Monday, 21 January 2013

Quando arriveranno


Quella sera ero andato a casa di Monica per festeggiare il suo compleanno.

Era l'estate di pochi anni fa, anche se mi e' difficile crederlo.

Allora per incontrare il mio migliore amico non avevo che da andare in ufficio, o uscire di casa e passeggiare pochi minuti nel nostro bel quartiere, e mi capitava spesso di aspettare Monica in stazione, o di vederla all'istituto, se aveva un seminario in citta'.


...

Monica abitava poco fuori ###, in una cittadina sonnacchiosa e tranquilla, immersa nel verde di colline dolci e boscose.


Vi andai in moto.

Le portai dei bei regali, presi apposta per lei a Vienna, dove ero appena stato per una conferenza.

Ne ricordo solo uno: un grembiulino da cucina decorato di pentagrammi e note allegre, rimediato in una delle tante botteghe che vivono di musica e che malinconicamente rimpiangono un tempo divorato dalla rivoluzione industriale piu' che da quella francese.

Non c'era malizia in quel dono che pure avrebbe stretto il suo corpicino grazioso e sensuale.
Vi avevo affidato una forma indefinita di affetto, il mio, quello che come al solito e' la protasi a zittire o limitare prima ch'io vi sappia dare anche solo un nome.

Alla festicciola partecipavano in pochi: il suo fidanzato, un tipo in gamba, tre colleghi, tra i quali una bella ragazza e due ragazzi simpatici, una chitarra ed i Pink Floyd.

Eravamo ancora una volta, forse per l'ultima volta, ragazzi da piattini di carta e spumante versato alla buona in bicchieri qualsiasi.

Avevo la solita overdose di humor in vena quella sera, come d'altra parte sempre, quando condividevo un luogo con lei.

Li feci ridere a crepapelle per un paio di orette, e loro mi davano corda, e aggiungevano, da tedeschi, olandesi, o italiani, il loro inglese perfetto al mio claudicante e funny.

La complicita' tra sconosciuti una volta di piu' ci aveva assecondato.

Sapevo che Monica era un po' giu' di corda per motivi di lavoro, ed ero contento di vederla carezzata dall'affetto sincero che gli altri avevano per lei.

Fui come il solito il primo a tornare a casa.
Scesi con il suo ragazzo in strada, dove avevo parcheggiato, che il cielo era ancora azzurro.
Prima di stringergli la mano gli augurai tutto il bene possibile, e certamente le parole non trattennero ne' nascosero i miei sentimenti.

Erano ovvi e puri, tutto qui.

Tornando a casa rischiai un incidente: una creatura a quattro zampe motrici mi traverso' la strada mentre, ad una certa velocita', percorrevo la provinciale.

Non ebbi il tempo di frenare ne' di pensare se frenare fosse la cosa giusta da farsi.
Fu questione di un attimo: quella cosa corse piu' veloce del fulmine ai lati della carreggiata, e non accadde' nulla.

...

Un attimo ...

...

Amica mia, tra qualche tempo, quando la scrivania accanto alla tua sara' stata destinata a un nuovo dottorando, ad un collega sconosciuto, qualcuno della sua famiglia, magari i fratelli, i genitori, verranno a prendere le cose che lui ha lasciato li venerdi.

Le penne sparse tra i libri senza tappino, il tempo per allora avra' seccato l'inchiostro. gli appunti appena iniziati, che nessuno sapra' completare, la tazzina dei vostri caffe', che ora saranno solo tuoi.

Tu di loro che ti era amico.
Condividi con loro i ricordi che hanno rigato di lacrime il tuo viso.

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