Sunday, 6 January 2013

Via Napo Torriani, Milano

Qualcosa non quadrava nelle mie cartelle cliniche.

Mi rendevo conto perfino da solo, semplicemente confrontando i valori misurati dalle ecografie, osservandone l'andamento nel corso degli anni, leggendo i referti di accompagnamento, che come minimo un problema sulla carta molto serio era stato fino a quel punto sottovalutato.


Di li a poco sarebbe arrivato, proprio elaborato dai medici del centro che da qualche settimana avevo iniziato a frequentare, un giudizio delle mie condizioni molto critico e soprattutto, poiche' frutto di lunghi confronti tra dotti professionisti, indiscutibile, e tremendamente freddo, e tristemente confortato da statistiche su migliaia di pazienti.

In effetti furono necessarii varii consulti di esperti prima che un piano d'azione condiviso fosse definito: cosi' perche' si potesse arrivare ad una convergenza d'opinione dei diversi punti di vista dovettero passare almeno un paio di settimane.

Cio' che mi era infine proposto come unica alternativa al pericolo di una dissecazione potenzialmente mortale non era un semplice aggiustamento terapeutico, o un cambiamento nello stile di vita: era indispensabile intervenire chirurgicamente.

Insomma, mi sarei dovuto operare, per la seconda volta ma in questo caso urgentemente, al cuore, ovvero mi avrebbero segato lo sterno, divaricato il costato, tagliuzzato e poi chiuso tutto con fili metallici e puntine.

Fu un vero travaglio il concepimento di questa disposizione, ed un giorno forse ti raccontero' come tutta la famiglia ne fu scossa, e quali brividi di freddo sfianchessero ad ogni squillo del telefono la mia tempra, e quale febbre mi fiaccasse lo spirito.

Cerca di immaginarti la situazione: un momento sembrava inevitabile un intervento immediato, entro 24 ore, e poi invece si cambiava idea, ed era  sensato attendere qualche mese, o qualche settimana ...

Come dicevo, furono lunghi attimi di dubbio, di avanzate precipitose e ritirare repentine, ed infine, anche considerando la mia situazione universitaria, si decise di aspettare giusto la discussione della tesi prima di mandarmi sotto i ferri.

Nei terribili giorni di rassicurazione ed imbroglio dei contrastanti consulti medici, con la scrittura della dissertazione in bilico, la vita stessa non piu' cosa mia ma di altri, percepii nella sua completezza amarissima la banalita', l'inconsistenza di fondo dell'esistenza che stavo conducendo.

Non potevo ambire ad altro che studi mediocri e videogiochi?
Davvero io mi riducevo alla creatura di indicibile squallore che scoprivo essere?

E l'amore?
Ed il sesso?
E le donne?

Ormai avevo trasportato, in fibra ottica, tutta l'erotica nel piano viscido e facile della masturbazione ad alta definizione.

Era sufficiente?
Era soddisfacente?
Era il massimo cui potessi aspirare?

No, non poteva esserlo.
No, non puo' esserlo!

Una cosa mi teneva ancora in vita, ed era un'esigenza barbara: se non potevo essere amato, almeno volevo scopare.

Ero vergine, e decisi che vergine non sarei morto.

Non avevo scelta: sarei dovuto andare a puttane, visto che un'alternativa, un'amante, una fidanzata, un'amica gaudente ... beh, non esisteva.

Sapevo che quella decisione, fino ad allora presente solo nel sogno e sempre considerata scorretta, disdicevole, immorale, era invece nelle circostanze che si erano venute a creare se non giusta almeno comprensibile, quasi naturale, o almeno iniziavo a dubitare dei giudizi che fino ad allora, da dormiente, da inerte, avevo mutuato da altri piu' che partorito.

Se l'avessi conosciuta, mi avrebbe tormentato allora una sottilissima considerazione che avrei trovato anni dopo, in 'Alexis',

Non sapevo che è piu' difficile cedere una volta sola che non cedere mai;

Ma allora la mia conoscenza di M. Yourcenar era parzialissima, e l'ignoranza tutelava le mie debolezze, e disperdeva le mie paure.

Cercai su internet, e capitai su un sito fatto apposta per soddisfare i miei interessi.

Se la memoria non mi inganna, quel mercato digitale doveva chiamarsi relazionisociali.ch o qualcosa di simile.

Non avevo molti soldi, dopotutto ero uno studente senza entrate, e nessuna idea del costo di una prestazione.

Ignoravo completamente ogni cosa in materia, se non le precauzioni da prendere per evitare di contrarre malattie veneree.

Mi meraviglio' scoprire l'abbondanza dell'offerta.
Erano decine.
Com'erano belle, quelle ragazze nude.
Com'erano dolci i seni prosperi che avrei potuto succhiare.
Quale sensualita' tondeggiava sull'infinita schiera di culi, non piu' solo pixel e bidimensionalita', tra i quali avrei scelto quello da carezzare.
E quella sul viso poteva essere malizia vera, non maschera d'attrice.

Scelsi una ragazza che sembrava meno aggressiva e volgare delle altre, e che di certo non era la piu' bella.
La scelsi anche perche' nel paragrafetto era indicato che il suo appartamento era in 'Zona Centrale.

Stupidamente mi ingannai: credevo fosse in piazza Duomo o li intorno, ed invece era vicina alla stazione.

La chiamai.
100 euro.
Li avevo.

Lei mi aspettava in Via Napo Torriani, a Milano.

Si chiamava Giulia.

Continua ...

3 comments:

  1. Più difficile cedere una volta che non cedere mai.
    Già
    Io non sono mai stato con una prostituta e penso che sarebbe una delle trasgressioni più grandi per me.
    Difficile molto cedere la prima volta.

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  2. E' comunque una perdita irrimediabile.

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