Sunday, 27 January 2013

Le nostre prime parole ... finalmente


Riesco solo a farfugliare qualcosa.
Frugo nella cesta delle banalita', scelgo quello che sembra intersecare il lessico del momento.
Alla fine non so dire altro che:
"Come e' andato il compito, Rosselli? Hai completato il ciclo dell'ATP?"


Sorprendendomi con un tono diverso da quello equilibrato e spento, quasi anonimo, che e' il suo solito, Valentina replica:

"Riva, di come mi e' andato il compito non credo ti interessi un bel nulla, proprio come a me del resto, ed il ciclo dell'ATP l'avrebbe completato anche un bambino.".

Non rispondo, anche perche' a me il ciclo dell'ATP non sembrava poi cosi' elementare da tenere a mente.

Quel silenzio, lo riconosco, sarebbe durato un'eternita' se fosse dipeso da me.

"Senti Riva, c'e' una cosa che vorrei chiederti ...".

Rosselli mi meraviglia tre volte: innanzitutto perche' parla, secondariamente poiche' mi parla, ed infine perche' usa un condizionale, dei puntini di sospensione ...

Lei, che di solito e' presente il minimo necessario per non essere oggetto di curiosita' morbose, e che anche se senza mai eccedere e' sicura di se', in modo da non offrire occasioni d'interazione ne' invocando aiuto ne' offrendone, 'vorrebbe chiedermi qualcosa' ...

Io non sono pronto, ma sento di dovermi esporre almeno un poco.

"Dimmi pure Rosselli, ti ascolto".

Ormai e' il deserto attorno a noi, non posso nascondermi dietro ad un altro, non posso sgattaiolare lontano.
Devo affrontarla, ma dai: sara' affare di un attimo, posso farcela!

L'intero istituto si e' gia' svuotato, e perfino i nostri compagni devono esserci passati affianco, negli attimi di smarrimento dell'incontro.

Vedendoci confabulare assieme, avranno ben pensato che stavamo discutendo del ciclo dell'Adenosin trifosfato.

In fondo al corridoio due bidelli chiacchierano.
Anche per loro arriva il fine settimana.


"Tu Riva non perdi occasione per far ridere gli altri. Durante le lezioni, nell'intervallo, perfino quando sei interrogato. Non dico che tu non sappia essere serio, ma appena ne hai possibilita' dissemini di battute e giochi di parole ogni argomento. Poi pero' se invece sono gli altri a tentare di essere divertenti, tu sei impassibile. Non ridi, al limite prolunghi l'alllegrezza che contagia gli altri improvvisando un'altra pagliacciata. Te ne rendi conto? Ti rendi conto che non e' normale?"

Mi sistemo gli occhiali.
Forse cerco di sembrare minaccioso, per sbarazzarmi di un giudizio che si avvicina a cogliere cio' che voglio nascondere, e lentamente, in modo da evitare frammentazioni e incertezze, snocciolo poche parole:

"Ovvio che me ne rendo conto. E mi rendo conto che c'e' una sola persona che non ride alle mie battute, anche se a volte l'ho vista abbassare lo sguardo, e trattenersi a fatica, lottando contro le proprie interiora, come se l'espressione di un'emozione o una minima perdita di equilibrio fossero una minaccia alla sua 'non so che'".

Non sei offesa.
Non arrossisci, eppure ti ho appena confessato di averti guardata, di aver cercato un sorriso mio sulle tue labbra.
Mi guardi in silenzio, in attesa.
Avevi messo in preventivo una risposta cosi' tagliente?
Mi sembra difficile, e allora devo credere che tu sia davvero imperturbabile?
A cosa stai pensando?

Forse che c'e' perfetta simmetria tra noi?
Che te l'abbia confessata io stesso, e che ti stia mettendo alla prova?

Certo, perche' tu mi hai osservato, come io ti ho osservata.
Io ho accennato ad una 'minaccia' che forse tu hai patito, e forse allora intendo dire di sentirmi io stesso in bilico, avvicinato dalle tue parole.

I tuoi occhi sono specchi adesso.

L'ipocrisia, la bozza da timidi, malfidenti, sospettosi o pusillanimi di comunicare per tentativi, sperando che l'altro colga in una frase sibillina una confessione o un appiglio, e' durata ben poco tra noi.

Eppure tutto e' cominciato cosi', cercandoci al buio, trovandoci sicuramente per caso.

Non dimentichero' mai il tuo sguardo di allora, Valentina.

In quell'istante, che pure precedeva l'infinito che e' seguito tra noi, l'amicizia complicata dai nostri problemi e nutrita da una vicinanza istintiva ma inesistente nel regno animale, le discussioni inconcludenti su Debussy e Saint-Saens, la condivisione del male, dei pensieri e perfino di una parte fondamentale delle nostre vite, io ti ho riconosciuta.

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