino delizioso ti cliccano tutta, tutti quanti.

Un giorno, di ritorno da una festicciola piuttosto movimentata, organizzata da una coppia annoiata, una delle altre ragazze le confesso' che era stata pagata per partecipare al banchetto.

Da allora, fatta una semplice considerazione, decise di seguire il suo esempio.

Non ignorano, le ragazze, che non credo ad una parola di quelle che l'adornano, e che ne fanno eroine un po' sfortunate, anche se faccio di tutto per convincerle che quel contorno sia cinta solida a sufficienza per tenere fuori i giudizi, cattivi e stupidi, dei moralisti, spesso solamente invidiosi che per far soldi devono faticare invece che divertirsi.

Ci pensavo stamattina, la mattina di venerdi, mentre mi facevo un bel bagno, mi profumavo a dovere, mi radevo le parti intime.

Ormai sono mesi che non scopo.

Mi consiglia, un'amica cui non ho nascosto questo rimedio triviale ed approssimativo, di scegliere la piu' bella e farmi una bella galoppata con lei.

La potrei prenotare per un'ora o giu' di li, cosi' da venire due volte.

La prima scopata ha una durata ragionevole ma non eccezionale, ma la seconda, mamma mia, grazie al lento metabolismo dei coglioni va avanti all'infinito, e spesso si sforano i sessanta minuti che ancora sono li a spingere.

Devo dire che nessuna mi ha mai messo fretta, visto che forse godono di piu' al secondo round che non al primo.

Tu sei stanco, non ce la fai piu' a metterlo dentro con la giusta foga, e ti appoggi ai suoi fianchi come per riprendere fiato, provi a rallentare ed allora e' lei, Dio mio com'e' bello, che porta indietro il bacino, e poi ancora in avanti, per far entrare ed uscire da  se' il tuo cazzo ancora duro.

Non chiede se sei esausto.
Non propone di finirla li.

No, lei vuole che tu continui a scopartela.

Ti dice, la donna: Gio, mi basta una piccola parte di te per godere.

E sussurra dentro una voce che mi inganna: chissa' allora quant'e' prezioso quando sei tutto, Gio.

Tutto come sarei per te che amo.

Potrei uscire prima dal lavoro, telefonare, o fare un salto in uno dei bordelli.

Magari potrei chiamare Nicole, che ha un corpo da favola, squittisce con una vocina ultra sexy ed e' piccoletta, tanto che ne posso fare cio' che voglio perfino io.

Potrei prendere un taxi, e farmi recapitare ad un indirizzo di residence, o davanti al portone anonimo di un casermone in quartiere un po' fuori mano.

Potrei fare cosi' tante cose, venerdi sera.

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